lunedì 7 agosto 2017

A Messa, si può ballare?

Notare il "passetto" della fede "adulta"
La danza è un'arte, e in quanto tale, attraverso il corpo, è un mezzo per esprimere o esteriorizzare sentimenti umani.

La danza è adatta a trasmettere la gioia, e per un credente, quando questi balla con fede, si potrebbe parlare della preghiera del corpo, che può esprimere lode e richieste con i movimenti.

Per questo tra i mistici troviamo momenti di danza come espressione della pienezza dell'amore per Dio e della gioia di stare alla sua presenza. Ricordiamo i casi, tra gli altri, di Santa Teresa d'Avila, San Gerardo Maiella, San Pascual Baylón e San Filippo Neri.

Quando il Dottore Angelico desiderava rappresentare il paradiso, lo faceva come una danza per gli angeli e i santi.

Nella cena pasquale ebraica si danzava. Gesù ha partecipato a quella cena (Mc 14, 12-25), ed è molto probabile che abbia danzato mentre si cantavano i salmi.

Ricordiamo che il termine “Pasqua” proviene da pasja (trascrizione greca e latina della parola ebraica pesah), che a sua volta rimanda al verbo pasah, che significa "passare", "saltare". Da ciò deriva il significato di “festa” (danza) e “passo”, per questo in questo tipo di celebrazioni era comune ballare.

Una cosa è però pregare con il corpo, coinvolgendo tutto il nostro essere, e un'altra molto diversa è includere il ballo nella Messa. La danza non è mai stata parte integrale del culto ufficiale della Chiesa latina.

Le decisioni conciliari condannano spesso la danza religiosa perché non favorisce molto l'adorazione e perché può degenerare in disordine. Nessuno dei riti cristiani include la danza, che non è conosciuta nel rito latino della Messa.

Le danze a Messa o quello che la gente chiama “ballo” sono solo un'eccezione (nel rito etiope o nella forma zairese della liturgia romana si tratta semplicemente di una processione con ordine ritmico, qualcosa che si adatta molto bene alla dignità dell'occasione), com'è anche un'eccezione il ballo all'interno della Messa della veglia pasquale del Cammino Neocatecumenale.

Bisognerebbe precisare che non esiste il rito neocatecumenale; il rito neocatecumenale è inscritto nel rito latino e gli sono state permesse alcune peculiarità, ma nessuno di questi permessi include il fatto di ballare intorno all'altare.

La danza, quindi, non è proibita in modo assoluto. A favore di queste eccezioni ricordiamo la Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, nella quale, al numero 37, vengono definite le norme di adattamento della liturgia al carattere e alle tradizioni dei vari popoli:

“La Chiesa, quando non è in questione la fede o il bene comune generale, non intende imporre, neppure nella liturgia, una rigida uniformità; rispetta anzi e favorisce le qualità e le doti di animo delle varie razze e dei vari popoli.

Tutto ciò poi che nel costume dei popoli non è indissolubilmente legato a superstizioni o ad errori, essa lo considera con benevolenza e, se possibile, lo conserva inalterato, e a volte lo ammette perfino nella liturgia, purché possa armonizzarsi con il vero e autentico spirito liturgico”.

Teoricamente, da questo passo si può dedurre che nel culto cattolico possono essere incluse certe forme o certi standard di danze, ma non saranno mai la norma per la Chiesa universale.

In via di principio ballare non è una forma di espressione della liturgia cristiana, perché i balli (i balli di culto) sono più propri delle varie espressioni “pseudoreligiose” che hanno propositi molto vari e distinti, nessuno dei quali compatibile con il proposito essenziale della liturgia cristiana.

È logico concepire la possibilità che la danza faccia parte di un'azione liturgica, visto che il corpo è parte dell'orante; e per questo la danza, perché sia preghiera, deve esprimere sentimenti di lode e adorazione, godere della presenza del Signore.

Chiaramente, però, la danza all'interno della Messa o delle azioni liturgiche è “ben vista” solo dove c'è sempre stata una tradizione non solo culturale ma liturgica, solo in alcuni casi di terre di missione in Africa e Asia, e neanche qualsiasi tipo di ballo o danza.

C'è quindi una grande differenza tra culture: ciò che si vede o si applica bene in una non può essere ammesso in un'altra.

