sabato 1 agosto 2015

ll compito del Papa, lo scopo della Chiesa


Il Cammino Neocatecumenale contiene molti gravi errori e ambiguità, sia nel campo dottrinale (cioè in ciò che viene insegnato da Kiko Argüello e Carmen Hernàndez e dai loro cosiddetti "catechisti"), che in quello liturgico (cioè nella celebrazione dell'Eucarestia e dei sacramenti).

Nessuno degli elogi fatti dai Pontefici - tanto meno lo Statuto del Cammino - hanno mai "approvato" gli errori liturgici, le ambiguità dottrinali, le vere e proprie eresie.

Ci permettiamo di sperare che il Papa e i Vescovi evidenzino gli errori del Cammino Neocatecumenale, specialmente "quando i neocatecumenali sbagliano ma credono di aver ragione".

martedì 28 luglio 2015

Parroco neocatecumenale devasta la parrocchia (come al solito)

Il santino di san Kiko!
Quando ti piovono in parrocchia preti succubi del Cammino Neocatecumenale, quello che segue è devastazione, impoverimento e desertificazione, con contorno di «falsità»: in parrocchia restano solo i kikos (per lo più provenienti da fuori).

Oh, certo, a Montà il parroco neocat ha lanciato un'iniziativa anti-gender (solo perché serve al potere contrattuale di Kiko), ma su tutto il resto... tanto peggio per la parrocchia!


Genitori contro il parroco anti-gender: "Non chiudete la materna" - di Cristiano Cadoni (26 Luglio 2015, il Mattino di Padova)

Rapporti sempre più tesi tra le mamme e il sacerdote: "Ha sospeso l'azione cattolica, ha cancellato i Grest e pensa solo a vietare". A sostenerlo invece è un gruppo neocatecumenale

PADOVA. Per salvare la scuola avevano comprato gli arredi e i materiali per i bambini, organizzato attività di autofinanziamento e si erano offerte perfino di fare le pulizie, a turno. Ecco perché i genitori dei bambini che frequentavano la materna di Sant’Ignazio non vogliono sentire parlare di crisi, di bilanci in rosso, di rette non pagate e altre questioni economiche.

«Quella scuola è stata chiusa perché così ha voluto don Giovanni», dicono. E questa è la loro certezza, quella da cui tutto comincia e anche quella su cui in qualche modo si sta scrivendo una fine. Il fatto è che con don Giovanni, come si dice in questi casi, non si sono mai presi.

«È arrivato otto anni fa e ha cominciato a chiudere e a vietare», raccontano. «Ha sospeso l’Azione cattolica, ha cancellato i Grest, chiamava i ragazzi a fare sport e dopo un giro di campo li metteva a fare orazioni, il campetto parrocchiale non si poteva più usare. Rapporti zero, insomma. Basti pensare che in tutto l’anno non ha mai trovato il tempo di passare alla scuola materna a salutare i bambini. E che quando ha preso il microfono, alla recita di fine anno, si è limitato ad annunciare un’iniziativa anti-gender per la domenica successiva. Abbiamo dovuto costringerlo a tornare al microfono per salutare i bambini».

Di aneddoti come questi intorno alla parrocchia ormai ne girano a decine. Come quello sulla foto del Papa appesa sui muri della scuola. Non Bergoglio ma Ratzinger. «Non ha mai voluto sostituirla». Ognuno poi dà a queste cose il significato che crede. Quel che è certo, invece, è che la parrocchia progressivamente si è svuotata. Fuga dalle messe (in sette giorni neanche duecento presenze) e dal catechismo, centro estivo con minimo storico di iscritti (mentre a Montà i bambini erano quasi duecento), perfino la polisportiva si è allontanata.

Intorno al parroco è rimasto un gruppetto di fedelissimi - riconducibili al movimento neocatecumenale - mentre tutte le famiglie storiche del quartiere hanno traslocato nella parrocchia di Montà. L’esodo non è stato né indolore né silenzioso. I confronti a muso duro tra i fedeli-genitori e il parroco sono agli atti e la Diocesi ne è stata informata, anche perché il parroco in qualche occasione avrebbe esagerato. «Noi siamo arrivati a chiedere che sia sollevato dall’incarico», proseguono i genitori. «Questo parroco ha ucciso una comunità. Ci accusa di essere ospiti, di non avvicinarci al suo altare, come se andare in un’altra chiesa volesse dire non essere buoni cristiani. Ha sostituito i rappresentanti del quartiere in tutti gli organismi parrocchiali, mettendone altre che arrivano da fuori Montà. E quando c’è bisogno spesso neanche si fa trovare».

La chiusura della scuola è solo l’ultimo atto. I genitori l’hanno vissuto in un crescendo di attese e delusioni, fino alla rabbia di oggi. «Ci siamo sentiti dire che non pagavamo le rette ed è una falsità. Ci è stato promesso che la scuola non sarebbe stata chiusa e invece chiude. Ci aveva chiesto di trovare 20 mila euro o di tagliare il personale ed eravamo anche disposti a farlo. Nel giro di pochi mesi abbiamo sentito di tutto. La verità è che don Giovanni aveva già deciso di chiudere, perché non ha mai neanche chiesto veramente aiuto, non ha neanche scritto una riga sul bollettino parrocchiale per provare a salvare la scuola. Tutte le nostre proposte, dalla riduzione del personale alle raccolte di fondi, sono state ignorate. Ora aspettiamo di vedere chi sono gli iscritti di questa nuova scuola. Noi non conosciamo nessuno del quartiere che andrà lì».

L'iniziativa anti-gender del parroco ha scavato altre trincee in una comunità che ormai è divisa anche sulla sagra: la festa tradizionale ormai non è più l'appuntamento che unisce tutta la parrocchia.

I fondatori del Cammino Neocatecumenale,
Kiko Argüello e Carmen Hernàndez
C’è la festa ufficiale, annunciata da uno striscione che campeggia davanti alla chiesa. E c’è quella “alternativa” organizzata dietro il supermercato Alì di Montà. La prima è quella promossa dal parroco, che non richiama più tante persone come una volta. «Ai bei tempi si facevano due ore di fila per mangiare», ricordano i cittadini. Il pienone c’è invece spesso alla sagra “sportiva”. Un segno, anche questo. Un altro, ancora più forte, lo si legge sui volantini con il programma della sagra parrocchiale: la scuola parentale anti-gender è tra gli sponsor.

sabato 25 luglio 2015

Il sombrero dell'eretico Kiko

“Qualcuno ha cercato di mettere il cappello all’iniziativa, ma non glielo abbiamo consentito”, ha affermato il portavoce del Comitato Difendere i nostri figli, Massimo Gandolfini, nella conferenza stampa dell’8 giugno. In realtà un personaggio caro a Gandolfini ha messo sull’iniziativa non un cappello, ma un ampio sombrero. Il protagonista, forse scomodo, ma indiscusso, dell’evento del 20 giugno, colui che ha lanciato un’aperta sfida alla Conferenza Episcopale Italiana è stato Kiko Arguello, fondatore storico del Cammino neocatecumenale. Kiko ha imposto i tempi e i modi della adunata, ne ha sostenuto gli ingenti costi, ha mobilitato il suo movimento che costituiva i due terzi dei presenti in piazza, e soprattutto ha dominato il palco degli oratori, imprimendo il suo sigillo alla manifestazione con una interminabile catechesi conclusiva.

La manifestazione è stata contro il gender, ma in nome di che cosa? Nessuno degli oratori ha fatto un riferimento alla legge divina e naturale, la cui violazione costituisce una colpa ben più grave dei torti subiti dai bambini che vengono privati di mamma e papà. Solo Kiko Arguello, ha osato dare contenuto religioso all’evento, impugnando, come un pastore della Chiesa la sua grande croce astile. Nel suo intervento, che è possibile riascoltare su youtube, Kiko ha preteso spiegare “che cosa significa oggi essere cristiani” e lo ha fatto indicando il cammino neocatecumenale come la via che porta ad una fede adulta: una fede purificata dalle formule dogmatiche e dottrinali e ridotta a puro “kerigma”, annuncio di un evento di cui lo stesso Kiko è interprete e profeta. Il carattere sconnesso e privo di filo logico della sua esposizione (“pennellate” di artista, come egli le definisce) fa parte della sua sua “teologia della storia”, riassunta nel finale “canto dell’Apocalisse” a cui la folla, sotto la pioggia, ha unito la sua voce.

Kiko Arguello non ha mai risposto a tante domande che da decenni gli vengono rivolte sulla sua concezione della Chiesa, del sacramento dell’ordine e di quello dell’eucarestia. Il prezzo da pagare per la difesa del matrimonio e della famiglia non può essere l’abbandono o l’oscuramento di verità appartenenti al deposito della Fede, come l’esistenza di un’unica verità salvifica, di cui la Chiesa cattolica è portatrice, o il fatto che la Messa non è un convito di festa, ma il rinnovamento incruento del sacrificio della Croce. E l’alternativa alla desistenza dei vescovi non può essere la reinterpretazione del cristianesimo da parte di un movimento carismatico e anti-istituzionale. La fede o è integra e totale, o non è.

Per essere eretici non è necessario negare tutti i dogmi, ma è sufficiente negare con pertinacia una sia pur minima verità della fede o della morale cattolica.

