giovedì 26 marzo 2015

Kiko, la collera di Dio

Il profeta Elia visto da Kiko:
sembra piuttosto Belfagor...
Pubblico la traduzione integrale di un reportage apparso su 'El Paìs' nel 2008.


KIKO, LA COLLERA DI DIO

È il leader del più potente movimento neoconservatore della Chiesa, con un milione e mezzo di seguaci in 106 paesi e 70 seminari.
Un visionario carismatico, che difende i dettami più intransigenti del cattolicesimo. Il suo gruppo, "i kikos", agisce nella più completa segretezza. Questo è Kiko, e questo è il suo movimento.
«Bene, amico mio, vuoi convertirti?
Ma io sono già convertito.
Sei convertito, dici? Sì! Sì! Sì! Sei convertito...
Ma io intendevo chiederti se vuoi entrare in Cammino.»


Ogni momento è buono per attrarre nuovi seguaci. La prima conferenza stampa in più di 40 anni fatta da Kiko Argüello, il fondatore ed il capo del Cammino Neocatecumenale, il più potente movimento neoconservatore nella Chiesa Cattolica, comincia e finisce con i giornalisti in piedi, a recitare il Padre Nostro.
Alcuni non lo sanno, e balbettano. È uno spettacolo che val la pena di vedere.

Argüello, 69 anni [nel 2008, ndt], un uomo asciutto, un po' curvo, con una barbetta luciferina, capelli bianchi, un viso rude ed arrossato, occhi appesantiti.
Indossa un vestito a righine nero, camicia e cravatta scura. Stretta in mano, una Bibbia con copertina di pelle. Nei momenti di tensione, si accende una sigaretta senza filtro dopo l'altra che finisce in un attimo. Ha una voce da protagonista, arrochita dal tabacco, dal canto dei salmi e da migliaia di sermoni. Sembra un predicatore da film western.

È la terza volta che chiede al giornalista se vuole convertirsi. Con il braccio paternamente appoggiato sulle sue spalle. Lo ha interrogato sulle sue idee religiose anche durante altri incontri: 'Credi in Dio?' 'Sei battezzato?' 'Quanti figli hai?' 'Dammi un bacio'. D'altra parte, ci è voluto molto tempo prima che gli concedesse un'intervista come si deve. Argüello diffida di 'El País'. 'Perché vuoi scrivere del Cammino per un giornale agnostico e di sinistra? Per farmi un bidone? Ho preso tutte le copie di 'El País' che parlavano male di me e del cardinal Rouco (vescovo di Madrid). I fratelli mi hanno avvisato di non parlare con te. Se lo faccio, è perché ti amo'.

Argüello non dialoga con i media critici verso la sua linea politico-religiosa. 'Perché perdere tempo?' ed anche con gli altri, il minimo. Non concede interviste. Spingerlo a concretizzare le sue idee è inutile: svicola in discorsi farraginosi sulle proprie esperienze di vita. È un maestro del monologo. I suoi seguaci non sanno dove, come e con cosa viva. La maggioranza di loro non lo conoscono personalmente sebbene finanzino il Cammino con le loro donazioni.

Non è uno scherzo: è un'immaginetta che circola
scherzosamente (ma non troppo)

tra neocatecumenali su Facebook
I discepoli, una volta passato il 'secondo scrutinio' (un esame personale che viene fatto dopo i primi anni di Cammino) devono versare alla comunità il 10% delle loro entrate: la decima. Se anche il coniuge è in comunità, ambedue devono versare la medesima percentuale. Nessuno sa dove vada a finire questo danaro e come sia amministrato. Non ci sono fatture. Solo, alla fine della celebrazione, un 'fratello' fa il giro con un sacchetto di plastica (lo chiamano 'sacco della spazzatura') nel quale ognuno mette dentro ciò che può, da pochi euro a un braccialetto d'oro o il lascito di un appartamento. Il sacchetto viene fatto circolare finché non si raggiunge la cifra prefissata dai responsabili. Sono momenti di suspense. Quanti giri dovrà fare? Durante la costruzione della Domus in Galilea, la grandiosa sede del Cammino in Israele, l'iniziatore chiese 1000 euro a ciascuno dei discepoli per completare l'opera. Mentre il sacco veniva fatto circolare, cantavano: 'Guardate i gigli dei campi, non lavorano e non tessono, ma vi dico che neppure Salomone nella sua gloria vestiva come uno di loro'.
Per andare avanti nel cammino, è necessario liberarsi delle proprie ricchezze.

Sono quelli che ingrassano economicamente la sua organizzazione, sebbene Kiko raramente venga a contatto con i suoi seguaci della base. Viaggia continuamente per il mondo. Dice di sostenersi con le elemosine.

