sabato 23 luglio 2016

GMG 2016: la fissazione di Kiko per gli autobus neocatecumenali

Kiko Argüello ha inviato la sua solita lettera che comincia col suo criptico logo aziendale:


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La prima cosa che salta all'occhio è la citazione alla carlona di 1Gv 2,13ss:



Il testo garantito dalla CEI non contiene l'accento sul giovanilismo kikiano - ma Kiko aveva interesse a mettere obbligatoriamente a tema "giovani" e "concupiscenza della carne": negli autobus neocatecumenali e nei viaggi "all'andata e al ritorno", i giovani neocatekikos dovranno subire l'interrogatorio pubblico (spacciato per risonanza al versetto biblico) che verterà principalmente sulla "concupiscenza della carne e degli occhi".

Il vero testo biblico non è fatto di giovanilismo perché si rivolge a tutti i cristiani, ed anche ai "padri" dei giovani (conviene leggere tutto il capitolo 2, almeno fino al versetto 22, per capire tutto il contesto):
[13] Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.
Scrivo a voi, giovani, perché avete vinto il maligno.

[14] Ho scritto a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre.
Ho scritto a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.
Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti,
e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno.

[15] Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui;

[16] perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo.

[17] E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!
Ma poi... andata e ritorno da cosa? La GMG non è nemmeno nominata nella lettera. È evidente che per i capi-kikos la GMG 2016 di Cracovia è solo un punto d'appoggio per le proprie iniziative.

Sull'indottrinamento dei giovani kikos alle "confessioni pubbliche negli autobus kikiani" un padre di famiglia ci scrive:
Mia figlia fa parte del cammino da oltre un anno ed ha lì tutti gli amici per cui stravede.
Mi metto nell'ordine del cervello di tali ragazzi che a 14 anni iniziano ad essere rimbalzati di discorsi in quel modo assillante che sembrerà normale quello che gli viene detto.
Sono in un età di sviluppo e in quella fase gli viene propinato papponi del tipo: Dio manda le malattie per farsi vedere, sposati presto e fate figli come conigli, alzatevi, proclamate nelle piazze la parola del Signore senza vergogna, il fango sugli occhi sono i peccati che Dio ti fa vedere per farti capire che razza di uomo sei, prendi la croce e guarda che schifo che sei, segui il nostro mondo e non quello che c'è fuori (comprese le altre parrocchie), GUAI andare alla messa la domenica mattina perché la vera e unica è quella del sabato con la tua comunità ecc. ecc..
Vengono fuori con certe idee e crescono con certi ideali che poi finisce che tutto quello che è normale o che dice la vera Chiesa, per loro diventa incomprensibile.
E spesso crescono frustrati e limitati.

Il sito web "Krakow 2016 CNC" insiste molto
a ricordare il pagamento dei 15 euro a persona
per lo spettacolo kikiano delle "alzate"
e sulle opportunità turistiche

AleCT ci scrive a proposito della GMG:

L'organizzazione prevede pacchetti diversificati ovvero puoi decidere se partecipare all'intera settimana CON ALLOGGIO o SENZA... oppure decidere se partecipare solo alla veglia e alla messa finali. Ovviamente i pacchetti hanno costi differenti.

Ora io non so che pacchetto acquistino i ragazzi neocatecumenali.

Chi partecipa all'intera settimana (come ho fatto io per 3 volte) la mattina ha le catechesi con i vescovi (divisi per lingua) e poi ha il pomeriggio libero (ci sono una marea di manifestazioni di contorno...chi ha fatto una GMG lo sa benissimo) tranne il venerdì perché c'è la Via Crucis.

Insomma dietro c'è una organizzazione mastodontica. Personalmente penso sia più semplice organizzare una Olimpiade (costi degli impianti a parte) che una GMG.

Questo perché lo dico? Perché una delle SCUSE che mi hanno dato i ragazzi neocatecumenali per il fatto che loro alle catechesi dei vescovi non ci vanno è: «SAREMMO TROPPI... POI DOVE CI METTONO?».

Come se chi organizza fosse un emerito mentecatto.
A chi mi disse questa solenne cretinata spiegai in maniera semplice come funzionava (a Madrid ero capogruppo quindi sapevo qualcosa in più).

Spiegai che le cose non si fanno all'ultimo minuto, che tu parti sapendo già dove alloggerai e dove avrai le catechesi dei vescovi (te lo fanno sapere almeno un mese prima)... e il mio interlocutore neocat mi cadde dalle nuvole stupendosi di questa organizzazione così minuziosa.

Chissà che cosa gli avevano detto i suoi responsabili NC... forse che erano così tanti che sicuramente non sarebbero stati gestibili. Per la serie, tra i kikos vige il falso slogan: non siamo noi che non vogliamo venire, sono gli altri che sono talmente imbranati che non potrebbero gestirci.
Affermazioni come questa farebbero il paio con altre che ho sentito con le mie orecchie:
1) alle catechesi non ci andiamo, sono roba da bambini
2) tanto abbiamo le catechesi di Kiko
3) noi facciamo cose serie: EVANGELIZZIAMO
Fino all'ultima...la più esilarante:
MA PERCHÉ? CI SONO ALTRI RAGAZZI CHE PARTECIPERANNO ALLA GMG OLTRE A QUELLI DEL CAMMINO?
Io non mi scorderò mai quando a Madrid, durante la cerimonia di accoglienza del Papa, lo speaker lo salutò dicendo: "Santo Padre, qui sono presenti giovani di ogni paese e formazione" Il primo nome citato fu il Cammino Neocatecumenale.
Solo che in quel momento in pratica NON RISPOSE QUASI NESSUNO (e tutti sanno il rumore che possono fare)...
E certo... erano tutti ad "evangelizzare"! Però "ai primi posti al matrimonio" non rinunciano.

giovedì 21 luglio 2016

Risonanze e decime sotto il Vesuvio

Leggiamo, da "L'ora Vesuviana", l'articolo: Neocatecumenali sotto il Vesuvio, siamo andati a vedere come funziona la “decima” e la “risonanza”

di Paolo Perrotta - pubblicato il 17 aprile 2015 su L'ora Vesuviana

S.Vitale (Napoli): coro seicentesco
occultato da brutture kikiane
Sono Cristiani e vanno in chiesa, come ogni buon cristiano dovrebbe fare. Loro però, si incontrano anche durante la settimana, spesso a porte chiuse “perché ci son solo dei momenti in cui è possibile partecipare al cammino”. Neocatecumenali, pentecostali, carismatici: tutti fedeli dello stesso Dio, ognuno con modalità diverse di preghiera e soprattutto di vivere la comunità.
Siamo andati a vedere. 

Sotto il Vesuvio, infatti, aumentano sempre più le comunità di neocatecumenali e carismatici e con esse anche i misteri sugli incontri, sulla dottrina e sul perché dalla chiesa canonica questi gruppi, spesso vengono avversati come delle vere e proprie sette, pur credendo allo stesso Dio e pregando dagli stessi libri. Andiamo per ordine. A Volla, a San Gennariello (frazione di Pollena Torcchia e a Portici, ci son le comunità neocatecumenali più attive. 