Alcune forme di ballo sono state introdotte nel contesto della preghiera, ma l'autorità ecclesiale a questo riguardo ha posto due condizioni:

1. La danza deve essere regolata sotto la disciplina dell'autorità competente perché non tutti i balli o i movimenti ritmici del corpo accompagnati dalla musica, anche se aiutano nella preghiera e sono espressione di fede, si adattano alla liturgia;

2. La danza deve essere un riflesso dei valori religiosi della cultura e una chiara manifestazione di questi valori.

Nella Messa ci sono elementi sacrificali (offerta, immolazione) e di festa e allegria (la resurrezione); per questo la Messa è una festa sacra nella quale il festeggiato è Dio per la sua opera di Creazione e ri-creazione (la redenzione), e il modo di entrare in unione con Lui è il modo sacramentale.

Nella Messa, dunque, ci saranno clima festoso e allegria, ma un'allegria santa, contenuta, misurata, sublimata nello spirito; non verranno esacerbati i sensi.

Il modo di festeggiare è “in spirito e in verità”, o, come si dice nella Messa, elevando il cuore: sursum corda, elevando a Dio tutto il nostro essere.

In Occidente non è facile intendere la danza come espressione di preghiera, perché la danza è collegata al profano, alla seduzione, all'esercizio e al divertimento.

Per questa ragione, non può essere una norma applicabile a tutta la Chiesa universale all'interno di una celebrazione liturgica. Si può accettare meglio una proposta di danza religiosa nella nostra cultura occidentale, ma al di fuori della liturgia della Messa.

Le danze che si svolgono per lodare Dio hanno il loro momento e il loro luogo. Alcuni, nel nostro contesto occidentale, possono cadere in errori liturgici volendo utilizzare danze come lode in piena celebrazione liturgica per rendere la liturgia più attraente, ma è del tutto assurdo cercare di rendere una liturgia “attraente” introducendo pantomime ballabili (rappresentazioni teatrali in cui la parola viene sostituita da gesti e atteggiamenti), che spesso finiscono con un applauso.

L'applauso nella liturgia è un segno sicuro del fatto che l'essenza della liturgia è scomparsa, essendo stata sostituita da un tipo di intrattenimento religioso.

La Messa già di per sé ha i suoi elementi, e non è opportuno o accettabile aggiungerne altri al rituale romano.

Se alcune Chiese locali hanno accettato la danza, anche dentro un tempio, si fa in qualche contesto festivo e in modo puntuale per manifestare sentimenti di gioia e di devozione, ma sarebbe sempre meglio farlo fuori dalle celebrazioni liturgiche. Dobbiamo rispettare il luogo e il momento; fuori dalla celebrazione possiamo lodare Dio in diversi modi.

Per questo motivo, la danza o ballo, normalmente e nella misura del possibile, non deve essere introdotta né nella celebrazione liturgica né dentro al tempio, qualunque sia l'indole della danza; men che meno quando si tratta di musica lontana dai sentimenti religiosi o di ritmi profani, anche se si volesse – per il testo – darle un presunto sentimento religioso.

Per tale ragione il ballo non può essere introdotto nelle celebrazioni liturgiche di alcun tipo; significherebbe dare loro un carattere di spettacolo, impedendo uno degli aspetti della liturgia dai quali non si può prescindere in alcun momento: la partecipazione e il raccoglimento di tutti i fedeli.

Pretendere di inserire a forza il ballo nelle azioni liturgiche – la Messa – sarebbe come iniettarle uno degli elementi più desacralizzati e desacralizzanti, con la conseguenza nefasta di creare un'atmosfera profana che porterebbe facilmente i fedeli a ricordare nella celebrazione liturgica luoghi e situazioni mondani.

(articolo originariamente
pubblicato su Aleteia)

25 commenti:

Valentina Giusti ha detto...