Chi rifiuta anche un solo dogma, li rifiuta tutti, e deve essere considerato eretico, perché crede o non crede, non a causa dell’autorità di Dio rivelante, ma in base alla propria ragione: quella che egli chiama fede è in realtà la sua opinione ed egli non ha nessun titolo a pretendere che la propria personale opinione debba essere seguita dagli altri.

L’entusiasmo per l’adunata del 20 giugno passerà, ma enormi problemi religiosi e morali si addensano all’orizzonte. Per affrontarli, ciò che importa non è la piazza, ma la fede, non è la forza numerica o mediatica, ma l’integrità della dottrina; non è la capacità di coalizzarsi, ma la coerenza delle scelte. Solo questo può muovere il Cielo e senza l’intervento di Colui che tutto può, ogni battaglia è perduta.
(citazioni da un articolo di Roberto de Mattei
su Corrispondenza Romana, 22/6/2015)

martedì 21 luglio 2015

«Un movimento non di massa, ma di élite»: il Cammino Neocatecumenale

Il 31 gennaio 1983 mons. Pier Carlo Landucci (1900-1986, servo di Dio - è in corso il processo di beatificazione), pubblicò sulla rivista «Sì, sì, no, no» (molti anni prima di padre Enrico Zoffoli) un articolo sul movimento neocatecumenale.

Ne evidenziamo qui sotto alcuni passi salienti (l'articolo completo, introdotto da p.Zoffoli, è disponibile a questo link), meravigliandoci - ma non troppo - di come gli errori del Cammino nel 2015 siano gli stessi osservati nel 1983.


Il movimento neocatecumenale

[...] Ho potuto studiare attentamente il volume di quasi 400 pagine che contiene gli "orientamenti" per i catechisti del movimento, tratti "dai nastri degli incontri avuti da Kiko e Carmen per orientare i catechisti di Madrid nel febbraio 1972". Storia, finalità, dottrina e prassi sono qui condensati nel modo più autentico. [...]

Si tratta infatti di un testo riservato ai catechisti, i quali non lo cedono a nessun altro. Io ho potuto averlo e fotocopiarlo solo con uno stratagemma. Va quindi subito notata questa qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo. Ripetutamente è scritto: "Non dite nulla di tutte queste cose". "Ciò che dirò non è perché lo diciate alla gente, ma perché voi l'abbiate come fondo, come base".

Ma sono proprio questo "fondo", questa "base" che risultano inammissibili. Quindi e i neo-catechizzandi e i superiori ecclesiastici (verso i quali i catecumenali ostentano tanto ossequio) non essendo illuminati su tale "fondo" sono ingannati. E si tratta, come mostrerò, di gravi deviazioni dottrinali e pratiche.

Nel quadro dolorosamente statico di certe parrocchie i gruppi catecumenali, con le loro attività settimanali (riunioni bibliche, preparate da alcuni membri, a turno, e lunga riunione eucaristica), con gli scambi di esperienze e l'accentuazione comunitaria delle riunioni di "convivenza" mensili, con il programmatico allenamento alla sopportazione del prossimo e al distacco dai beni, con la confessata prospettiva di essere solo in "cammino" di "conversione" da proseguire nel "pre-Catecumenato" e nel "Catecumenato" (cammino di sette anni), tali gruppi, dico, danno la buona impressione di impegno e fervore.

Ma, in realtà, è fervore o fanatismo? È frutto di grazia o di plagio? Kiko mette le mani avanti: "Non si tratta - dice - di plagiare nessuno", in quanto non viene compiuto alcun "lavaggio del cervello attraverso ragionamenti". Ma tale "lavaggio" e il "plagio" derivano invece proprio dalla mancanza di chiari ragionamenti e dal fuoco di fila di affermazioni drastiche, suggestionanti, di tono carismatico. [...]
Confusione e grossolanità teologica di Kiko e Carmen:
"non c'è vita cristiana senza comunità"
Ecco Kiko: "Il cristianesimo tradizionale, come battezzati... prima Comunione... Messa domenicale... non ammazzare, non rubare... non aveva niente di cristianesimo, era uno schifo... eravamo precristiani... senza aver ricevuto uno Spirito nuovo avuto dal cielo... Ora Dio ci ha convocati per iniziare un Catecumenato, verso la rinascita"; "anche se pochi stiamo segnando una pietra miliare... facendo presente che il regno di Dio è arrivato sulla terra"; per il "rinnovamento del Concilio" ci voleva la "scoperta" del "Catecumenato"; "Abramo è la figura del Catecumenato"; "vi parlo in nome della Chiesa, in nome dei Vescovi... i catechisti catecumenali hanno un carisma confermato dai Vescovi"; "sono Giovanni Battista in mezzo a voi: Convertitevi, perché il regno di Dio è molto vicino a voi"; "io sto dando la vita a voi, attraverso la parola di Dio depositata in me... la spiegazione della parola la dò io"; "come Mosè nel deserto siamo il vostro aiuto"; "che Gesù è risuscitato è testimoniato dagli Apostoli: ed io pure lo testimonio... garantendolo con la mia vita"; "come Abramo camminò... voi dovete camminare, secondo la parola che vi abbiamo promesso"; "noi vi consegneremo lo Spirito Santo"; "sarete convocati in assemblea dallo Spirito Santo..., vi parlerà Dio"; "tutti voi siete stati segnalati a dito da Dio"; "nessuna comunità fondata da noi è fallita ...: vi assicuro che qui c'è Dio" .
La carica suggestiva e fanatica è continuamente rafforzata dalla radicalità ed esagerazione delle affermazioni e dai richiami integralisti ed acritici alla Bibbia. [...] Quando nel pre-Catecumenato "si dirà di vendere i beni, si dovranno vendere tutti... non potendo altrimenti entrare nel Regno e neanche nel Catecumenato"; il nostro cristianesimo, prima della nostra conversione catecumenale, fa "schifo", ecc. Tutto ciò, anziché allontanare, accentua il plagio e il fanatismo di chi si è lasciato prendere, tanto più nella prospettiva del promesso lungo (sette anni) cammino formativo.

Ma ben più gravi appaiono le deficienze e la dannosità di questo movimento se da queste modalità si passa ai contenuti. Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio. [...]

Ormai il Cammino è stato
allungato a più di trent'anni...
Un crocione su secoli e secoli di vita della Chiesa, con presuntuosa noncuranza, se non altro, di tanti santi che li hanno costellati.

Si tratta dunque di un movimento non di massa, ma di élite. [...]

Qui tocchiamo una prospettiva fondamentale del movimento, strettamente collegata a una nebulosa e inammissibile nozione di "salvezza", continuamente e confusamente ripetuta.

[...] Siamo davanti ad affermazioni roboanti che, pur con qualche addentellato di verità, sono solo atte a suggestionare e plagiare, oltre che a nascondere la reale loro gratuità e incoerenza. Appare subito evidente che tra il Calvario di Gesù e quello che a noi può procurare il prossimo c'è una bella differenza; che Gesù non ha vinto la morte solo col sopportarla, ma fisicamente risorgendo; e che l'edificante solidarietà e altruismo di un gruppo, oltre che potere influire solo su una ristretta cerchia, non sono certo sufficienti per la universale diffusione della fede e della salvezza.

Ma, a parte ciò, il gravissimo equivoco riguarda la nozione fondamentale di salvezza. È vero che, nel quadro di tanta confusione teologica, si registrano anche, al riguardo, alcune affermazioni corrette. Ma esse sono contraddette da altre innumerevoli, che riducono quelle pochissime esatte a vani rattoppi e artificiosi alibi, difensivi contro il timore di condannare. Inutilmente, per esempio, si afferma, incidentalmente, che bisogna anche "dare i segni della fede. Noi non siamo protestanti. La fede senza le opere è morta".

Prima di tutto le opere non sono richieste solo come segno, ma come doverosa conformità alla legge morale, secondo il divino volere. Poi e soprattutto tale affermazione è dissolta dalle innumerevoli ripetizioni della concezione nettamente luterana al riguardo. Nessuno sforzo ascetico, con il sostegno della grazia; la salvezza solo mediante la fede: "L'uomo, separatosi da Dio, è rimasto radicalmente impotente a fare il bene, schiavo del maligno"; "L’uomo non si salva per mezzo di pratiche". [...]

Da Costantino al Vaticano II (314-1962)
per Kiko c'è solo una breve parentesi
Ancor più grave e al di là della stessa concezione luterana è la negazione di ogni colleganza ontologica, soprannaturale, meritoria tra la salvezza e la immolazione di Gesù. Crolla la nozione fondamentale di redenzione, di riscatto: un cardine della fede. Con la risurrezione, dopo la morte, Gesù avrebbe solo notificato agli uomini che l'hanno ucciso la sua volontà di perdono. Con crassa ignoranza si osa affermare che "con il rinnovamento teologico del Concilio non si è parlato più di dogma della Redenzione, ma di mistero di Pasqua di Gesù", come se questa contraddicesse a quella. E con insistenza, sottolineata perfino da grossolana ironia: "Le idee sacrificali sono entrato nell'Eucaristia per condiscendenza suggerita dal momento storico alla mentalità pagana"; "al posto del Dio giustiziere delle religioni che appena ti muovi ti dà una bastonata in testa, scopriamo il Dio di Gesù Cristo"; "forse che Dio ha bisogno del sangue del suo Figlio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? Siamo arrivati a pensare che Dio placava la sua ira nel sacrificio di suo Figlio alla maniera degli dei pagani".