Il movimento fondato da un pittore spagnolo, Kiko Argüello, è ormai diffuso in tutto il mondo e rappresenta una potenza con cui anche Papa Francesco deve confrontarsi, nonostante sia il primo pontefice ad averlo criticato e rimproverato apertamente.

Il primo di quei rimproveri riguardava proprio la questione della messa. In alcune diocesi i vescovi, infatti, hanno fatto leva sulle parole del papa per esigere dai neocatecumenali di smettere di celebrare le loro messe e la veglia pasquale separati dalle rispettive comunità parrocchiali. 

Il secondo, riguardava il rispetto delle culture locali. Il terzo, riguardava il trattamento degli adepti. “La libertà di ciascuno – ha detto Papa Francesco – non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana”. 

Siamo andati anche noi in una comunità neocatecumenale. Ci han detto che l’apertura alla catechesi avviene solo due volte l’anno. E ci sta, perché sarebbe difficile comprendere come sia possibile che una comunità cattolico cristiana debba lasciare la “decima” (il decimo dello stipendio lordo) al catechista perché poi ne disponga la comunità o si viva con così tanta angoscia e pathos un momento importante come la “risonanza”, momento dopo la lettura della bibbia in cui, a turno e con l’assoluto obbligo di silenzio per gli altri fratelli e sorelle, ci si smuove a mo’ di campana di tutte le negatività, anche in relazione ai fratelli della stessa comunità. 
Ancora da S.Vitale (Napoli): la cappella
del SS.Sacramento, neocatecumenalizzata
con "tabernacolo a due piazze"

e senza inginocchiatoi (S.Vitale)

Oltre alla “decima” nel cammino neo catecumenale c’è la totale “apertura alla vita”: in sostanza esistono in comunità coppie che hanno anche otto figli.
Abbiamo incontrato due fedeli, uno fuoriuscito dal cammino, un’altra in pausa di riflessione, momento in cui al fedele viene chiesto di evangelizzare e portare in comunità anche la propria famiglia. 

“Sono uscito dal movimento – dice Franco (il nome è di fantasia) perché iniziavano a condizionare la mia vita. Mi sono trovato a scegliere tra i valori e l’amore per mia moglie e i miei figli e le imposizioni della comunità”. 

Anna (il nome sempre di fantasia), invece, è in pausa. In questo periodo deve riflettere. Signora era troppo indisciplinata? “Assolutamente no – dice Anna – una parte del tragitto, che dopo 25 anni prevede l’arrivo a Gerusalemme, è lo stare a casa per coinvolgere, non convincere l’intera famiglia al cammino”.

Paolo Perrotta

lunedì 18 luglio 2016

Teramo: più moquette blu e meno altari e statue della Madonna: la nuova estetica neocat spazza via ciò che non è di Kiko

Recentemente, il 6 luglio 2016, l'Associazione Teramo Nostra è tornata a denunciare il degrado neocatecumenale della chiesa di San Giuseppe con un articolo di cui riportiamo alcuni brani.


«TERAMO - Nonostante la diffida alla Sovrintendenza ai Beni culturali del maggio scorso da parte dell’associazione culturale Teramo Nostra, tutto tace sulla Chiesa di San Giuseppe.

L’edificio di proprietà della Parrocchia del Santo Spirito di Teramo, già da tempo si trova in uno stato di abbandono e di degrado. (...)

La Chiesa di San Giuseppe è un simbolo di questa città che rischia di scomparire. Sono anni che la struttura è lasciata in uno stato di abbandono.

Già dagli anni ’70 l’edificio è vittima di azioni di smantellamento e snaturamento con gli interventi sull’arredamento apportati dal Cammino neocatecumenale (che per anni ha usufruito dell’edificio) per esempio con l’introduzione della moquette blu, o con il decurtamento di oggetti di grande valore artistico come il trasferimento della statua della Madonna risalente al 1300 all’interno della Cappella vescovile. »

Moquette blu e sedie di plastica nella
chiesa neocatecumenalizzata
di san Tomà a Venezia

Ad ottobre 2014 la Associazione Culturale Teramo Nostra aveva infatti pubblicato la seguente denuncia:
«L'incuria e la non tutela della Sovrintendenza, l'inibizione ai fedeli di fruire del culto del Santo, minaccia la perdita irreparabile dell'importante monumento caro alla comunità per l'arte e la storia che rappresenta».

[...]

«L'incuria iniziò circa 20 anni fa», racconta l’associazione Teramana, «con l'utilizzo improprio del gruppo catecumenale che ne stravolse l'assetto decorativo introducendo moquette e sedie di plastica, tamponando la cappella di San Giuseppe decorata da Ugo Sforza, e rimuovendo l'altare di San Rocco con la scultura policromata del XIV secolo raffigurante la Madonna della Neve che è stata trasferita nel palazzo vescovile.

L'incuria e le gravi manomissioni e stravolgimenti, nonostante le nostre sollecitazioni, ci inducono a proseguire la protesta e a chiedere interventi di consolidamento e di ripristino e non lasciare che il sacro luogo deperisca ancora di più. Per vari secoli la chiesa fu custodita dalla famiglia di Pietro, fino alla fine degli anni Sessanta. Un suo componente, Vincenzo, celebre organaio, aveva la funzione di segretario della Confraternita dei falegnami che aveva sede nella chiesa dedicata al patrono di questi artieri».


Aggiornamento segnalatoci da Simonetta: sul portale Turismo provincia di Turismo leggiamo:
«La Chiesa di San Giuseppe, oggi chiusa al culto pubblico e riservata esclusivamente alle funzioni di un movimento cattolico, ha visto completamente compromessa nel tempo la propria visuale prospettica».
Il "movimento cattolico" neocatecumenale ha completamente compromesso la chiesa di san Giuseppe. Complimenti.

sabato 16 luglio 2016

Kiko Argüello contro l'Arte Sacra devozionistico - sentimentale dell'Occidente

Leggiamo questo articolo comparso pochi giorni fa su EmmausOnLine.

Redazione, 4 luglio 2016

Hall del Seminario di Macerata:
al centro, caricatura della Trinità di Rublëv
Il 26 giugno scorso è stata inaugurata la nuova Hall del seminario diocesano missionario Redemptoris Mater di Macerata. All’evento hanno preso parte circa 500 persone. Erano presenti il nostro vescovo monsignor Nazzareno Marconi, l’arcivescovo di Fermo, monsignor Luigi Conti, il sindaco di Macerata Romano Carancini, l’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, nonché consulente artistico del seminario, Kiko Arguello e l’architetto Mattia Del Prete insieme agli itineranti attualmente in missione in tutte le parti del mondo e altre autorità. Importante è stata anche la presenza dei fratelli della Chiesa Ortodossa.

«Vorremmo fare di questo seminario di Macerata un modello di tutti i seminari Redemptoris Mater che sono presenti nel mondo, sia nella struttura, che nello spirito con cui si vive in questa comunità», cosi ha detto l’iniziatore del Cammino, Kiko Arguello nel discorso che ha pronunciato nella cappella dedicata alla Vergine Maria. Lo stesso Kiko ha continuato parlando dell’importanza di ritornare ai canoni iniziali della pittura bizantina, dove troviamo un ribaltamento della prospettiva, in cui il punto focale coincide con lo spettatore stesso, in questo modo dunque possiamo sentirci partecipi del messaggio di salvezza che queste icone vogliono comunicare.