Con grande finezza, il liturgista padre Holguin, autore di quest'articolo, dà per assodato che il balletto neocatecumenale sia una mera eccezione che riguardi solo la veglia pasquale e chiarisce che non esiste un 'rito neocatecumenale' all'interno del quale tale balletto possa avere cittadinanza.
Non credo che il liturgista non sia a conoscenza del fatto che questo giro-girotondo conclude tutte le celebrazioni neocatecumenali (tranne in Quaresima, credo, ma non ne sono certa) e persino a volte le cerimonie funebri; è indicativo che proprio del balletto neocatecumenale però parli esplicitamente e non di tutte le danze che vengono fatte dai carismatici, per esempio. Aleteia fa la scelta editoriale di mettere i carismatici nell'immagine di apertura: sarebbe stato più corretto mettere la danza neocat, che, l'autore dimostra di non ignorarlo, è considerata parte integrante ed irrinunciabile della liturgia, inficiandone così l'universalità.

Valentina Giusti ha detto...

Un'osservazione ulteriore: la frase di padre Holguin
"Bisognerebbe precisare che non esiste il rito neocatecumenale; il rito neocatecumenale è inscritto nel rito latino e gli sono state permesse alcune peculiarità, ma nessuno di questi permessi include il fatto di ballare intorno all'altare"
presente in Aleteia versione italiana, non è presente in quella spagnola.
Probabilmente "stonava", allungava troppo l'articolo, lo rendeva non abbastanza "religiously correct"...chi lo sa!

Lino ha detto...

Una sola considerazione sul passaggio: "Nella cena pasquale ebraica si danzava. Gesù ha partecipato a quella cena (Mc 14, 12-25), ed è molto probabile che abbia danzato mentre si cantavano i salmi".
Questo non è un dato accertato: quella di Gesù è stata certamente una cena ebraica, non sicuramente una cena pasquale ebraica. Nella cronologia giovannea non lo è. Nella cronologia giovannea - quella più compatibile con i tempi necessari per l'arresto, il processo, la crocifissione, la morte e la sepoltura - "Gesù muore nel momento, in cui nel tempio vengono immolati gli agnelli pasquali".
Fonte del virgolettato:
BXVI https://www.arcidiocesibaribitonto.it/curia/settore-evangelizzazione/ufficio-comunicazioni-sociali/materiale-che-e-possibile-scaricare/Il-libro-del-papa-gesu-di-nazaret.pdf

by Tripudio ha detto...

Voglio proprio vedere se i kikos stavolta scriveranno raffiche di email invelenite contro il liturgista autore dell'articolo, riproponendo la solita serie di imbecillissimi "spiegoni" con la danza di Davide (che non era in un contesto liturgico), con le solite fantasiose "comunità primitive" (ovviamente senza fonti attendibili), con la presunta idea che il girotondo col passetto sarebbe esterno alla liturkikia (ah, sì? e come mai al vero "termine" della liturkikia nessuno se ne va, ed anzi rimangono per fare l'obbligatoria e ridicola pagliacciata? è un contesto liturgico, i fratelli del Cammino si comportano come se la liturkikia non fosse ancora terminata).

Il Cammino, essendo ispirato dal demonio, è riuscito a rendere marciume tutto ciò che era stato introdotto in buona fede. Se non ricordo male, era stato Daniel a riproporre la danza (senza immaginare che sarebbe divenuta col passare degli anni una patetica sceneggiata infantile).

Molti anni fa sono stato una sera presso la comunità delle Beatitudini. Era la sera settimanale in cui celebravano uno "shabbat cattolico" - separato dalla Messa ed in un contesto di cena festosa (nella mentalità ebraica lo shabbàt termina in modo triste perché il Messia - atteso proprio al termine dello shabbat - non è ancora venuto; al contrario la comunità terminava in modo festoso perché riconosceva il Messia già venuto a salvarci e presente nel Santissimo Sacramento). Quello "shabbat cattolico" avveniva in refettorio (non in chiesa), seduti a tavola, e comprendeva anche la danza - che chiaramente era in conclusione di una cena, non di una liturgia eucaristica.

Insomma, pur non condividendo molto di quella comunità, ho visto con i miei occhi che una sincera riscoperta delle radici ebraiche (inclusa persino la "danza") è possibile senza alterare la liturgia e senza dover ricorrere a sofismi, mezze verità e vere e proprie menzogne.

Infatti chi ha bisogno di alterare la liturgia, è perché ha già inquinato la fede.

Beati pauperes spiritu ha detto...