Come ho detto, tutte le verità teologiche fondamentali sono deformate gravemente; e naturalmente anche i sacramenti. Mi limiterò a qualche rilievo su questi, in particolare sulla Confessione e l'Eucaristia.

L’atteggiamento di fondo, in sé lodevolissimo, di voler fare sul serio è continuamente avvelenato dall'incomprensione e dal superficiale e presuntuoso disprezzo per tutto ciò che si è insegnato e fatto finora. Ecco come è trattata, per esempio, dalla Carmen, la classica e profonda distinzione tra attrizione e contrizione: "Si cominciò a dar valore alla contrizione. Fa quasi ridere pensare che è necessaria la sola attrizione se ti vai a confessare e la contrizione se non ti confessi". Ignoranza che irride!

Per la confessione non manca l'affermazione, di facciata, di obbedienza ecclesiale: "Manteniamo la confessione individuale perché si deve conservare e inoltre perché ha il suo valore". Probabilmente ci sarà stato anche al riguardo qualche esplicito richiamo della autorità. Ma è una prassi evidentemente sopportata. Ed è in antitesi comunque a tutto il contestuale insegnamento. La nozione di peccato come violazione della legge morale e ribellione alla volontà divina è rifiutata, essendo "concezione legalistica del peccato, come mancanza a una serie di precetti". [...]

Anche Lutero fece lo stesso per attaccare le verità cattoliche: deformandole.

"Prima Comunione" neocatecumenale
Quando ebbi le prime notizie sulle riunioni eucaristiche catecumenali pensai che quelle originalità rituali costituissero soltanto delle libertà liturgiche, in parte tollerabili e in parte correggibili. Non avrei mai immaginato che esse avessero invece un retroterra così gravemente eterodosso. Ora capisco anche perché tanta resistenza a richiami autorevoli per conformare i riti alle prescritte norme liturgiche. Tali atteggiamenti di autonomia e difformità, rispetto alle comuni norme e prassi, sono connessi, dottrinalmente e psicologicamente a opposizioni di fondo.

Si pretende addirittura di "scoprire" la vera Eucaristia, giacché avevamo "frainteso e impoverito tutto". [...]

L'essenza della Messa, come sacrificio, è nettamente negata, a modo luterano:
"Le idee sacrificali sono entrate nell'Eucaristia per condiscendenza alla mentalità pagana"; "la massa di gente pagana (che irruppe dopo Costantino) vide la liturgia cristiana con i suoi occhi religiosi, volti all'idea del sacrificio"; "nell'edificio che Dio costruisce, le idee sacrificali che aveva avuto Israele, e che erano state superate dallo stesso Israele nella liturgia pasquale, erano le impalcature: adesso che l'edificio è stato costruito si è tornati a tali impalcature, cioè alle idee sacrificali e sacerdotali del paganesimo"; "le discussioni medievali sul sacrificio riguardavano cose non esistenti nell'Eucaristia primitiva, non essendovi in essa alcun sacrificio cruento, ossia qualcuno che si sacrifica, Cristo, il sacrificio della croce, il Calvario, ma solo un sacrificio di lode, per comunicazione alla Pasqua del Signore, ossia al suo passaggio dalla morte (spezzamento del pane) alla risurrezione (calice)".
Con queste ultime affermazioni, mentre giustamente è escluso dall'altare il sacrificio cruento, è escluso anche il sacrificio incruento, di Gesù sacramentalmente presente, e quindi è esclusa l'attualità sacrificale della Messa. [...] Ed è anche penosamente coerente la loro ostilità alle molte ripetizioni delle Messe, essendo ignorato (Lutero) il frutto impetratorio.

[...] Sono eliminati così ogni movimento ascensionale a Dio e ogni intimo colloquio con Gesù sacramentato, come se questo non fosse che abbassamento "statico" della Eucaristia, la quale non dovrebbe essere che "esultazione" per la "discesa" del divino intervento e anzi la proclamazione della vittoria già ottenuta: "Abbiamo trasformato l'Eucaristia che era un canto al Cristo risorto nel divino prigioniero del Tabernacolo; abbiamo parlato, come nelle ‘prime Comunioni’, di ‘un bambin Gesù’ che ci mettiamo nel petto quando vogliamo... invece la Eucaristia è tutto il contrario... è Dio che passa e trascina l'umanità".

"Tabernacolo a due piazze" in un seminario neocat:
libro e Sacramento posti sullo stesso piano...
Qui già si delinea un oscuramento della fondamentale verità della presenza reale, ammessa la quale dovrebbe apparire invece la preziosità e del Tabernacolo e della presenza in chi si è comunicato e dell'intimo colloquio. Ma ben più grave e diretto tale oscuramento apparisce da altre affermazioni; oscuramento che si riflette ovviamente e sul fatto della consacrazione e sulla natura e il valore dei poteri sacerdotali: "Il sacramento è il pane, il vino e l'assemblea: è dall'assemblea che sgorga l'Eucaristia" (parole adeguate per un rito puramente commemorativo, non certo per il sacramento eucaristico e l'esercizio dei poteri sacerdotali). E, con presuntuosa ostentazione di superiorità su tutta la teologia e la prassi cattolica, spinta fino all'ironia: "La Chiesa Cattolica divenne ossessionata riguardo alla presenza reale, tanto che, per essa, è tutto presenza reale" (falso: non la ritiene tutto, ma fondamento di tutto); le "discussioni teologiche sull'ossessivo fatto se Cristo è presente nel pane e nel vino, fanno ridere"; "in un certo momento fu necessario insistere contro i protestanti sulla presenza reale... ma ora non è più necessario e non bisogna insistervi più (con l'attuale disordine teologico e liturgico è invece più necessario di prima)"... [...]

Escluso ogni aspetto di sacrificio e tutto ridotto a "banchetto" di esultanza (concezione, questa sì ossessiva, dei catecumenali, spinta fino a ricevere la Comunione a sedere e a considerare "inconcepibile il non comunicarsi di qualcuno, perché alla cena pasquale si va proprio per mangiare"), "tutti i valori di adorazione e contemplazione alieni dalla celebrazione del banchetto vanno eliminati"; "il pane e il vino non sono fatti per essere esposti, perché vanno a male (!); la preoccupazione per i ‘frammenti’, caratteristica di chi crede nella presenza reale, è ridicolizzata: ‘Non è questione di briciole, ma di sacramento di assemblea’"; "Tabernacolo, Corpus Christi, esposizioni solenni, processioni, adorazioni, genuflessioni, elevazione, visite al santissimo, tutte le devozioni eucaristiche, andare a Messa per far la Comunione e portare Gesù nel cuore, ringraziamento dopo la Comunione, Messe private... minimizzano l'Eucaristia... sono molto lontani dal senso della Pasqua". [...]

Come ho già detto, non c'è verità teologica o biblica che non sia deformata, anche perché questi catechizzatori laici, mancando di qualsiasi solida formazione teologica e biblica di base, dipendono da pochi testi, scelti tra i meno sicuri e più avventati (per esempio, la rivista Concilium). Questa evanescenza e confusione si inquadrano poi nella fondamentale dottrina catecumenale, vista all'inizio, dell'annuncio pasquale di salvezza, nebulosamente presentato, senza alcuna precisazione, e inconsistente quanto al dogma della redenzione.

Il metodo semplicistico e astuto di questi impreparati e improvvisati maestri per scavalcare ogni seria indagine e discussione teologica è di svalutarla in partenza e sostituirla con categoriche affermazioni. E il metodo per evitare condanne e fratture con i superiori sono la raccomandazione del segreto, la nebulosità di certe espressioni (cortine fumogene) e le affermazioni di ossequio al Magistero inserite qua e là, che hanno tutta l'aria di polvere negli occhi, essendo continuamente contraddette dal contesto.

"Liturgia" neocatecumenale:
notare l'espressione del suonatore di tamburo
Ci troviamo, in conclusione, davanti a un penoso e dannosissimo lavaggio del cervello, di tipo fanatizzante, sul piano dottrinale, pratico, liturgico, su gruppi di fedeli, animati, in fondo, da ottime intenzioni, ma illusi e deviati dalla giusta via della sicura ascetica, dell'esempio dei santi, e della ortodossia. Questi gruppi suscitano ammirazione, nei confronti con certi ambienti tanto grigi e apatici, perché si presentano volenterosi e impegnati. Sono mossi effettivamente dalla brama dell'autentico, del diverso, del più, rispetto a tanto grigiore. Ma questo "diverso" purtroppo è inteso come ripulsa della maturazione dottrinale e pratica della Chiesa da Costantino in poi, ritorno ossessivo alla Chiesa primitiva (inesattamente interpretata), avversione alle "strutture" ecclesiali, autonomia laica rispetto al clero e alla Gerarchia (nelle riunioni la presidenza data al parroco è fittizia: la guida effettiva è dei catechisti, anche nelle riunioni bibliche).