«Quello che stiamo cercando di fare – ha specificato Kiko, insieme all’equipe di artisti itineranti presente – è di stabilire un ponte con la pittura bizantina che è teologico-sacramentale, perché siamo passati, in Occidente, ad uno stile devozionistico – sentimentale. C’è bisogno quindi di ristabilire quello che è il canone bizantino, risanare la rottura che l’arte ha vissuto dal XV secolo in poi».

Il Rettore del Redemptoris Mater maceratese, Don Mario Malloni, ha proclamato il vangelo di Marco “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura” (16,15-20), mentre monsignor Nazzareno Marconi nell’omelia ha sottolineato l’importanza della missione nella Chiesa e i vari frutti che Dio, attraverso il Seminario, ha portato alla diocesi di Macerata.

Al termine si è proseguito con la benedizione dell’icona della Trinità e della nuova sala. Tutto si è concluso con un fraterno convito dove i presenti hanno continuato a ricordare gli infiniti miracoli che il Signore ha compiuto in questa Diocesi.


A titolo di promemoria - anzitutto per il vescovo di Macerata lì presente - mettiamo qui sotto alcuni esempi, tratti dalla Cattedrale di Macerata, per osservare la «rottura che l'arte ha vissuto dal XV secolo in poi», secondo Kiko, scostandosi «da quello che è il canone bizantino»:
San Giuliano implora la Vergine per Macerata
(C. Unterberger, 1786)
Cattedrale di san Giuliano a Macerata:
"Assunzione della Vergine" (Ciro Pavisa, 1924)
Macerata: "San Michele Arcangelo", mosaico
(Giovanbattista Calandra, 1628)

mercoledì 13 luglio 2016

La GMG 2016 e l'ipocrisia neocatecumenale

E voi ce l'avete il santino di san Kiko?
Fra pochi giorni inizierà la nuova Giornata Mondiale della Gioventù.
Come al solito i fratelli del Cammino Neocatecumenale la trasformeranno nella GMG Kikiana.

Ora, questo evento organizzato dalla Chiesa Cattolica ha un programma definito che parte da lunedì 25 luglio fino alla domenica del 31 con eventi, incontri di preghiera, precisi appuntamenti, etc. Trovate tutto sul sito web www.gmg2016.it.

Ora, dicevo, chi vuole partecipare vi partecipa in aderenza a quanto vi è stabilito: credo che tutti i movimenti cattolici convengono su questo.

Del resto, se partecipi ad un evento o un seminario non è che ci vai e poi di testa tua scegli i giorni e gli interventi snobbando il 90% degli incontri e poi ti vanti con il direttore dicendogli "evviva il tuo seminario! che bello è stato parteciparvi!".
Saresti un ipocrita, per non dire di peggio.

I neocatecumeni, invece in questo caso, dimostrano pienamente la loro ipocrisia partecipando alla GMG a modo loro!, infatti:

- se ne fregheranno di tutte le iniziative, incontri di preghiera organizzate dal comitato (cioè dalla Chiesa, cioè dal Papa che dicono di accogliere);

- si faranno vedere solo al giovedì sera per accogliere il Papa con i loro striscioni (ma prima dove erano? Chi l'ha visti?)

- scompariranno di nuovo per rifarsi vivi alla veglia del sabato con i soliti striscioni e alla domenica mattina faranno armi e bagagli cercando di levare le (sacre?) tende anche prima della benedizione (caso VISTO PERSONALMENTE a Toronto nel lontano 2002 e che mi costò uno scontro con i catechisti regionali all'epoca). Per poi tornare il giorno dopo - a GMG terminata - per il vero centro del "loro" pellegrinaggio. Il famigerato incontro con Kiko e le proverbiali "alzate" con relativo "show dei record" annesso.

Ora, quello che non riesco ad accettare è come la Chiesa tolleri tutto questo...

Vuoi fare l'incontro con Kiko? Benissimo, fattelo per conto tuo a vattelapesca dove ti pare e nei giorni che vuoi.

Ma non venire ad insozzare un incontro della Chiesa Cattolica con il tuo ciarpame teologico ed il tuo egocentrismo, credo che il mio discorso sia razionale e non faccia una piega. Ma quello che non comprendo è come fa la Chiesa ad accettare tutto questo, io mi dico...
(da: C.)

domenica 10 luglio 2016

Quell'orrido dipinto di Kiko

Fosse nere al posto degli occhi, Gesù Bambino vestito di nero che "benedice" con la mano sbagliata... che razza di spiritualità si nasconde in un quadro del genere?

Video:


giovedì 7 luglio 2016

«I "catechisti" non facevano che ripeterci quanto fossimo peccatori»

Citiamo e commentiamo un articolo di E. Ambrosi pubblicato su Repubblica.it


Storia di Sara, cresciuta con dieci fratelli

di E. AMBROSI - 16 aprile 2015
Dieci fratelli e una famiglia iper-religiosa alle spalle che fa parte del percorso di fede interno alla Chiesa cattolica chiamato ‘Cammino neocatecumenale’, nel quale i genitori sono invitati ad avere moltissimi figli. È la storia di Sara, venticinquenne oggi sposata e con un bambino di tre anni, che qui racconta la sua adolescenza e i conflitti con la famiglia che ha dovuto affrontare dopo i 18 anni.
“A un certo punto mi sono accorta di essere diversa dai miei coetanei: quasi nessuno aveva più di due fratelli, non dieci come me. Ma soprattutto chi era credente andava semplicemente a Messa la domenica, non come noi che ci andavamo il sabato sera, oltre a pregare in casa e a frequentare quelle che chiamiamo ‘comunità’ tutti i martedì e alcuni weekend al mese”. 
Parla con foga, Sara, che ha venticinque anni e oggi è sposata con un bimbo di tre anni e mezzo. Proprio come la famiglia Ananìa, invitata sul palco di San Remo, anche lei è cresciuta in una famiglia numerosissima di tredici persone. I suoi genitori, infatti, fanno parte del percorso di fede interno alla Chiesa cattolica chiamato ‘Cammino neocatecumenale’, all’interno del quale le famiglie sono invitate ad avere moltissimi figli: otto, dieci, dodici.
Quella paura di scoprire che mia madre era di nuovo incinta
Ma se guardare una famiglia con così tanti bambini dall’esterno può commuovere, specie in un paese che di figli non ne fa più, la verità, dall’interno, è molto diversa.
E infatti la storia di Sara è complessa, segnata dal conflitto e dalla sofferenza provocata da una religione vissuta in maniera opprimente. 
“Ricordo che detestavo la domenica mattina fare le lodi tutti insieme, non mi piaceva trascorrere tante ore a pregare. I veri problemi sono cominciati a quattordici anni, quando i miei genitori mi hanno mandato con mia sorella tredicenne a fare le catechesi per entrare in una comunità (quelle che ogni anno si formano alla fine delle cosiddette ‘catechesi’ con persone di ogni età ed estrazione sociale, ndr).
L’adolescenza come periodo già di per sé è piuttosto travagliato, immagina come possa essere stato viverlo in una famiglia ipercattolica, assolutamente chiusa a ogni tipo di svago adolescenziale che non fosse stato approvato dai genitori”, continua Sara. 