"Forse il msg è andato perso c'è una magapagina FB segreta non visibile con funzione ricerca, cui sono iscritti circa 3.000 NC dove vengono fatte pesanti congetture su questi mamotreti divulgati. Con chiari riferimenti a un ex"

Premettiamo che il fatto che in un gruppo Facebook segreto si parli di un'altra persona non in grado di replicare costituisce reato di diffamazione, o si indica il nome del gruppo oppure si tace. Le rivelazioni gola profonda non ci piacciono.

Lino ha detto...

Neocatecumenali, non si smentiscono mai. Invece di ragionare sulle correzioni di eresie inconcepibili fatte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede al catechismo usato per decenni e strapparsi i capelli, si mettono a discutere su chi abbia potuto divulgarli.
Non capisco, poi, perché necessariamente debba essere stato un ex. Non hanno nella loro concezione la figura del "giuda", che è una figura interna? Magari è stato un giuda molto in alto o, addirittura, qualcuno fuori del Cammino che è riuscito a entrare in possesso degli originali. Chissà ;-)

Valentina Giusti ha detto...

E fu così che tremila account circoncisi, riuniti in un paginone arcano di FB, invece di chiedersi quanta parte di ciò che hanno appreso in cammino la Chiesa consideri non corretto o eretico -e perciò l'abbia cassato dai vecchi mamotreti- e perché le proprie catechesi debbano essere tenute segrete e non emergere alla luce, si chiedono piuttosto e congetturino su chi le abbia rese pubbliche.
Utilizzate piuttosto le vostre fibre nervose, dispiegando le quali potreste fare dodicimila volte il giro del pianeta, per chiedervi se non ci sia qualche motivo -più serio della penosa "sorpresa" da farvi al momento della convivenza- per tenervi nascosti quei manuali, vecchi e nuovi.
E chiedetevi anche quale altre balle sia capace di raccontarvi chi ha minimizzato sulla entità e la gravità delle correzioni della Santa Sede su quegli scartafacci.

l'apostata ha detto...

A proposito dei gruppi chiusi neocat Facebook.

Ma come mai gli eletti che dicono di essere il lievito, il sale, la luce del mondo si nascondono?

Eppure dovrebbero mescolarsi evangelicamente nel mondo.

Invece niente. Tutti zitti, allineati e coperti agli ordini dei kikatekisti.

Allora la storia che sono lievito, sale, aglio, olio, cipolla eccetera è un'altra menzogna di Sankiko ciarlatano.

Un saluto particolare al gruppo neocat blasfemo "Il cammino neocatecumenale tramite Cristo salverà il mondo e la famiglia".
Siete un ottimo caso di studio!
Non solo vi siete trasformati in gruppo chiuso appena vi siete accorti che vi leggevamo (con buona pace di lievito, sale e ingredienti vari).
Vi hanno talmente rimbecilliti da farvi proclamare che il cammino è il salvatore del mondo e Cristo il suo strumento.

Grazie della vostra testimonianza su dove porta il cammino.

by Tripudio ha detto...

Impostare un gruppo facebook come "segreto" serve ad evitare che non solo i contenuti non siano visibili (gruppo "chiuso"), ma che sia invisibile anche la lista dei membri (qualche cosiddetto "catechista" potrebbe decidere di applicare il Divieto di Facebook imposto da Kiko e far passare grossi guai ai fratelli che hanno osato partecipare a Facebook... dopotutto uno dei pilastri fondamentali del Cammino è l'ipocrisia).

Da quel che avevo capito, nel super segretissimo arcano gruppo di 3000 fratelli c'era qualche commento dubitabondo (cosa statisticamente possibile: prima o poi a qualcuno scappa qualche osservazione non troppo kikocentrica). A loro stessi, infatti, conviene ignorarci il più possibile, perché ogni volta che nominano «un blog contro il Cammino» finisce che qualcuno che non aveva mai cliccato qui si incuriosisce e... possibilità di gravissimi danni alla propaganda kikiana. Anche se si interrogano solo su quale sarebbe stata la "talpa" che ha fatto uscire i mamotreti. Ma perbacco, sono quasi quarant'anni che le presunte "talpe" si fanno sfuggire i mamotreti, capitò perfino a Daniel con un parroco che andò a controllare sotto il cuscino del divano, o come la comunità neocat di Telese Sannita che non sapeva che Gmail aggiunge pubblicamente a Google tutti i link che uno privatamente scambia attraverso l'email, per cui le esilaranti perle di Kiko Argüello finirono indicizzate da Google per settimane, ma dai, sono cose che capitano...