Le interpretazioni integriste e acritiche della Scrittura, come il vendere tutto, l'assoluta passività non violenta, la prospettiva stessa di morire per gli altri, danno l'impressione di grande e ammirevole fervore. Ma, se questo può essere equilibrato e reale in alcuni soggetti, in complesso riflette un falsificante processo di fanatizzazione e una ingannevole costruzione sulla sabbia, con il grande danno complessivo dello sbandamento dottrinale e disciplinare. Anche Valdo (salve le proporzioni) si lanciò e lanciò i suoi laici catechisti, partendo dal totale "vendi ciò che hai", suscitando fervorosi seguaci e finendo nella ribellione ed eresia.

Sleale è il frequente appello che fanno al Vaticano II, come rotto con la Tradizione e in particolare col Tridentino, il che è assolutamente falso. È la falsità diffusa anche oggi da tutti i modernisti. I Catecumenali osano addirittura affiancarsi al Vaticano II, come se la sua linea si identificasse con quella catecumenale e soltanto con quella.

Ecco un saggio di questa sleale identificazione e delle clamorose prospettive fanatizzanti: "Vi assicuro che il rinnovamento del Concilio Vaticano II secondo l'itinerario catecumenale, porterà la Chiesa a una gloria indescrivibile e riempirà di stupore e ammirazione gli orientali e i protestanti, essendo il Concilio ecumenico".

Può servire da sintesi conclusiva.

Pier Carlo Landucci

mercoledì 15 luglio 2015

Una risposta ad Aldo

La chitarrella kikiana sul monte Sinai (1972)
Ciao Aldo.

Il cammino è una brutta bestia. Fagocita tutto. Ti porta, se ne esci, a vivere una vita che è difficile da rimettere in moto.

Tanti anni sono passati da tutte le battaglie che abbiamo compiuto insieme. Tanta acqua è passata sotto i ponti di questa mia vita, tanti giorni ho chiuso gli occhi sul mio cuscino rivolgendo un pensiero a te e alla tua famiglia.

Una domanda mi ha sempre assillato. Perché?

Hai ragione, Aldo, quando dici che il Cammino ti toglie tutto. Per me non è stato facile decidere di restare, ma io non sono mai stato come te, non ho mai avuto la tua forza, non sono mai riuscito a pensare che ci potesse essere una vita fuori dalla comunità come invece hai sempre avuto ben chiaro tu.

Dopo tanti anni e tanti colpi duri che la vita ti dà, ci sono cose che ti appaiono più chiare e cose che inevitabilmente si rivelano più tristi.

È tutto un festival di "avrei potuto" e "avrei dovuto", ma sai, alla fine, devo essere sincero, non rimpiango nulla di ciò che è stato, nel senso che sempre ho dato tutto me stesso anche quando non avrei dovuto.

Avrei dovuto difendere di più, espormi meno, esporre meno chi amavo e amo, al giudizio, ma queste sono cose che comprendi solo quando sei fuori dalla macchina del Cammino e a molti molti anni di distanza.

Vedi ciò che è stato e ripensi. Dici che forse anche tu hai sbagliato, che forse anche tu potevi evitare delle cose dette e fatte, che forse anche tu hai delle colpe. Come me. Come tutti.

A distanza di così tanti anni mi chiedo se ti ricordi la mia faccia, se riconoscerei i tuoi figli per strada, se loro si ricordano di me, come ho vissuto nei tuoi ricordi e nelle tue parole in tutti questi anni, se mi hanno odiato o anche solo mal sopportato.

Mi chiedo se mi volevi bene. Se il tuo affetto era figlio della "macchina del cammino" o se fosse reale. Sono cose che ti chiedi quando passano tanti anni e se ti ritrovi una sera di luglio a pensarci, ti rendi conto forse che non tutti i nodi sono ancora sciolti.

In verità ne ho tantissimi ancora appesi e nonostante tutto sono tranne che un buon cristiano, io comunque ci provo a restare al mio posto, nonostante tutto.

Non voglio niente da te. Voglio solo che tu sappia che in fondo mi dispiace per come sia andata.
Voglio solo che tu sappia che dopo tanti anni alla fine ho dovuto realizzare che il Cammino non mi ha unito a nessuno, anzi mi ha diviso, da quelli che pensavo sarebbero stati nella mia vita per sempre. Anche da te, forse senza motivo. Forse per il motivo di non essere stato pronto a capire.

Poco importa. Le nostre vite sono queste adesso.

La mia fatta di disagi e pensieri a metà, come il giorno nel quale mi è giunta la notizia del tuo infarto. Dio solo mi è testimone di come ho passato quella giornata e di quanto vigliacco sia stato nel non essere stato in grado di alzare il telefono.

Non voglio niente.

Voglio solo che tu sappia che nonostante tutti i miei errori, nonostante i tuoi, nonostante tutto quello che avremmo potuto fare diversamente nei confronti degli altri e nei confronti nostri, io non sono arrabbiato con nessuno. Io e il resto della mia famiglia abbiamo sempre un angolino del nostro cuore che continua a pensare alla tua.

Sono felice che la tua vita abbia preso la via che desideri e spero che lo faccia presto anche la mia.

Ti abbraccio in Cristo, sentendoti nell'errore, molto più fratello oggi di ieri.

Il mio nick non mente
IOCEROIOSO

domenica 12 luglio 2015

Quella misteriosa "regia" che ha protetto gli inizi del Cammino

Angelo Dell'Acqua
Nelle storie autocelebrative neocatecumenali si fa spesso riferimento ad una lettera di presentazione per il cardinale Angelo Dell'Acqua, grazie alla quale i due laici Kiko Argüello (all'epoca ventinovenne) e Carmen Hernàndez poterono fondare la prima comunità neocatecumenale italiana nella parrocchia dei Martiri Canadesi, nel quartiere Nomentano di Roma (una zona agiata, tutt'altro che "baraccati"), all'inizio di novembre 1968.

Nel 1969 seguirono altre tre parrocchie romane, tra cui quella della Natività in via Gallia nella quale - per quanto ai più sembrerà incredibile - vennero perfino fatti adeguamenti architettonici. Già all'epoca era indispensabile adeguare subito la parrocchia a Kiko e Carmen, i sedicenti "iniziatori" dotati di "catechesi ispirate dallo Spirito" sebbene contrastanti con l'insegnamento della Chiesa e ancora incomplete (ci vorranno altri anni prima che venissero definiti i contorni del Cammino Neocatecumenale le cui "tappe", all'epoca, duravano sette anni anziché trenta).

Angelo Dell'Acqua (1903-1972) era diventato cardinale nel 1967 e vicario della diocesi di Roma nel gennaio 1968. Ha un che di misterioso il fatto che l'allora arcivescovo di Madrid, Casimiro Morcillo González (1904-1971), con sulle spalle la responsabilità di una diocesi di oltre 3.600.000 anime, scrivesse al Dell'Acqua, fresco di nomina a cardinal vicario di Roma (2.650.000 anime) per chiedergli di accogliere due emeriti sconosciuti laici, i due autoinventati "iniziatori" Kiko e Carmen, l'uno neanche trentenne e ignorante delle elementari nozioni di Catechismo, l'altra espulsa dalle suore per disubbidienza, in modo da permettere di avviare la loro personalissima sperimentazione religiosa nelle parrocchie romane. Chi e perché aveva deciso che i due dovessero incistarsi a Roma? Se il Morcillo González davvero li apprezzava, perché se ne volle liberare? Perché i due giovani "iniziatori" accettarono (o addirittura vollero) di trasferirsi all'estero, addirittura nella capitale della cristianità, senza conoscere nemmeno la lingua italiana? (lingua che ancor oggi, 47 anni dopo, ancora non padroneggiano). Con quali argomenti (o quale inganno) fu convinto il cardinale Dell'Acqua?

Parrocchia a Roma, neocatecumenalizzata fin dal 1969,
con i posti a sedere in cerchio, la vasca ottagonale kikiana,
tavolone, tappeti e altri ammennicoli designed by Kiko
Il mistero è probabilmente destinato a rimanere tale. Neanche tre anni dopo, infatti, nel maggio 1971, moriva a Madrid a 67 anni mons.Morcillo González; un anno dopo, il 27 agosto 1972 a Lourdes un infarto fulminava il sessantottenne Dell'Acqua.

E appena due anni dopo, quando le comunità di Kiko e Carmen erano ancora numericamente ed ecclesiasticamente irrilevanti, guadagnavano già un caloroso saluto da Paolo VI durante un'udienza del mercoledì (8 maggio 1974) e un elogio - addirittura sulle celebrazioni eucaristiche - dalla Congregazione per il Culto Divino (Notitiae, 1 agosto 1974): proprio la stessa congregazione che un trentennio più tardi, il 1° dicembre 2005, condannerà quelle stesse celebrazioni eucaristiche neocatecumenali, condanna entrata pienamente nello Statuto del Cammino Neocatecumenale approvato nel 2008 (articolo 13, nota 49) e confermata da Benedetto XVI.