“Io naturalmente mi ribellavo a tutto ciò e facevo di nascosto quello che volevo fare, senza naturalmente potermi confidare con i miei fratelli o con i miei amici, che facevano quasi tutti parte della comunità e che quindi erano anch’essi piuttosto repressi dalla famiglia”. 
Ma l’adolescenza di Sara è stata segnata anche da un’altra grande paura: il terrore che la madre restasse nuovamente incinta.
Visti i grandi impegni religiosi dei genitori, infatti, toccava a lei, la prima figlia, prendersi cura dei nuovi arrivati. 
“Come dice la mia psicoterapeuta, a cui mi sono dovuta rivolgere dopo i vent’anni, sono stata caricata precocemente di responsabilità troppo grandi, anche perché il mio carattere mi spingeva a dare tutta me stessa per svolgere al meglio il mio dovere di figlia-sorella-studentessa, mentre nel frattempo i catechisti non facevano che ripeterci quanto fossimo peccatori, inculcandoci un senso di colpa spaventoso: ho visto persone piangere, altre non hanno retto alla pressioni psicologiche e se ne sono andati”. 

Il vero conflitto con la famiglia in tema di scelte di vita comincia dopo i 18 anni. “In quel periodo feci quello che in questo movimento si chiama ‘secondo passaggio’. 
È una tappa dove, oltre all’invito a liberarti di tutti i beni materiali,  si viene sottoposti a un durissimo scrutinio interiore: così è toccato anche a me sedermi su quella sedia, davanti a otto catechisti e all’intera comunità, e rispondere a ogni tipo di domanda, comprese quelle sul sesso (i rapporti prematrimoniali, infatti, sono proibiti). 
A quel punto della vita, poi, sono solo due le opzioni che ti vengono prospettate da questo cammino di fede: o ci si sposa, per cominciare a mettere al mondo altri figli, o si entra in seminario o in convento di clausura, tertium non datur".

Essere madre a mia volta, una conquista.

Forse per paura della clausura, chissà, forse per ribellione, a vent’anni Sara resta incinta del suo ragazzo, non credente ed estraneo alla comunità.
 “Frequentavo il secondo anno di università (una laurea triennale in campo sanitario), e per me è stato devastante: mi vergognavo di essere incinta di un bambino che non volevo, ma ho lasciato la comunità perché ero stanca di essere additata come la Maria Maddalena del caso. 

Naturalmente tutti mi hanno abbandonato, mi sono ritrovata senza nessun amico, anche se per fortuna avevo l’appoggio di quello che nel frattempo era diventato mio marito (mi sono sposata a 21 anni dopo numerose pressioni)”. 

Dopo la nascita del bambino, comincia un periodo difficile. “Ho sofferto di una grave depressione post partum, ma alla fine sono riuscita a laurearmi con il massimo dei voti e ora ho iniziato la laurea specialistica. Credimi non è stato facile conciliare famiglia, studio e problemi di salute di natura psicologica, anche se la persona da cui sono in cura non ha dubbi: i miei sintomi derivano dalla mia passata esperienza in quella setta estremista cattolica che ha letteralmente fatto a pezzi la mia autostima e la mia capacità di essere moglie e madre".  
Provi rabbia verso i tuoi genitori? 
"No, anche loro in fondo sono vittime, né voglio gettare fango sulla Chiesa, anche se credo che debba avere il coraggio di scavare sotto la superficie di certe realtà cristiane, dove avvengono dinamiche che possono annullare totalmente la volontà e deformare la visione nel mondo. 
Su una giovane mente questi effetti sono impressionanti e io ne porto i segni, anche se credo che se non avessi fatto le esperienze (anche negative) che ho vissuto, sarei una persona diversa, e io sono abbastanza contenta della persona che sono oggi”.

lunedì 4 luglio 2016

Maldicenze neocatecumenali contro mons. Cesare Pagani

Un esempio (vecchio ma attualissimo) per capire la mentalità neocatecumenale.

Il 12 marzo 1988 mons. Cesare Pagani, vescovo di Perugia, ricevette la visita dei Responsabili del Cammino Neocatecumenale per la regione Umbria: Giorgio Filippucci, Responsabile dell’Equipe dei catechisti, sua moglie Lucia Filippucci, il sacerdote Andrea Papa e un seminarista del Cammino.

Dopo una violenta discussione il Monsignore fu accusato da essi di osteggiare codesto movimento, e poiché il Vescovo soffriva di cardiopatia, due ore dopo il colloquio morì di infarto.

Successivamente cosa fecero questi grandi "catechisti" del Cammino? Dissero durante le loro "catechesi" a tutta la regione che il Monsignore era stato “castigato da Dio, perché aveva osteggiato il Cammino Neocatecumenale”. Questa menzogna dura ancora oggi in tutte le comunità umbre.

(Qualche anno dopo Giorgio Filippucci morì esattamente come il Monsignore, e a tutt’oggi viene ricordato come un santo...)


La notizia è confermata da Magister:
I neocatecumenali, nel loro gergo, chiamano i cardinali e i vescovi ostili "i Faraoni". E quando nel 1988 il vescovo di Perugia, Cesare Pagani, morì d´infarto dopo burrascosi colloqui con i capi di questo popolo eletto, tra loro ci fu chi vi vide la mano punitrice di Dio.

sabato 2 luglio 2016

Vescovo neocatecumenale denunciato per diffamazione (mano al portafoglio, fratelli! collette straordinarie in arrivo)

«No one can get me»
Premessa: l'arcivescovo neocatecumenale di Guam, Anthony Sablan Apuron, è accusato di aver compiuto abusi sessuali su diversi chierichetti, all'epoca in cui era ancora prete. Qualche settimana fa, attraverso comunicati stampa, aveva definito "bugiardi" i suoi accusatori.

Mano al portafoglio, fratelli del Cammino!

Le quattro vittime di Apuron lo hanno querelato per diffamazione chiedendo 500.000 dollari a testa come risarcimento.

Hanno un buon avvocato, e la giustizia di Guam non è lenta come quella italiana, per cui... mano al portafoglio, fratelli del Cammino! fate girare il sacco nero, anche stavolta vi tocca sborsare soldi per la pubblica arroganza dei vostri capibastone, che credono di essere autorizzati a diffamare chiunque sia sgradito al neocatecumenalismo.