È pur vero che la mania del complotto e dello scovare il giuda nascosto è tipica dei regimi totalitari che considerandosi perfetti e imbattibili hanno sempre bisogno, di fronte ad ogni piccolo inconveniente, di stanare il traditore ed appioppargli una punizione esemplare. Non sia mai che qualcuno si renda conto che la segretezza degli "arcani" ha senso solo se intende nascondere eresie e porcate.

Sarebbe interessante avere accesso a quel genere di gruppi segreti anche per un altro motivo: vi si fa eco delle Voci di Corridoio neocatecumenali, quelle fiabe puntualmente smentite dai fatti, ma che fanno eccitare e infervorare i fratelli delle comunità. Per esempio, a tempi alterni si è sempre detto che don Mario Pezzi (75 anni fra un mese) sarebbe stato eletto vescovo, il che avrebbe fatto risparmiare parecchi soldi al Cammino in termini di «oliature» per le ordinazioni sacerdotali, visto che i soggetti peggiori avrebbero potuto farseli ordinare gratis (la pacchia a Guam è finita da un anno e mezzo, da un anno e mezzo non ordinano nessuno lì, così come a Takamatsu in Giappone, quasi dieci anni che l'avamposto kikiano è stato definitivamente smantellato e non vi possono ordinare più nessuno).

by Tripudio ha detto...

Quando un neocatecumenale obietta che i volumi del Direttorio sono frutto di «una trascrizione di catechesi orali registrate su nastro, fatte negli anni '60 e '70, con il linguaggio di quesgli anni», dice una mezza verità e nasconde la parte vergognosa per il Cammino: cioè il motivo per cui quelle cosiddette "catechesi" vengono considerate talmente "ispirate" dallo Spirito da venir ripetute alla lettera fino ad oggi.

È noto che Kiko esaminava personalmente i cosiddetti "catechisti" su come ripetessero quelle cosiddette "catechesi" a memoria, con la massima attenzione fino ai dettagli più secondari. Mezzo secolo a ripeterle letteralmente, senza correggere, mentre i fratelli del Cammino venivano addestrati a negarne l'esistenza. Ad un certo punto il Cammino è cresciuto a sufficienza da impedire a Kiko di vagliare personalmente ogni singolo "catechista", e le presunte correzioni intervenute nel frattempo sono state una misera foglia di fico (ricordiamo ad esempio la pioggia di citazioni del Catechismo a pié di pagina, messe lì anche se non c'entravano niente o addirittura contraddicevano il testo kikiano-carmeniano, una vera presa in giro).

Ricordiamo anche che ancor oggi nessuno può verificare quale testo seguono i cosiddetti "catechisti" poiché sebbene sia stata approvata la pubblicazione del Direttorio (nota: approvata la pubblicazione, non il contenuto del Direttorio), il Direttorio catechetico del Cammino è tuttora super segretissimo e non pubblicato.

Questo significa che i leader del Cammino - inclusi i cosiddetti "presbiteri" - vanno insegnando emerite panzane solo perché le ricordano a memoria (e se qualcuno comincia a nutrire qualche dubbio, di fatto ha già un piede fuori dal Cammino).

Lino ha detto...

Chi riferisce, per scusare le eresie, che si tratta di «una trascrizione di catechesi orali registrate su nastro, fatte negli anni '60 e '70, con il linguaggio di quesgli anni» è un emerito analfabeta. I concetti espressi nei mamotreti sono chiarissimi indipendetemente dal linguaggio anche perché ripetuti alla noia. Per esempio, l'eresia del Tabernacolo inutile ("se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male") è confermata dall'affermazione "Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua" che ne indica la finalità in opposizione a Trento ("Invece da Trento in poi si celebrerà la Messa per consacrare ed avere presente Gesù Cristo e metterlo nel tabernacolo") e con successive offensive affermazioni ("In molti conventi di monache si dice la messa per riempire il tabernacolo".
Ed è sempre così nei mamotreti, Kiko è un nastro registrato, ripete sempre gli stessi concetti in forme diverse.