È dunque ragionevole interrogarsi sulla consistenza di quella strana "regia occulta" che fin dagli inizi ha spinto in avanti e favorito in ogni modo i due giovani spagnoli, desiderosi - confermato da loro stessi - di "fondare comunità". Una regia capace di far circolare fino ai piani più alti della gerarchia elogi preconfezionati al nascente Cammino, sfruttando sapientemente i momenti propizi (come i cambiamenti in corso nella Congregazione del Culto Divino e in quella dei Sacramenti - all'epoca in fase di unificazione). Gli inizi del Cammino non sono un successo di popolo notato dalla gerarchia ecclesiale, ma un successo ecclesiale senza popolo. Le "conquiste" dei kikos sono avvenute quando il popolo dei kikos ancora non riusciva a riempire una piazza di paese - laddove, negli stessi anni, e ancor oggi, e anche prima dell'avvento di Kiko, eccellenti e meritevoli movimenti laicali e religiosi non hanno mai goduto della stessa fortuna. Che non può essere benedizione di Dio, dal momento che Dio non benedice la devastazione della liturgia e della dottrina.

Astuzie neocatecumenali in azione:
al Papa in visita in Bolivia (8-7-2015)
viene data da baciare l'icona "Maria e Kiko",
simbolo del Cammino Neocatecumenale
Nel 1980 nel famoso libro autocelebrativo La riforma liturgica (1948-1975), l'esecrando cardinale Annibale Bugnini (1912-1982, che Paolo VI aveva punito esiliandolo in Iran) lodò la "formazione cristiana" nel metodo neocatecumenale (comico il fatto che in un libro di storia liturgica si parli di un "gruppo seriamente impegnato" negli strafalcioni liturgici, però menzionando più lo "spirito del catecumenato" che la liturgia). Ancora nel dicembre 1988, quando della Congregazione del Culto Divino era segretario l'ambiguo cardinale Virgilio Noè - incidentalmente "bugniniano" - passava miracolosamente una "approvazione" delle liturgie neocat, fatta da chi ancora non conosceva il fenomeno (infatti non erano state approvate le variazioni liturgiche kikiane-carmeniane, ma solo la generica idea di "celebrazioni nei gruppi particolari" già normata da altri documenti liturgici precedenti validi per tutta la Chiesa).

Una regia capace di tenere all'oscuro nientemeno che Giovanni Paolo II al quale, nel luglio 1990, dopo un lauto pranzo e vino a fiumi, venne proposta da firmare la bizzarra lettera Ogniqualvolta, approvazione fittizia del Cammino (sostanzialmente solo un incoraggiamento ai vescovi, espresso ad un curiale su richiesta di quest'ultimo), che fu immediatamente e astutamente affissa in tutte le parrocchie per zittire il clero che criticava l'opera di Kiko e Carmen.

"Qualcosa", insomma, voleva che i due giovani spagnoli desiderosi di "fondare comunità" avessero il successo che hanno avuto. Subito. A cominciare da Roma. Ad ogni costo. Con ogni mezzo. Attraverso ogni menzogna ("ci manda il Vescovo! siamo approvati! ci manda il Papa! parlano ispirati dallo Spirito! io sono Giovanni Battista in mezzo a voi!").

martedì 7 luglio 2015

Padre Enrico Zoffoli: breve promemoria

Padre Enrico Zoffoli è stato un autore molto prolifico (almeno una cinquantina di libri su temi di teologia e di spiritualità, senza contare le numerosissime pubblicazioni).

Certamente non è l'unico autore che ha dimostrato gli errori del Cammino; su questo blog lo citiamo più spesso perché è stato l'autore che ha trattato più estesamente e rigorosamente la questione e quindi, suo malgrado, è diventato un punto di riferimento per chiunque voglia conoscere il Cammino Neocatecumenale senza farsi abbindolare da quella che Carmen Hernàndez chiamava «propaganda kikiana».

I numerosi libri di padre Zoffoli sugli errori del Cammino - pubblicati negli anni '80 e '90 - sono tutti attualissimi poiché si concentrano nel documentare gli errori teologici fondamentali del Cammino partendo dal Magistero della Chiesa e dal Catechismo.

Per smentire padre Zoffoli occorrerebbe dunque smentire il Magistero, il Catechismo, le verità di fede universali della Chiesa.

Per questo motivo nessuno ha mai potuto smentire padre Zoffoli.

Del resto, quando Kiko blatera errori contro la fede - come ad esempio che la confessione dei peccati mortali sarebbe facoltativa - anche un bambino del primo anno di Catechismo della Prima Comunione può dimostrare l'errore di Kiko.

Padre Zoffoli è stato aggredito, insultato, ostacolato in ogni modo (incluse molestie personali, incluso l'ostracismo dei suoi confratelli passionisti), sia dai neocatecumenali che dai loro "alleati".

Kiko addirittura mobilitò il superiore generale dei Passionisti e tentò uno sporco trucchetto per produrre la menzogna del malinteso "amore alla Chiesa". Padre Zoffoli non cadde nel tranello di Kiko, e precisò di aver scritto quei libri «per amore della verità».

Padre Zoffoli fu soltanto invitato a «non anticipare» il giudizio della Chiesa. Cioè fu messo a tacere. Non potendo smentirlo, vollero zittirlo. Non fu mai costretto a ritrattare. Non fu mai costretto a precisare. Non fu mai posto di fronte a una smentita. Nulla di tutto questo.

Padre Zoffoli non "anticipò" il giudizio della Chiesa: semplicemente dimostrò - col suo solito riconosciuto rigore teologico e dottrinale (Giovanni Paolo II citava infatti gli scritti di Zoffoli nelle udienze del mercoledì) - che il Cammino è fondato su dei madornali errori. Errori che purtroppo continuano ancor oggi e che pertanto confermano che la sua opera è ancora attualissima.

Segnaliamo qui alcuni articoli interessanti:
  • nel marzo 1993 un gruppo di fedeli di Cremona scrisse al card. Ratzinger chiedendogli conferma sulle eresie neocatecumenali contenute nei "mamotreti" segreti. Il card. Ratzinger non era ancora davvero al corrente delle dottrine neocat...
  • nel settembre 1993 scrisse un articolo in risposta alla propaganda neocatecumenale a proposito della liturgia degli strafalcioni di Kiko e Carmen;
  • nel gennaio 1994 l'agenzia di stampa ADN-Kronos pubblicò una notizia "Un religioso accusa i neocatecumenali di eresia", notizia che incredibilmente non venne ripresa dai "vaticanisti"; già all'epoca i tentacoli del Cammino arrivavano dappertutto...
I libri di padre Zoffoli continuano ad essere attualissimi perché il Cammino commette sempre gli stessi errori. Si veda ad esempio l'articolo: Come fu soppressa una comunità NC: bastò un libro di padre Zoffoli.

Altri documenti per conoscere meglio padre Zoffoli:
  • Apologetica a rovescio: un lungo articolo di padre Zoffoli sulla differenza tra Chiesa e "uomini di Chiesa"; i mali della Chiesa dipendono dai peccati di questi ultimi;
  • Risurrezione della carne (parte 1 e parte 2): riflessioni di padre Zoffoli su un dogma di fede;

sabato 4 luglio 2015

Una crescita maligna che uccide le parrocchie, desertificate e impoverite...

Riportiamo qui sotto l'articolo "Catecumenali, la Chiesa poco cattolica che sfida Francesco", pubblicato da Marco Marzano il 28 giugno 2015 su Il Fatto Quotidiano.

Marzano è anche autore del libro: "Quel che resta dei cattolici. Inchiesta sulla crisi della Chiesa in Italia", edizioni Feltrinelli, 2012, ISBN 978-8807172311, che dedica ampio spazio agli aspetti settari del Cammino Neocatecumenale.


Al family day di sabato scorso ha parlato per ultimo come sempre fanno i capi nei comizi. E ha parlato tantissimo, quasi un’ora, molto più a lungo di tutti gli altri oratori. È Kiko Argüello, il leader assoluto dei neocatecumenali, il gruppo che egli stesso ha fondato quasi mezzo secolo orsono: un’organizzazione ipergerarchica, con una catena di comando rigidissima e quasi militare che in tutto e per tutto risponde a lui, il lider maximo, l’ex pittore spagnolo non propriamente di successo, rivelatosi al contrario uno straordinario evangelizzatore; prima nei quartieri popolari di Madrid e poi in Italia, sua patria di elezione.

Per molti anni, all’inizio, i seguaci di Kiko hanno vissuto nella semi clandestinità, coagulati attorno a poche parrocchie e in particolare a quella romana intitolata ai Martiri canadesi. La svolta, anche per loro, come per gli altri movimenti ecclesiali, è arrivata con il pontificato di Giovanni Paolo II. Il papa polacco sviluppò infatti verso l’organizzazione di Kiko un affetto tutto particolare, ovviamente ricambiato: tantissime le volte in cui li ha incontrati, soprattutto nelle parrocchie romane e sempre massiccia la loro partecipazione alle Giornate Mondiali della Gioventù o alle grandi adunate di massa indette dal wojtjliano Cardinal Ruini.

Si dice anche che il braccio destro di Kiko, Carmen Hernandez, avesse un accesso talmente privilegiato in Vaticano durante il papato polacco da vedersi consentita, privilegio rarissimo, la possibilità di trascorrervi la notte, che disponesse lì di una sua cameretta.