Prima che qualche cretineocatecumenale venga qui a pontificare sui fatti che non conosce (o finge di non conoscere), riassumiamo la faccenda:

- il vescovo neocatecumenale ha commesso abusi sessuali su diversi chierichetti quando era ancora prete (ci sono probabilmente casi anche nel periodo successivo);

- subito dopo gli abusi, aveva anche l'arroganza di dire alle vittime: "non dirlo a nessuno... non ti crederà nessuno";

- a partire da maggio 2016 ci sono state le prime denunce pubbliche da parte delle vittime;

- nonostante le direttive del Vaticano (di Benedetto XVI e Francesco) esigano di prendere sul serio tutte le denunce e invitino il prete o vescovo denunciato a farsi da parte, e invitino il vescovo del luogo ad incontrare e ascoltare le vittime e di darsi da fare per verificare la fondatezza delle accuse, e di usare «tolleranza zero»... nulla di tutto questo è avvenuto a Guam, ed anzi i comunicati stampa del vescovo neocatecumenale e della curia neocatecumenalizzata hanno definito "bugiardi" gli accusatori;

- questi ultimi hanno chiesto che Apuron e la curia correggessero e si scusassero, ma ciò non è avvenuto, e nemmeno l'amministratore apostolico Hon Tai-Fai ha fatto alcunché (era evidentemente impegnato a formare gruppi di studio - committees - e a celebrare veglie di preghiera per la pace diocesana);

- e il risultato è dunque la denuncia per diffamazione a carico di Apuron, chiedendo il minimo che può chiedere la vittima di un pedofilo quando il pedofilo chiama "bugiardo" il suo accusatore.

A proposito di preti (e vescovi) pedofili...

Dopo l'ondata di scandali sui preti pedofili americani, in cui comparvero anche numerosi sciacalli che millantarono di essere vittime nella speranza di carpire risarcimenti milionari dalla Chiesa (ed infatti molte diocesi americane finirono in bancarotta), qui siamo sempre stati diffidenti sulle accuse di pedofilia ai danni del clero.

Ma il caso Guam è diverso: esistono molti motivi per pensare che le "presunte vittime" di Apuron siano invece vere vittime. Per esempio:

- la loro denuncia/testimonianza è stata pubblica e personale;

- avevano chiesto giustizia, non risarcimenti economici;

- molti a Guam (tra cui preti e suore) erano a conoscenza di qualcosa di marcio nel passato di Apuron, con imbarazzanti silenzi e zelanti improvvisate;

- Apuron non ha mai voluto incontrare le vittime, trattando il caso con estrema arroganza (il che ha comportato la nomina dell'arcivescovo Hon Tai-Fai, il 5 giugno 2016, ad amministratore apostolico di Guam);

- una delle vittime era riuscita a incontrare Apuron alcuni anni fa, ottenendone solo un banale "oh, scusa, mi dispiace, eccoti un'immaginetta con la mia faccia".

Le testimonianze dettagliate sono state pubblicate su Jungle Watch (in particolare a questo [link]).

A proposito del vescovo neocatecumenale

Apuron si definisce "fratello nel Cammino Neocatecumenale" e ne va talmente fiero che nel 2006, in diretta radio, banalizzò e negò le «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI contro le liturgie del Cammino.

Già in precedenza Apuron si era distinto per aver difeso le carnevalate liturgiche neocatecumenali (cfr. Magister ottobre 2005).

Le sue iniziative da vescovo, in particolare in questi ultimi anni, comprendono tra l'altro:

  • diffamato e allontanato dei buoni sacerdoti sgraditi alle attività del Cammino;
  • scacciato via vocazioni al sacerdozio perché non volevano entrare nel Cammino;
  • ordinato al sacerdozio decine di squinternate vocazioni neocatecumenali, senza un vero corso di studi teologici, piazzandole poi come parroci al posto di sacerdoti di provata esperienza;
  • regalato in gran segreto al Cammino una struttura diocesana del valore di decine di milioni di dollari.
L'obiettivo di un vescovo neocatecumenale è evidentemente servire anzitutto il Cammino, a costo di commettere iniquità di ogni genere. E per la mentalità neocatecumenale la vittima stuprata deve chiedere perdono allo stupratore...


A proposito della stampa italiana

In Italia l'ordine dei giornalisti conta oltre 110.000 iscritti (c'è mediamente un giornalista ogni 500 italiani). Da quando è scoppiato il caso del vescovo neocatecumenale pedofilo Apuron, cioè da metà maggio 2016, sono comparse parecchie migliaia di articoli sul tema.

Incredibilmente la stampa italiana, di solito ossessionata sugli scandali del clero, sembra aver ignorato il caso. In quasi due mesi, da metà maggio ad oggi, risultano infatti solo due articoli (uno su La Stampa e uno scritto da un fratello neocatecumenale) e un trafiletto d'agenzia, tutti pubblicati il 6 giugno in occasione della nomina dell'arcivescovo Hon Tai-Fai ad amministratore apostolico a Guam.

Ad oggi, Apuron ancora non ha dato le dimissioni da arcivescovo di Guam (ormai gli resta solo il titolo, poiché l'amministratore apostolico Hon dal 6 giugno ne ha rilevato tutte le funzioni), mentre Hon ancora non ha incontrato le vittime - limitandosi ad un pilatesco "prego per tutti, senza pregiudizi".

I cattolici di Guam chiedono che il vescovo neocatecumenale venga ridotto allo stato laicale.

mercoledì 29 giugno 2016

Il delirio catto-calvinista del neocatecumenale medio

Diamo risalto al commento del fratello neocatecumenale Stefano, inserito nel post «Sì lo sono!», perché è un'ulteriore dimostrazione del livello di condizionamento a cui il neocatekiko medio è sottoposto. Nella testa di Stefano probabilmente queste affermazioni scollegate fra loro, vomitate a mo' di flusso di coscienza, avranno pure un senso compiuto, ma nel resto del mondo cattolico danno solo l'idea della confusione che alberga nella mente della gran parte dei neocat. 
Scrive Stefano:
«Leggere queste cose mi fa un po ridere e un po innervosire.....perchè diciamoci la verità...se una persona si crede Gesù Cristo è fuori di testa....ma non per colpa del CN....ma perchè lo è e basta.» 
L'incipit farebbe presagire bene, se il commentatore si fosse fermato al punto. In effetti, non avremmo potuto che dargli ragione: se uno si crede Gesù Cristo, o anche solo di parlare a nome di Gesù Cristo è fuori di testa. Non siamo d'accordo sul fatto che non sia colpa del CN: 
  • se il tuo leader Kiko chiama se stesso "Giovanni Battista in mezzo a voi!";
  • se i catechisti si autodefiniscono "angeli" e inducono i propri sottoposti a definirli così nei giri di esperienze e nelle risonanze;
  • se Kiko straparla di "potere di aiuto, di esorcismo che Dio dà al catechista e che darà anche a voi"
non ci si può certo lamentare che il "catechista" ci creda davvero e si comporti di conseguenza! Quindi: , è fuori di testa e , è colpa del CN.
«Faccio parte della Chiesa attraverso il CN.....chechè ne pensiate voi.....il Cammino è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica....ora che vi piaccia o meno.....è una cosa soggettiva.» 
E qui il fratello Stefano rovina tutto. Ci avevamo quasi creduto che avrebbe ammesso il grave errore di un catechista esaltato, e invece no, purtroppo il decoder neocatecumenale si è messo in funzione e ha imposto il kiko-pensiero, secondo il quale a ogni critica/testimonianza a sfavore del cammino bisogna gridare "siamo approvati! siamo riconosciuti!". 