Anonimo ha detto...

Omelia di kiko per il primo anniversario della morte di Carmen.

http://kairosterzomillennio.blogspot.it/2017/07/primo-anniversario-della-morte-di.html?m=1

Frilù

Anonimo ha detto...

Pare che il processo del vescovo Apuron possa andare per le lunghe, un giudice sembra essere implicato in un caso di abuso sensuale.

http://ilsismografo.blogspot.it/2017/08/stati-uniti-guam-apuron-could-have-ammo.html?m=1

Frilù

Anonimo ha detto...

Scusate correzione sull'informazione precedente. Leggendo meglio la notizia su JungleWatch apprendo da Tim, sempre ben documentato, che non è un giudice ma semplicemente trascrive le decisioni, dunque non deve emettere nessun giudizio.

Anonimo ha detto...

Scusate ho scordato di firmare l'ultimo commento.
Frilù

Anonimo ha detto...

Scusate volevo scrivere 'sessuale'

Ruben ha detto...

Diciamo anche che un "gruppo chiuso", in un libero contesto qual' è Facebook
è di chiara incostituzionalità.

La nostra Costituzione infatti, vieta le società segrete.
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Ruben ha detto...

O.T.
Ho appreso oggi, dal tg1, che il dittatore pazzo nord-coreano, abbia come primo obbiettivo, per le sue mini-testate nucleari, proprio il territorio USA-associato di Guam.

Mi astengo dall'aggiungere altro.
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Anonimo ha detto...

Sul rapporto tra danza e liturgia e sull'inopportunità di inserire la danza nella liturgia consiglio il libro di Luigi Martinelli "missa in scena" Cavinato Editore, li c'è proprio un capitolo dedicato alla danza liturgica!

Unum

Bruno ha detto...

Quando frequentavo il cammino mi sono sempre rifiutato di fare il "balletto" per altro ho sempre fatto notare 2 cose
1) il balletto viene fatto dopo che la messa è finita e il prete è uscito, quindi non può essere minimamente "liturgico", per altro essendo in un luogo non consacrato e anche l'Altare è mobile, alla fine della funzione quel tavolo torna ad essere un semplice tavolo da pranzo.
Quindi stanno ballando in una sala della parrocchia intorno ad un tavolo di plastica, credendo di ballare durante una celebrazione intono all'Altare.
Cosa ci fosse di bello e di "Cristiano" in tutto ciò non l'ho mai capito

2) quando ballano fanno un cerchio chiuso, e cosa viene escluso dal loro cerchio? Cristo Crocifisso, nel ballare escludono Cristo e tutto il resto, il Crocifisso è sempre fuori dal cerchio, il tavolo da pranzo di plastica è incluso, ma Cristo deve rimanere fuori.

Quindi in conclusione, senza volerlo, loro ballando si autoescludevano dalla salvezza, mentre io che ero fuori dal cerchio ero in realtà nel lato con Cristo; erano loro stessi che creando un sottoinsieme in quella sala facevano si che io rimanessi senza fare nulla dalla parte giusta.

a volte mi fanno pena per quanto sono "ingannati", si impegnano per sbagliare meglio......

by Tripudio ha detto...

Bruno,

purtroppo il girotondo idiota (e un po' anche quel patetico assedio al tavolinetto per il saccheggio di fiori e prodotti ortofrutticoli) è di fatto parte integrante della liturkikia, poiché è in un contesto liturgico, è onnipresente, avviene nello stesso luogo, è qualcosa che nel Cammino ci si aspetta che tutti facciano in ogni celebrazione, ed ha persino le sue norme "liturgiche" (come il "passetto"), ed è volutamente imbarazzante perché deve fare leva sui sensi di colpa (intimorendo e imponendosi) piuttosto che sembrare un gesto aggiuntivo ed esterno alla liturgia.

Dal punto di vista liturgico, infatti, l'assedio al tavolinetto e il suo smontaggio sono dissacratori, sono un brutale profanare uno spazio sacro, ed avvengono proprio perché la squinternata "teologia" neocatecumenale disprezza il sacro, disprezza la liturgia, nega la Presenza Reale (per cui nella saletta non consacrata si prepara ed esegue una chiassata "liturgica" al termine della quale bisogna "sconsacrare" per evitare che la saletta abbia ancora qualche fioca eco della Presenza del Signore).