In ogni caso, il favore con cui Giovanni Paolo ha guardato al movimento ne ha consentito, negli anni passati, l’enorme crescita, il grande radicamento. Una crescita maligna però, perché uccide tutte le creature sociali circostanti, a partire dalle parrocchie, desertificate e impoverite quando arriva il Cammino.

Esempio di un parroco "convertito al Cammino": celebra
la liturgia kikiana col bislacco menorà a 9 fuochi
sul tavolone ipertrofico con l'insalatiera designed by Kiko:
alle sue spalle gli altari preconciliare e postconciliare
Provo a spiegare perché. Iniziamo col dire che quello neocatecumenale è un vero e proprio percorso iniziatico finalizzato a giungere, così sostiene Kiko, a riscoprire la purezza della propria fede cristiana. Le tappe di questo lunghissimo cammino (dura più di dieci anni) sono state tutte partorite dal genio organizzativo di Kiko, al pari dei canti (molto importanti nella vita dell’organizzazione) e della simbologia, delle immagini che appaiono nei luoghi dove il Cammino si è insediato. Kiko è anche l’autore delle catechesi, cioè degli ammaestramenti che i dirigenti dell’organizzazione regolarmente somministrano agli adepti di grado inferiore.

In questo modo, nel Cammino sono ridotte al minimo le differenze locali, gli elementi contestuali e, insieme a questi, la creatività e l’intelligenza personali: le parole del capo echeggiano ad ogni latitudine. Sempre uguali, sempre quelle. Le nenie ripetute all’infinito si fanno gergo, diventano standard, finiscono col sostituire il linguaggio comune.

Un prete mi disse una volta che lui riconosceva i catecumenali in confessione dal modo in cui si esprimevano, dall’uso ossessivo di certe parole. Sempre uguali, sempre quelle. E’ un lento processo di svuotamento della soggettività e della libertà quello che praticano i neocatecumenali.

Da principio, il futuro adepto non sa quel che gli toccherà in sorte. Egli viene attirato da uno striscione posto all’esterno di una parrocchia dove si invita a frequentare una “catechesi per adulti”. O, più spesso, convinto a parteciparvi da qualche parente o conoscente. All’origine della scelta di andare alle catechesi c’è sovente una crisi personale o semplicemente il desiderio di compiere un’esperienza spirituale intensa, un’ansia di conversione. Le prime catechesi sono introduttive, ancora vaghe, generiche, il nome di Kiko e della stessa organizzazione non viene fatto mai o quasi.

Le catechesi terminano con un weekend di convivenza, nel quale nasce ufficialmente “la comunità”, quella cellula sociale destinata a vivere insieme per decenni. E a condividere tutto: le convinzioni profonde, prima tra tutte “l’apertura alla vita” e cioè il figliare senza limiti, la fedeltà a Kiko, il denaro (i membri del Cammino sono caldamente invitati a devolvere all’organizzazione una parte del loro stipendio) e soprattutto la vita intima, i segreti più riposti. Già negli incontri settimanali tutti i “fratelli” e le “sorelle” rivelano agli altri gioie e patimenti, problemi e speranze. Ma è durante i famigerati “scrutini”, nel passaggio da un livello iniziatico a quello superiore, che la vita degli adepti viene scupolosamente vivisezionata, che costoro sono invitati ad elencare di fronte al resto della comunità le loro malefatte, i loro peccati. Ai quali si aggiungono quelli indicati dagli altri membri che, esortati dai catechisti, riferiscono, faccio un esempio che mi è stato riportato da un partecipante, di aver visto lo scrutinando in compagnia di una donna che non era la moglie o di averlo udito bestemmiare. Eccetera, eccetera.

Chiesa neocatecumenalizzata di san Tomà a Venezia:
nascosto l'altare e sparite le immagini dei santi,
vi compaiono le "sedie neocat" e l'icona Maria-Kiko
Ovviamente anche la liturgia è stata ridefinita da Kiko. Se un cattolico “normale” entrasse in Chiesa durante una messa neocatecumenale non si raccapezzerebbe. Penserebbe di essere finito in un tempio non cattolico. E forse è proprio così. Per questo motivo, le funzioni si svolgono il sabato sera, alle 21. Sulla carta sono aperte a tutti i cattolici, ma di fatto ci vanno solo i membri della comunità. In ogni caso, per organizzarle serve il consenso del prete. Ancor meglio se il prete medesimo diventa catecumenale, in modo che possa consegnare al movimento l’intera parrocchia.

I sacerdoti contano pochissimo nel Cammino: sono sostanzialmente equiparati agli altri fratelli; devono, al pari degli altri, far parte di una comunità e percorrere le tappe dell’iniziazione. La principale funzione loro attribuita in esclusiva è ovviamente quella della celebrazione eucaristica, che però nella peculiare versione catecumenale vede il ruolo del prete ridotto al minimo. I preti servono in realtà al Cammino soprattutto per penetrare in parrocchia, per colonizzarne ogni interstizio.

Un certo numero di preti si è in questi anni convertito al Cammino: molto spesso in conseguenza della solitudine o della disperazione di fronte allo svuotamento delle chiese. I nuovi preti si stanno invece formando nei seminari Redemptoris Mater che Kiko ha ottenuto l’enorme privilegio di aprire per formare propri sacerdoti.

Un ultimo punto merita di essere affrontato. E riguarda le donne. L’allergia al “genere” che Kiko condivide con tanti partecipanti alla manifestazione di sabato è, almeno nel suo caso, soprattutto allergia alle donne, alle loro aspettative di contare come i maschi. Anni fa ho intervistato una ragazza single ex catecumenale che mi raccontò di essere stata invitata dai dirigenti del Cammino ad accompagnare una “famiglia in missione” di evangelizzazione all’estero e lì di essere stata costretta ai lavori più umilianti, alla completa sottomissione all’uomo capofamiglia. E questo non è certo un caso isolato.

Per questo non stupiscono le parole che Kiko ha usato sabato quando ha implicitamente indicato nelle “donne che privano i loro mariti dell’amore” le principali responsabili dei femminicidi, cioè delle loro stesse morti violente. Più sorprendente è stata, nell’intervento di Kiko, la nota polemica verso il segretario della CEI Galantino, accusato di pensare troppo alla “cultura” e al “dialogo” e meno alla drammatica situazione della fede in Europa. Credo che si tratti di un attacco a nuora per colpire suocera, cioè di un attacco al papa, le cui intenzioni riformatrici Kiko e tutto lo schieramento conservatore vedono come gratuito omaggio alle forze del male, ai nemici del cristianesimo.

Se fosse davvero così, se il papa fosse il nemico numero uno di tutti costoro, rimane da chiedersi perché, prima o poi, con calma certo, ma non troppa, il papa non riservi loro il trattamento che Giovanni Paolo II, da una posizione esattamente opposta, riservò ai suoi avversari più tenaci, al gesuita Padre Arrupe o a quei teologi della liberazione a suo tempo sconfessati ed emarginati. Certo sarebbe un’azione autoritaria. Ma forse salverebbe la Chiesa Cattolica dal diventare quella di Kiko.

mercoledì 1 luglio 2015

Femminicidio: indovinate cosa ha detto Kiko...

Si è fatto un gran parlare sui giornali sulle bislacche espressioni di Kiko riguardo al femminicidio proferite durante la sua "omelia" al Family Day dello scorso 20 giugno 2015 (Kiko aveva preteso un'ora di show, altrimenti non avrebbe portato i suoi adepti alla manifestazione).

Ma se si va ad ascoltare con attenzione la registrazione dell'intervento di Kiko, si nota un guazzabuglio di frasi sconnesse, voli pindarici, «un'omelia assurda e delirante», in itagnolo (metà italiano e metà spagnolo: abita in Italia dal 1968 e ancora non ha imparato l'italiano).

Kiko parla sempre così. Ma siccome il santone "ha il carisma" e "parla sotto ispirazione dello Spirito", i suoi fedelissimi lo prendono sempre sul serio anche quando dice delle colossali vaccate (per esempio: «il Signore ci parla attraverso i testimoni di geova», oppure: «il Santo Padre dice che i vescovi devono ubbidire ad un laico e ad una donna», o ancora: «il Signore ti ha già perdonato... poi, se vuoi, domani lo sigillerai in confessione»...).

Tentiamo dunque di districarci nell'«omelia assurda e delirante» del Don Kikolone dello scorso 20 giugno, sbobinata con attenzione dal nostro collaboratore L'Apostata dal video qui:
“…Questo del femminicidio, oggi stesso parla la dogna de quello che l’anno scorso ha ucciso due bambine bellissime, è sta-è stato trovato, cercato da tutta la polizia in Svizzera, e se sapeva che l’aveva rapito, no s’hanno trovata, trovato, e sappiamo che si ha ucciso. Ecco, sta-adesso c’è un, en Espagna c’è un macello, un uomo che ha ucciso cinque bambini, si chiama B e sta in carcere, eccetera. Tante, tante casi de questo tipo, donne uccise.

Ma vi dico una cosa: dicono che questa violenza de genero è a causa della dualità maschio-femmina. Bene, noi diciamo che non è così. Questo uomo ha ucciso i bambini per un’altra ragione: porqué si questo uomo è un laico, è un secolarissato, ateo che ha lasciato de praticare, non va a Messa, il suo essere persona chi ce lo dà? L’amore della moglie.