Lasciando da parte il come questi riconoscimenti sono stati ottenuti, e sottolineando che gli amorevoli discorsi dei Papi si rivolgevano principalmente al buon cuore dei singoli, ci preme sottolineare che in discussione qui non ci sono né il nostro "pensiero" - come se la verità fosse un'opinione! - né il nostro "piacere" - come se il Vangelo, il Magistero e la Fede fossero soggette al gusto personale!
Il Cammino non ci deve piacere, il Cammino deve seguire fedelmente le direttive della Chiesa se vuole appartenere ad essa. Se non lo fa, noi abbiamo il dovere di dirlo e continueremo a farlo, certi di fare il bene, perché sono più di dieci anni che il Cammino se ne infischia dei Pontefici, ignorando qualsiasi disposizione contraria ai desiderata di Kiko e Carmen, mistificando addirittura le parole dei pontefici a proprio uso e consumo, mentendo - chi è il primo mentitore della storia? - nascondendo - chi è che ama vivere nell'ombra? - ingannando i propri adepti - chi è ingannatore fin dal principio?

Qui non c'è niente di soggettivo, caro Stefano, niente di personale, ma fatti, documenti, discorsi, in particolare dei Papi, di Kiko e Carmen, e dei vostri supercatechisti. Ci sono i filmati, le registrazioni, i documenti; dovremmo forse tacere se F. Gennarini spara la colossale eresia del "cancro che Dio ti ha mandato"
«Ma non riconosciamo che tutto ciò che sucede e per merito della Grazia, che noi uomini abbiamo il male dentro che ci induce a peccare e solo attraverso la grazie possiamo cambiare e fare esperienza dell'amore di Dio? Voi direte e questo cosa c'entra? C'entra e come......perchè tutto ciò che esiste è deviato dall'uomo e che se no n esistesse la Misericordia di Dio saremmo tutti condannati ad una vita d'inferno da subito. »
Ed ecco qui il principale frutto dell'indottrinamento improvvisato di catechisti laici formati sui mamotreti del laico Kiko: il delirio catto-calvinista. E' proprio vero, come si è sempre detto su queste pagine, che per sparare un'eresia bastano tre righe e per confutarla ci vogliono pagine e pagine di spiegazioni. E infatti il Cammino funziona proprio così: affermazioni apodittiche ad effetto che servono solo a scuotere il sentimento e che a un ascolto superficiale sembrano corrette - basta mettere insieme parole come "male", "grazie", "amore", "misericordia" e sembra che tutto torna - ma in realtà celano gravissimi errori che hanno il potere di influenzare la vita di chi li accoglie
Tanto per cominciare non succede tutto per merito della Grazia. Se così fosse, non avrebbe senso compiere le opere di bene di cui parla Gesù nel Vangelo di Matteo, non avrebbe senso sforzarsi di trovare la via della vita, passare per la porta stretta, pregare per ottenere, mantenersi puri cercando di non peccare più. A guidare le nostre azioni è la nostra volontà, che nella piena libertà dell'uomo può essere usata per compiere il male o il bene, indifferentemente. La Grazia che Dio elargisce in particolare attraverso i Sacramenti è un sostegno, un grande e specialissimo aiuto inviato dallo Spirito Santo, che però non è magia, non si sostituisce mai alla propria libertà: i Santi, che pure ricevevano immensi doni di Grazia divina, erano perfettamente coscienti di non essere al sicuro dal peccato e infatti mortificavano se stessi nella propria carne in ogni modo.
Specularmente non è vero, come dice Stefano, che il male abita dentro di noi: questo è puro kikianesimo ("il peccato che abbiamo nella carne", lo disse Kiko stesso, per giunta davanti al Papa); esiste una inclinazione al male che viene dalle conseguenze del peccato originale, ma il peccato non abita in noi: se così fosse non saremmo liberi di fare il bene, ma saremmo - come Stefano erroneamente afferma - condannati a "deviare" in ogni opera, incapaci di fare il bene salvo l'intervento divino. Ma questo è calvinismo! E invece, Stefano, l'uomo è capace di bene, capace di amore, capace di Dio. I tuoi catechisti in sostanza ti hanno ingannato, facendoti credere che tu non sei (e non sarai mai, nemmeno dopo trent'anni di cammino) in grado di fare qualcosa di buono, condannato a ripetere all'infinito la cretinata del "mi faccio schifo...se Dio mi toglie la mano dalla testa io...", come se non fossimo pienamente responsabili delle nostre azioni.
Il male è una scelta, il bene è una scelta. Quando si sceglie il male, ci si separa da Dio, ma si può tornare alla comunione con Lui mediante la Riconciliazione. Se il peccato abitasse in noi, come potremmo pentirci di cuore? Se fossimo "invasi" dal peccato, come potremmo esserne considerati responsabili da Dio?
«La domanda è.....vi piace solo condannare Kiko....il CN.....il catechista......? che sicuramente sbagliano come tutti e se pensano ciò che dite in queste pagine sono fuori strada?» 
Qui un celebre refrain neocat: il vittimismo. Intanto non stiamo condannando nessuno: se scopro un amico che tradisce la moglie ho il dovere, per amore, di dirgli che sta commettendo adulterio, e nel dirglielo non lo sto condannando, ma aiutando a salvarsi. Questa fissa della "condanna" viene dall'erroneo insegnamento di Kiko e Carmen secondo cui ogni volta che si apre bocca su ciò che un fratello ha fatto lo si "giudica" e "condanna", a causa della distorsione operata sul significato evangelico di queste due parole. In secondo luogo, assicuriamo Stefano e tutti i neocat che non ci piace affatto dover constatare di avere parenti e amici (e in alcuni casi anche noi stessi) vittime di un insegnamento errato che li porta sulla cattiva strada e allontana dalla vera Chiesa e dalla libertà.
«Io vi porto una mia esperienza personale: una famiglia distrutta....con 2 figlie....vicinissimi al divorzio....Dio attreverso l'ascolto delle catechesi ha ricostruito questo matrimonio, che oggi conta 10 figli (fatti per legge del CN? No....fatti con la Grazia che arriva nel matrimonio) e la bellezza di 10 nipoti! Non è il CN la centralità....è Dio che attraverso il Cammino ha sanato questo matrimonio..come sicuramente il SIgnore ne avrà sanati con i Focolarini....conCL....Rinnovamento..ma questo è solo un piccolo esempio a cui voi troverete sicuramente qualcosa da contraddire.» 
Secondo refrain neocat, implacabile come sempre: l'esperienza personale. Si potrebbe parlare per ore su queste esperienze e testimonianze. Siamo contenti che egli veda il proprio matrimonio ricostruito e abbia una famiglia numerosa e sia felice (almeno lo speriamo), ma vorremo che riflettesse su quest'altra testimonianza: "Un matrimonio ricostruito tutto opera di CRISTO!". Guardate bene: a conti fatti è indistinguibile da una esperienza raccontata dal pulpito in una qualsiasi "Cento Piazze" neocatecumenale, eppure si tratta dell'esperienza di una cristiana evangelica! L'esperienza personale non prova la bontà di un percorso di fede: per quanto possiamo provare rispetto per i nostri fratelli separati, non possiamo in coscienza dire che vivere nella Fede Cattolica sia lo stesso che vivere nella "fede" cristiana evangelica.
«E' Dio che ci salva....come vuole lui.....e con i mezzi che lui vuole....( CN? lo scoutismo? la messa domenicale?) State bene qui a disquisire del catechista, di Kiko....di tizio e di caio. E' naturale che tutti i movimenti, associazioni ecc ecc hanno una persona che è responsabile e che provvede a dirigere il tutto, sotto lo sguardo attento della Chiesa.» 
Dio può salvare chi vuole, come vuole, senza dubbio, dato che della Salvezza è l'unico Autore, ma di certo non è che Dio se ne infischia se siamo o no cattolici, se seguiamo o no l'insegnamento che Lui stesso ci ha dato, altrimenti per quale motivo avrebbe mandato il Figlio a incarnarsi per sacrificarsi e fondare la Chiesa? E' nell'unica Chiesa Cattolica Apostolica Romana che tutti i mezzi di Salvezza risiedono: i Sacramenti (prima di tutto il Battesimo, la Riconciliazione e l'Eucarestia), la trasmissione autentica della Fede, il Magistero, la Tradizione. Tutto il resto sono solo sentieri più o meno tortuosi, che possono (attenzione: possono, non è detto che lo facciano) condurre a Dio secondo la Sua multiforme Sapienza e Grazia. Non si può invece presumere di salvarsi se non si intende perseverare nella Chiesa - pur con tutti i nostri limiti umani - per esempio inventandosi un nuovo catechismo e una nuova liturgia! Dio non è il "correttore di bozze" della nostra vita, per cui anche se facciamo qualcosa di birichino, tipo insegnare una colossale eresia, Egli si incarica di correggerlo.
Sorvoliamo sullo "sguardo attento della Chiesa".
«La Verità più grande è che l'amore è ciò che deve vincere...quindi se solo avessimo la grazia ogni giorno di amare chi ci sta vicino come Cristo lo ha fatto con noi...bhe avremmo poco da dirci. Rilassatevi perchè il CN è nella Chiesa. La Pace. Stefano» 
Ed ecco il terzo refrain, cioè l'ammmooore! Il primo comandamento è "amare Dio", il secondo simile al primo "amare il prossimo tuo" e l'amore al prossimo si dimostra anche dicendo la Verità, se no è solo un "volemose bene", un buonismo ipocrita che non ha niente a che vedere con la Fede e il Vangelo; inoltre non è possibile amare il prossimo senza prima amare Dio, ovvero difendere i Suoi diritti.
Quindi, no, caro Stefano, non ci possiamo "rilassare", perché il CN è nella Chiesa solo giuridicamente, mentre spiritualmente è altrose volete davvero augurarci la Pace (ma perché sempre con la maiuscola!?) finitela di insegnare un diverso catechismo e celebrare una diversa Liturgia, con diversi "significati"!