Sul trarre conseguenze dalla liturgia rinvio ad una pagina del blog pubblicata proprio stamattina (clic [qui]).

Valentina Giusti ha detto...

Credo che Bruno intenda dire che il balletto non può essere liturgico perché, uscito il sacerdote, è come per Cenerentola dopo la mezzanotte: tutto torna ad essere come prima: l'altare è un tavolo di cui fare l'agape, i fiori sono come i boccioli del ristorante da mettere nelle asole delle giacche. Questo, nella visione neocatecumenale, perché se avessero una visione cattolica, pur nella saletta si sentirebbero ancora alla presenza di Gesù. Certo, per loro la danza è liturgica perché credono che liturgia sia tutto quello che inventano per onorare a volte gli ebrei (vedi il canto dei bambini a Pasqua), a volte una mal intesa riscoperta delle origini come iil latte e miele della cinquantina, cioè un'opera umana e non un'opera divina, come deve essere ed è.
Ed è vero che il balletto onora solo il tavolo (ho un immagine di una danza neocatecumenale intorno al tavolo dell'agape che lo conferma) cioè lo stomaco della comunità, escludendo il capo, cioè il crocifisso, ed i fratelli seduti alle loro spalle. Durante il funerale dei fratelli vittime di un incidente stradale, il balletto era fatto dando le spalle ai feretri e quasi incespicandovi.
Come dire: senza rispetto per Dio per i fratelli e neppure per i morti.

Bruno ha detto...

Si è come detto da Valentina, intendevo infatti far notare che se faccio una celebrazione in una saletta di un albergo, o in una sala della parrocchia, alla fine della celebrazione quel luogo torna ad essere un luogo "non consacrato", lo steso per l'altare mobile, che torna un comune tavolo.
Quindi quel balletto è un ballo fatto intorno ad un tavolo in una sala di un albergo, che nulla ha a che vedere con la celebrazione finita da pochi minuti.
Quindi per quanto mi riguarda fare un balletto 5 minuti dopo o il giorno dopo sarebbe lo stesso; sempre la messa è finita e il prete uscito.
La cosa divertente è che gli annunci parrocchiani (lotterie, corso per fidanzati, gli orari degli uffici della parrocchia ecc...) sono comunicati ai fedeli durante la celebrazione, e pur non facendone parte hanno "dignità" superiore rispetto al loro balletto che ne è totalmente fuori.

Bruno ha detto...

Si è come detto da Valentina, intendevo infatti far notare che se faccio una celebrazione in una saletta di un albergo, o in una sala della parrocchia, alla fine della celebrazione quel luogo torna ad essere un luogo "non consacrato", lo steso per l'altare mobile, che torna un comune tavolo.
Quindi quel balletto è un ballo fatto intorno ad un tavolo in una sala di un albergo, che nulla ha a che vedere con la celebrazione finita da pochi minuti.
Quindi per quanto mi riguarda fare un balletto 5 minuti dopo o il giorno dopo sarebbe lo stesso; sempre la messa è finita e il prete uscito.
La cosa divertente è che gli annunci parrocchiani (lotterie, corso per fidanzati, gli orari degli uffici della parrocchia ecc...) sono comunicati ai fedeli durante la celebrazione, e pur non facendone parte hanno "dignità" superiore rispetto al loro balletto che ne è totalmente fuori.

Valentina Giusti ha detto...

È il motivo per il quale la Messa preferiscono celebrarla in una sala d'albergo, per acuire quel senso di transitorietà del passaggio di Gesù (al termine del quale anche le briciole del Suo Corpo sotto le sedie ridiventano semplice pane) ed enfatizzare il fatto che l'azione di Dio è attirata e propiziata non dalla litugia divina nel Suo Tempio, ma dalla messinscena umana, di cui il balletto è degno compimento.
Una volta instillato questo concetto, viene applicato anche nelle celebrazioni in chiesa.
Quindi, per assurdo, non è la sacralità della Messa che in qualche modo santifica anche i locali inadeguati, ma è la prosaicità di questi a desacralizzare la chiesa, e a renderla palcoscenico di un teatrino umano.