La moglie le dice como la obre del (?): tu sei mio marito! Tu sei, io te faccio, io te do il essere mio marito. E lui, seee questo, questo amore essere amato de la moglie. Ma si la moglie lo abbandona, y se va con un’altra donna, questo uomo può fare una scoperta inimmaginabile. De pronto, quella moglie gli ha tolto l’essere, non le ama più, l’essere amato, y esperimenta el non essere amato.

Questo se chiama l’inferno, porqué Dio è amore. El primo moto che sente dentro, porqué ha una-sente una morte, tam profonda, tam profonda, che il primo moto è ucciderla. El secondo moto è como el dolore che sente, è così mistico porqué è siderale, è orr-orroroso, non essere amato ha piombato in un buco nero eterno. Allora pensa: como posso far capire a una moglie el danno che me ha fatto, la sofferenza che ho, che questo orribile, orribile, orribile. Ya so, ucciderò i bambini, e va y uccide i bambini.

Porqué l’inferno esiste, Dio è amato, Dio è amore. Non es, allora questo, en queste situacion, non conoscono, como non hanno, como non sono cristiani. Allora nessuno le spiega l’antropologia cristiana, ya lo dite, l’ha detto nel fondo Shakespeare: to be or not to be, essere o non essere, dat i de question. Allora là, ecco il problema vero: chi dà noi l’essere, essere amato?”
Salatini di Kiko
Ogni volta che Kiko parla, per i neocatecumenali è lo Spirito che parla.

Commento di C.: Sul tema di Kiko volevo solo dire poche parole.

Io, che l'ho conosciuto e per tanti anni ho fatto parte del cammino, vedo sempre il solito problema che il Cammino ha sempre avuto: esso è, praticamente, INASCOLTABILE a chi non ne fa parte.
Solo gli "adepti", che conoscono quel linguaggio, quelle forme di espressione, possono estasiarsi e "convertirsi" al loro "profeta". Questo aspetto io già negli anni '90 lo criticavo apertamente nel Cammino.

Chiunque sia "digiuno" non capisce assolutamente nulla di quelle sconclusionate parole!

Per questo:

- le 100 piazz(at)e non hanno convertito mai nessuno e sono sempre meno frequenti;

- il Cammino si incista SOLO nelle parrocchie compiacenti dove precedentemente aveva un tessuto e persone disposte già formato da aggredire e stravolgere (così fu per la mia parrocchia, entrammo con l'inganno perpetrato dall'allora sacerdote NC, certi di essere nel solco della Chiesa Madre, scoprendo poi da soli e a caro prezzo la verità).

Riguardo a quanto detto da Kiko, è vero che non deve essere condannato alla maniera laicista dei quotidiani massoni.

Ma se si analizza quanto da lui detto alla luce del cristianesimo non si può non dire che sono delle enormi corbellerie!

Un uomo non uccide la propria donna perché gli manca Dio: se fosse vero tutti gli atei sarebbero dei potenziali assassini.

Invece, la deriva del nostro tempo è proprio il fondamentalismo ideologico: sia religioso che laicista.
Il femminicidio non è che uno degli effetti di tale fondamentalismo, ma anche i neokikos, se si guarda con obiettività, stanno in un solco ideologizzato che esclude ogni tipo di coinvolgimento che non sia il loro "credo", "condannando" virtualmente tutti quelli che non fanno parte del loro "bellissimo" mondo.

Questo evento, infatti, dimostra ancora di più che l'idolo Kiko è intoccabile per i loro adepti.

Preghiamo per loro e per la Chiesa.
(da: C.)


Vorrei far riflettere un po' tutti, ma specialmente i catecumeni in servizio, su un passaggio dell'omelia di Kiko quando introduce la spiegazione all'uxoricidio: "Bene, noi diciamo che non è così."
Ma "noi" chi?

Sperando vivamente che non volesse parlare in prima persona plurale (altrimenti il delirio di onnipotenza sarebbe compiuto), è chiaro che si riferiva al Cammino. Con questa espressione ha voluto innanzitutto separarsi da qualsiasi altra opinione, lasciando intendere che da quel momento in poi si rivelava la verità assoluta.

Questa è una delle tecniche alla base della predicazione neocatecumenale: presentare una realtà distorta ad arte, per poi "annunciare" la corretta interpretazione.

Già me li vedo i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali lì presenti che, ascoltata la spiegazione sul femminicidio, hanno pensato alla profondità di quelle parole e a come riutilizzarla anche in altri contesti, magari durante qualche "scrutinio"... Gli stessi, si stanno ribellando delle reazioni del "mondo" alla predica del loro infallibile profeta.

Ultima considerazione: Kiko in tutti gli incontri con il suo popolo "profetizza" come ha fatto in Piazza San Giovanni il 20 giugno scorso, ma solitamente ad ascoltarlo c'è un uditorio fedele che non fa commenti e, soprattutto, non fa trapelare nulla all'esterno, perché deve serbare con cura la predicazione ricevuta (c'è gente che va fiera di aver ascoltato un annuncio di Kiko). Con questa uscita pubblica ha commesso un errore di strategia, non avendo considerato che c'erano orecchie "secolarizzate" e piene di "religiosità naturale" che si sarebbero ribellate.
(da: ExCat20)

sabato 27 giugno 2015

«Tu, parroco, sei contro i neocatecumenali!»

«Tu sei contro i neocatecumenali»
(Usted está en contra de los neocatecumenales)
- di don Jorge González Guadalix
(traduzione a cura di Valentina)

L’unico problema che ho con i neocatecumenali – per il volgo, i kikos – sono le accuse che alcuni commentatori di questo blog mi fanno di non accettarli e di non volerli.

Nella mia parrocchia, lo dico affinché non ci siano dubbi, non ho comunità neocatecumenali, o, più abbreviato, semplicemente “le comunità”. Invece ho gruppi di rinnovamento carismatico, della legione di Maria, Comunione e Liberazione, Azione cattolica, Apostolato di preghiera.

Se nella mia parrocchia si presentano persone di diversi movimenti, vengono seguite come tutte le altre e collaborano per ciò che possono e si sentono chiamati a fare. Semplicemente.

Le comunità neocatecumenali non sono obbligatorie qui a Madrid. Allo stesso modo, nessuno degli altri gruppi che ho citato. Sono strumenti di evangelizzazione e non sono gli unici in nessun caso, né sono di certo i principali.

Gli strumenti chiave per l’annuncio e la vita cristiana sono la Parola, la preghiera, la celebrazione della fede e la testimonianza dei credenti. Pretendere che un determinato movimento, sia esso il Cammino Neocatecumenale o l’Apostolato della preghiera abbiano tutti i pregi e nessun difetto è di sicuro un’esagerazione. Nel caso che trattiamo, sono sicuro che se il Santo Padre credesse davvero che il Cammino è ideale per la nuova evangelizzazione, lo avrebbe comandato a tutti i cattolici. Non dubito che il signor cardinale di Madrid, che vuole il meglio per i suoi fedeli, avrebbe chiesto espressamente ai suoi sacerdoti di aprire tutte le nostre parrocchie al Cammino Neocatecumenale. Non lo ha fatto. Allo stesso modo altri vescovi hanno fatto nelle loro diocesi, perché come vescovi non l’hanno considerato un metodo adatto ai loro fedeli. Sono nel loro pieno diritto.
Qui il problema sta nel fatto che quando dici che non vuoi avere il Cammino in parrocchia e che preferisci altre iniziative, ti dicono di tutto, poi si mettono in preghiera per la conversione del parroco –cosa comunque apprezzabile– e finiscono per concludere che non ti interessa l’evangelizzazione. Come se qualcuno ne detenesse l’esclusiva.
Il servo, in questi casi, dice ciò che dice la Chiesa. Sul fatto che sia un movimento o forma di apostolato approvata dalla Chiesa, non ho nulla da dire. Solo che è in potere del parroco l’introdurlo nella parrocchia oppure no. Che, visto che c’è libertà, nella parrocchia abbiamo optato per attività “parrocchiali”. Che possiamo sbagliare, oppure no. Ma niente di più.

"Però il fatto è che tu sei contrario". Cominciamo. Qui non ci sono colori intermedi. O apri la parrocchia al cammino o gli sei contrario e, in più, non ti preoccupi dell’evangelizzazione dei lontani.

Neocatecumenali in parrocchia:
dissacrazione e "caciara"
Credo nella parrocchia – ci mancherebbe altro che un parroco non ci credesse –. Credo nelle attività parrocchiali e diocesane. Credo che la parrocchia abbia una missione speciale, che è offrire a tutti i cristiani - senza distinzione alcuna, di qualsiasi movimento siano, o qualsiasi spiritualità professino, ragazzi o adulti – la catechesi, la celebrazione dei sacramenti, la attenzione ai poveri. A Madrid come a Mosca. A Sebastopoli come a Vigna del Mar. A Vienna o in India. Sempre ci sarà una parrocchia aperta dove ogni fedele possa assistere alla celebrazione dell’eucaristia, pregare, battezzare i suoi figli, stare in comunità e vivere la solidarietà cristiana.

Credo nella parrocchia come cellula di evangelizzazione di paese o di quartiere. Come luogo di santificazione ordinaria del credente. E credo in una parrocchia molto “comune”. Che ci assomigli. Forse sbagliata, forse no. Ma che possiamo scegliere.