lunedì 27 giugno 2016

Il gesto del gorilla

Tipica gestualità neocatecumenale

Kiko Argüello riceve la Comunione da Benedetto XVI

Tipico "presbitero" neocatecumenale

Napoli: presbiteri kikiani in processione
attorno al palco dello schitarrante Kiko
Napoli, incontro con Kiko a piazza Plebiscito nel 2012:
presbiteri neocat procedono col gesto del gorilla

Siccome certi gesti non avvengono per puro caso, cosa pensare della miracolosa "coincidenza" del gesto dei presbiteri neocatekikos in processione attorno al dottore honoris causa Kiko Arguello?

sabato 25 giugno 2016

L'antivangelo dei neocatecumenali

Ogni schizzo malriuscito, Kiko lo firma e lo
incornicia: peccato si tratti del Volto di Gesù...
Il 23 gennaio 2012 Sandro Magister ha pubblicato nel suo sito un articolo (“Diario Vaticano/Ai neocatecumenali il diploma. Ma non quello che si aspettavano”) nel quale racconta come l’approvazione definitiva e integrale delle liturgie del cammino neocatecumenale, attesa per il 20 gennaio 2012, in realtà non ci sia stata.

Come è noto il vaticanista de “la Repubblica” non è mai stato tenero con i neocatecumenali. Anche in questo articolo non perde occasione per criticare le bizzarrie liturgiche del cammino. 

Ora, le eucaristie personalizzate che i neocatecumenali celebrano il sabato sera, dopo i primi vespri della domenica, sono senz’altro un problema, ma non sono, a mio avviso, “il” problema del cammino. 

Il vero problema si trova su un altro livello, in profondità, e sta nel fraintendimento radicale del messaggio evangelico, nelle distorsioni dottrinali, negli errori teologici che hanno libero corso all’interno del cammino neocatecumenale.

Le cause di questi errori e di queste distorsioni sono diverse. 
Ne elenco solo alcune: 
  • l’impreparazione e l’indottrinamento dei catechisti laici, che all’interno del cammino dominano incontrastati; 
  • la connivenza dei presbiteri, che non hanno alcun potere sui catechisti e sono anzi da costoro trattati alla stregua di maggiordomi, di semplici distributori di sacramenti; 
  • la visione terribilmente pessimistica dell’uomo, di evidente derivazione luterana (l’uomo irrimediabilmente corrotto dal peccato originale, incapace di fare scelte, dotato non di libero arbitrio ma di “servo arbitrio”); 
  • l’approccio letteralista/fondamentalista alla sacra scrittura, anche questo niente affatto cattolico; 
  • infine il metodo con cui si preparano le celebrazioni, con gli adepti in stile dilettanti allo sbaraglio che si riuniscono nelle case per leggere la Bibbia senza alcuna guida o preparazione specifica, convinti come sono che “la Parola di Dio ti purifica e ti salva anche se tu non la capisci”. 
Chi incautamente si avventura nel cammino neocatecumenale non tarda a scoprire che questo movimento non è fatto per liberare l'uomo, per portarlo all’incontro con il Dio di Gesù Cristo, ma, al contrario, per condurlo inesorabilmente verso l’ottundimento spirituale e psicologico, la chiusura settaria, la perdita del discernimento, la disgregazione della volontà individuale. 

Ciò avviene mediante una sistematica destrutturazione dell’Io praticata nel corso dell’intera durata del cammino (almeno vent’anni, spesso molti di più) e culminante nel cosiddetto secondo scrutinio, o secondo passaggio. 
Si tratta di una discutibilissima pratica della durata di diversi mesi, con incontri di tre o più ore che possono raggiungere la frequenza di tre o quattro volte la settimana.
Durante questi incontri l’adepto viene fatto sedere, in una sala preparata per l’occasione, in mezzo a due opposti schieramenti: davanti ha i catechisti (in genere sei) e il presbitero della propria comunità, dietro i fratelli più un certo numero di allievi-catechisti, spesso mai visti e conosciuti, che sono lì in qualità di ospiti.
In una situazione del genere il malcapitato è costretto a rispondere a voce alta a imbarazzanti quanto incalzanti domande sul proprio passato, sulla propria condotta sessuale, sull’intimità della vita coniugale (“avete rapporti regolari?”, “utilizzate sistemi anticoncezionali, e quali?”) e via di questo passo. Il tutto avviene in un clima pacato e sereno, con i catechisti che pronunciano frasi del genere: “Quanto avviene qui deve rimanere nel più assoluto segreto. Guai a chi dice anche solo una parola: chi parla distrugge la chiesa, e Dio distruggerà lui”. 
Manca solo il "Vieni avanti cretino"!
Dal punto di vista psicologico ciò può avere, e di fatto spesso ha, effetti devastanti: l’Io dell’adepto, sottoposto all’azione di forze psichiche contrastanti, con i catechisti che fanno la parte del Super-Io e la comunità che rappresenta l’Es, può uscirne seriamente danneggiato. 
Non è infrequente, durante gli incontri del secondo passaggio, che lo scrutinato scoppi a piangere o cominci a balbettare e a pronunciare frasi sconnesse. Alcuni, usciti dal cammino, devono affrontare lunghi percorsi di psicoterapia per restaurare i disastri provocati da un simile trattamento.
Privato in tal modo di se stesso e della propria coscienza, il devoto sviluppa una dipendenza patologica dalla comunità. 
Nel cammino neocatecumenale c’è il più assoluto disprezzo per la volontà umana, vista come sorgente di ogni male. 
Il vero cristiano, per i neocatecumenali, non deve avere volontà propria: esiste solo la volontà di Dio. 
Ma in questo modo si distrugge il senso della sacra scrittura, che non è affatto un elenco di ordini e comandi che l’uomo deve bovinamente eseguire. La Bibbia, dal libro della Genesi all’Apocalisse di Giovanni, è attraversata da una costante tensione dialettica tra Dio e l’uomo. 
Basta leggere l’episodio della lotta tra Giacobbe e Dio allo Iabbok/Penuel, per rendersene conto. O, meglio ancora, i capitoli centrali del libro di Giobbe. Dio ama i lottatori, coloro che hanno il coraggio (e la fede) di discutere e persino di litigare con Lui. Dio non sa cosa farsene di un’obbedienza rassegnata e passiva, da schiavi. 

C’è poi il problema della soteriologia (che idea si ha della salvezza, ndr), uno degli aspetti più oscuri e problematici del cammino neocatecumenale. Una soteriologia rozza, primitiva, completamente sbagliata. 
Per i neocatecumenali non è l’amore a salvare l’uomo ma la sofferenza. 
Basta patire con riconoscente rassegnazione una sofferenza qualsivoglia, di certo mandata dal buon Dio, e si è salvi. Dio, sempre secondo i neocatecumenali, non salva l’umanità con l’amore ma con la croce, cioè con la tortura e la pena di morte. Ed è certamente Lui a voler vedere morto suo Figlio sul patibolo. 

Lo ha detto il presbitero della mia (ex)comunità, commentando i vangeli che descrivono l’angoscia di Gesù nel Getsemani con le seguenti, terrificanti parole: “Quando Gesù si rende conto del piattino che gli ha preparato il Padre...”. La croce, insomma, sarebbe lo scherzetto che il Padre ha preparato al Figlio, il che equivale a dire che Dio è l’assassino di Gesù Cristo! 

Teologia neocatecumenale di Kiko e Carmen:
«il Signore ti manda le disgrazie per convertirti»
Si tratta di un indigeribile minestrone di ebraismo veterotestamentario, di manicheismo, di paganesimo precristiano, di esoterismo gnosticheggiante e di chissà cos’altro. 

Per diversi mesi, nel corso dei nove anni in cui ho frequentato il cammino neocatecumenale presso la chiesa di S. Francesca Cabrini in Roma, i catechisti esortavano i fedeli a liberarsi dagli idoli utilizzando il seguente esempio, che nelle loro intenzioni voleva essere paradigmatico e edificante: “Non state attaccati ai vostri idoli. 
Se li abbracciate può accadere che Dio, decidendo di distruggerli, distrugga anche voi, come succede quando si è troppo vicini a un albero colpito dal fulmine”. Dio, secondo i neocatecumenali, sarebbe insomma una sorta di Zeus saettatore dotato per giunta di pessima mira. 

Ma i vangeli, se li si legge bene, dicono tutt’altro: Dio è l’unico che, attraverso il sacrificio libero e volontario di Gesù Cristo e la sua risurrezione, riesca a distruggere la colpa, la morte e il peccato senza colpire il peccatore. 

Esattamente il contrario di quello che credono i neocatecumenali

La teologia cattolica distingue tra un vangelo di Cristo (“Evangelium Christi”) e un vangelo su Cristo (“Evangelium de Christo”).

I neocatecumenali no

Loro hanno il vangelo contro Cristo, l’antivangelo.

(da: Marco)
Cristo Buon Pastore:
nel riquadro, la pessima scopiazzatura di Kiko


giovedì 23 giugno 2016

«Sì, lo sono!» - un cosiddetto "catechista" neocatecumenale si sente più capace della Chiesa

In ginocchio davanti a Kiko
(in compenso davanti all'Eucarestia restano seduti)
Testimonianza di un ennesimo scontro con un cosiddetto "catechista" neocatecumenale...

Costui diceva: "noi siamo chiamati ad evangelizzare perchè la Chiesa non ne è capace chiusa com'è in quelle quattro mura ed intenta al lusso, al malaffare ed all'egoismo..."

Gli chiedo di non generalizzare e di considerare tanti sacerdoti che compiono la loro missione in parrocchia ed in giro per il mondo rischiando e perdendo anche la stessa vita in nome della Chiesa di Nostro Signore...

Il cosiddetto "catechista" neocatecumenale non fa una piega e come se niente fosse continua a definire tutti e sottolineo tutti i sacerdoti sostanzialmente indegni di amministrare i sacramenti ed avocando a se stesso ed ai neocat il compito di evangelizzare...

Passa poi ad attaccare la fraternità francescana di cui faccio parte definendoci "troppo sdolcinati" e paragonando il mio cammino francescano a poco più che ad un circolo ricreativo dove non si impara niente e dove regnano peccato e malaffare...

Purtroppo non resisto più ed incomincio a ribattere colpo su colpo... il "catechista" neocatecumenale schiuma rabbia (evidentemente non abituato ad essere contraddetto), si agita, sbraita, aggredisce con livore, negli occhi gli si legge odio, profondo odio verso la Chiesa in tutte le sue espressioni...

Barcollo, mi sento male, non ce la faccio ad ascoltare le sue eresie e provocatoriamente gli chiedo: "credi di essere il depositario della verità assoluta? Credi di essere come Gesù?"

E lui mi risponde: "Sì, lo sono!"

A questo punto mi alzo per andarmene e lui mi dice che noi siamo prevenuti nei loro confronti... io gli rispondo che se prima nutrivo qualche dubbio in rapporto a quello che si raccontava e si leggeva a proposito dell'opacità e dell'ipocrisia neocatecumenale, dopo questo scontro era chiara dentro me la verità, quella che da anni e per fortuna voi testimoniate su questo blog... ed io vi ringrazio!

Per qualche giorno, sono stato male, per me ed anche per lui. Quegli occhi mi sono rimasti impressi nella memoria. Gli occhi di una persona a cui è stato costantemente somministrato veleno a piccole dosi... ed io ci soffro perchè è una persona a cui voglio bene. Che il Signore abbia misericordia di tutti noi...

Pace e bene.

(da: Un francescano)