E credo in una parrocchia dove, giorno dopo giorno, vediamo con gioia la collaborazione di tanti fratelli appartenenti a diversi movimenti e correnti ecclesiali.

Qui ho collaboratori neocatecumenali, dell’Opus Dei, di gruppi sorti da diversi ordini e congregazioni religiose, dell’adorazione notturna, carismatici. Gente che, vivendo la propria spiritualità nei propri rispettivi ambiti, vogliamo che qui formi la comunità di tutti, con l’eucaristia quando vogliono o possono assistervi, un ambiente sempre aperto e, ogni settimana, una cappella dove poter adorare il Santissimo all’ora che desiderano.

Sono particolarmente contento per la collaborazione dei fratelli del cammino catecumenale alla catechesi, alla Caritas, all’organizzazione della cappella dell’adorazione perpetua al Santissimo Sacramento.

giovedì 25 giugno 2015

Family Day, golpe neocatecumenale

Citiamo alcune parti dell'articolo Family Day, golpe neocatecumenale, pubblicato su Effedieffe (23 giugno 2015). L'articolo completo è al momento disponibile ai soli lettori abbonati a Effedieffe.


Il Kiko pigliatutto

Che la piazza rischiasse di essere suo malgrado addomesticata era cosa prevista e prevedibile, e sulla quale ora è doveroso restare più che mai in guardia, visto il poderoso trionfo numerico. Che il vincitore della gara di appalto e numero uno della organizzazione fosse – e, come dichiarato, su investitura papale – Kiko Arguello, pure lo si sapeva: e infatti sia il portavoce Gandolfini sia il supporto della Manif sono suoi emissari. Ma era inimmaginabile la proporzione della supremazia. Tutti i residui del mondo cattolico ancora dotato di una qualche scintilla di ragione (cioè, coloro che ancora ritengono che una famiglia sia fondata sull’unione tra un uomo e una donna) sono stati fatti oggetto della scalata di un unico grande azionista: il folkloristico fondatore e capo carismatico della prolifica setta “in cammino”, entrata di prepotenza nelle grazie del Vaticano bifronte.

Sulla frammentazione dei cristiani disposti a mobilitarsi e a combattere per fermare la dissoluzione, cala dal palco di piazza San Giovanni il tendone del grande imprenditore circense spagnuolo. L’unico sulla scena che si poteva in effetti permettere di assumere il ruolo pilota, approfittando del grande vuoto creatosi nella prateria del cattolicesimo politico militante: Kiko il conquistatore dispone della forza-lavoro e dei relativi fondi, nonché ora – appunto – dell’imprimatur più che vescovile addirittura papale. Come ha ripetuto a gran voce dal palco della piazza – talmente sicuro del fatto suo da permettersi persino di sbugiardare il segretario della Conferenza Episcopale Nunzio Galantino (licenza davvero inaudita, ma – ammettiamolo – gustosa) – è Bergoglio in persona ad avergli dato mandato di creare l’evento e di riempire la piazza. Mandato pienamente adempiuto. Del resto, ci avevano già provato in tanti a confederare il dissenso sui temi legati alla famiglia. Tutti senza riuscirci: troppo faticoso (ci vuole una enorme potenza di fuoco) e in fondo anche troppo rischioso (se ci si gioca male i rapporti intra-vescovili si è bruciati per sempre).

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Kiko Arguello. Il quale imbastisce una interminabile omelia, assurda e delirante, misticheggiante, ereticheggiante, intercalata da canzoni ispaniche con chitarre e nacchere, stile Gypsy King (altro che Gregoriano, altro che Chiesa di Cristo). Facile capire quante centinaia di migliaia di neocatecumenali erano presenti in piazza: quelli che battevano le mani. Gli altri, o se la davano a gambe o sfogavano su Twitter la propria comprensibile irritazione.

E tuttavia ad Adinolfi, par di capire, dispiace sino ad un certo punto: incassa bene la deminutio, se il suo giornale rende omaggio al nuovo signore e scrive che «l’impatto profetico di Kiko Arguello si è visto in piazza», depurando così la penosa esibizione del santone da ogni legittima sensazione di imbarazzo.

Tutti travolti dalla chitarra di Kiko: la verve femminile di Costanza Miriano, la vis littoria di Amato, la freddezza monoespressiva – ma bivalente – dell’alleato cattolico Mantovano (su cui torneremo più sotto), le velleità filosofiche del carneade dandy Pillon.

I nuovi equilibri ecclesiastici in “Cammino”

Il Family Day 2015 è stato il primo, vero, grande coming out italico della colossale setta, cui corrisponderà la sua legittimazione formale sul piano mediatico, sociale, politico.

L’infiltrazione neocatecumenale nel tessuto sociale è da tempo realizzata: colonne del «Cammino» sono disposte lungo i gangli del potere e della cultura anche se spesso – forse per ordine interno – non lo danno a vedere. Lo stesso Matteo Renzi ha un fratello neocatecumenale, il pediatra esule Samuele, oltre a parenti della moglie Agnese. È neocatecumenale Graziano Del Rio, padre di dieci figli. È neocatecumenale la saggista anti-risorgimentale Angela Pellicciari, così come è neocatecumenale uno dei suoi editori, Giovanni Zenone di Fede&Cultura. È neocatecumenale il referente della Manif Italia Jacopo Coghe. È neocatecumenale il neurochirurgo bresciano Massimo Gandolfini, l’uomo immagine della manifestazione del 20 giugno ora nuova figura di riferimento del mondo pro-family. È neocatecumenale il leader CISL Raffaele Bonanni. È neocatecumenale il direttore di un importante giornale giuliano e si suppone lo sia anche il giovane figlio, già alto dirigente dei Giovani Democratici. In effetti, questo dei neocatecumenali piddini pare essere un pattern preciso; evidentemente, non si ritiene che militare in un partito abortista, omosessualista e genderista sia incompatibile con la fede professata, l’importante è “camminare” un po’ dappertutto.

Grazie a Kiko Arguello, la chitarra,
vestigia del periodo post-conciliare più sperimentativo,
sta oggi tornando di gran moda in moltissime parrocchie
Dopo un lavorio preliminare fatto di incontri galanti in cui si è resa evidente la reciproca simpatia, ecco che Bergoglio in persona avalla l’outing di Kiko e del suo esercito perfettamente irregimentato. In questa manovra, come sempre, il Vescovo di Roma tiene il piede in due staffe: l’odioso Galantino – l’uomo nero del popolo della famiglia di piazza San Giovanni – che si schiera irriducibilmente contro la manifestazione tenendo sotto schiaffo il suo Avvenire oramai caricaturale, è al 100% suo uomo di fiducia. L’inquilino di Santa Marta agisce, ancora una volta, come bravo e accorto dittatore, cui preme il potere sopra ogni cosa: gatto bianco o gatto nero, l’importante è che prenda i topi, diceva Deng Xiaoping. E Bergoglio questo ha fatto: ha messo in casa due gatti, per vedere quale prende più topi, plausible deniability incorporata. Tanto a breve, in Sudamerica, incontrerà ufficialmente un attivista gay col proprio marito, al quale verosimilmente non racconterà del milione di persone in piazza San Giovanni.

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Posto quindi che d’ora in avanti, per i temi legati alla famiglia, dovremo fare i conti con Kiko e la sua numerosa figliolanza-militanza – ovvero con lo schitarramento obbligato, ovunque e sempre – va segnalato en passant come il movimento non sia scevro di problematiche, anche sulla scena più ampia rispetto a quella nazionale.

La Conferenza Episcopale giapponese, per dire, 5 anni fa chiese che i neocatecumenali fossero allontanati dal Giappone. Lo stesso, a quanto pare, è avvenuto in altre parti del mondo, dove ancora permangono dei Vescovi fedeli alla tradizione Cattolica.
Per una disamina definitiva del credo neocatecumenale, si rimanda al saggio di Monsignor Pier Carlo Landucci pubblicato un anno fa da EFFEDIEFFE, in occasione dell’udienza concessa da Bergoglio alle famiglie del “Cammino”.
«Ci troviamo, in conclusione – scrive il servo di Dio – davanti ad un penoso e dannosissimo lavaggio del cervello, di tipo fanatizzante, sul piano dottrinale, pratico, liturgico».

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Tutti a tavola: il menù è il nuovo compromesso con l’omocrazia.

Nonostante il milione di persone, e con tutti costoro inconsapevoli convitati, rieccoci seduti intorno all’immancabile tavolo – che poi è sempre lo stesso tavolo del rivale Galantino (il quale, davanti ai fatti irlandesi, precisava di volerlo «orizzontale»), che ricompare a sorpresa, in un gigantesco gioco delle parti. È il tavolo in cui si sono consumati tutti gli amplessi di gruppo che nell’ultimo quarantennio hanno generato leggi moralmente inique e hanno demolito un ordinamento e una società.

E ora entrino le chitarre, i tamburelli e le nacchere. Ode al nuovo cattolicesimo politico italiota. Il democristianismo eversivo e portatore di rovina cambia pelle, ma è ancora una volta salvo.

Come canta Kiko: «lalalallaaaaaah».