Nello stesso tempo tiene un filo diretto con il Vaticano. E, per i suoi fedeli, con Dio stesso. 'Kiko non si è inventato nulla, è lo Spirito Santo ad averlo ispirato'.
Kiko è celibe e veste di nero, ma non è un prete.
'Non si metterà mai agli ordini di un vescovo' spiega un suo antico seguace. Predica, ma non ha una formazione teologica. Risolve i conflitti esistenziali dei suoi adepti, ma non è uno psicologo. 'Chi è Kiko?'. Egli si definisce un artista. 'Un poveraccio, un peccatore. Il giorno più felice della mia vita sarà quando morirò. Pregate per me'. Se viene interrogato sul culto della personalità che ruota intorno a lui, diventa rosso e risponde con aria poco amichevole: 'Nella Chiesa c'è sempre qualcuno che inizia'.
Dopo averlo ascoltato durante varie funzioni del Cammino ed averci parlato in una manciata di occasioni, ho avuto l'impressione che Kiko Argüello sia un ultraconservatore visionario; maestro nella parola e nel gesto; i suoi umori sono mutevoli: mistico, magnetico ed adulatore.
Ed anche il messaggero di tutta la collera di Dio.
'L'inferno esiste' rimarca. Tenace ed insistente. Dotato, dice un monsignore, di 'santa testardaggine'. Un allarmista. 'L'anticristo sta arrivando. L'Europa cammina verso l'apostasia'.

Il carisma delle bocche urlanti
Secondo lui, un perseguitato. Un potenziale martire. Trasmette, senza distorsioni e senza errori, il messaggio che Dio gli ha comunicato. Con sicurezza di sé. Senza orpelli. Per ore. Con il linguaggio della gente comune. Crudo ed immediato. Descrive il Cammino come 'questo caos' oppure 'questo casino in cui ci siamo messi'. Parole viscerali, non teorie. Parla d'impulso, di getto. A volte, senza coerenza. Inzeppando il discorso di citazioni bibliche. Canta, danza, dipinge, entusiasma ed interroga il suo uditorio. 'Chi di voi non ha un parente divorziato? Vediamo ...tu! Raccontaci la storia della tua vita. Quanti figli hai?'. È carismatico. È, qui in Spagna, la cosa più vicina ad un telepredicatore.
Dice che i giornali di sinistra lo strumentalizzano a fini politici. Ma il suo discorso è politico. Quando gli facciamo una domanda sulla situazione in Spagna, risponde sospettoso 'Disgraziatamente, le leggi del governo di sinistra stanno distruggendo la famiglia. Nei paesi del Nord i ragazzi sì suicidano a 20 anni perché vengono da famiglie distrutte. È il risultato del divorzio breve.'

Nelle sue risposte, Argüello condanna radicalmente i matrim<oni omosessuali. I contraccettivi. L'aborto. L'eutanasia. Le idee socialiste. I separatismi. I progressisti religiosi. I vescovi tiepidi. E i gesuiti di sinistra. E i preti che non cedono le loro parrocchie al Cammino. E i vescovi che sono riluttanti a cooperare. Insomma, tutti quelli che non la pensano come lui.


Lui, ha idee molto chiare. 'Certo che il diavolo esiste. È un angelo caduto. È tra noi'.
'-E attacca anche te?
Attacca noi tutti. Ha preso il controllo dei vescovi per farli opporre al Cammino. Ci hanno fatto un sacco di danni. Il demonio è sempre pronto. Se sei sposato, sta lì in agguato per farti innamorare di un'altra donna. Ma nel Cammino, i matrimoni non si rompono. Sai perché?
-Non ne ho idea.
Perché il rapporto d'amore fra due che hanno in loro la vita eterna è differente.
Una coppia che non si separa ha la vita eterna. L'amore di coppia si sviluppa e matura; la passione degli innamorati non è come l'amore di Cristo, che è un amore totale.
-E se le cose vanno male per la coppia?
Per questo ci sono i fratelli della comunità. Quando un matrimonio è in pericolo, l'intera comunità prega per loro; li chiama e li sostiene; così li salva.'

Il Doctor Honoris Causa
Kiko Argüello vede il mondo in bianco e nero. La sessualità è la base della sua catechesi. Pornografia. L'omosessualità 'che è una malattia che può essere curata'. Il rifiuto dei contraccettivi 'Il 25% dei profilattici non funziona'. I suoi discorsi mettono in guardia sui rischi con o figli adolescenti. 'I genitori devono essere realisti e mettere in guardia le loro figlie sui pericoli ai quali si espongono vestendosi in certi modi, con minigonna esagerate o ombelico scoperto, se non vogliono un giorno avere la sorpresa di ritrovarle incinte o, ancora peggio, di scoprire che hanno abortito.' A Roma, durante la conferenza stampa del 13 giugno [2008], ci dice che il Cammino celebra l'Eucaristia il sabato sera, fra le altre cose, per evitare che i giovani vadano in discoteca a fornicare o ad assumere droghe; 'I giovani delle nostre comunità non fornicano, non assumono droghe e non si suicidano'.

Vuole rievangelizzare il mondo. Che al mondo piaccia o no. È la sua missione. Dalla vecchia Europa alla Cina, passando attraverso l'America Latina e le vecchie repubbliche sovietiche. Ha infatti inviato migliaia di famiglie e di seminaristi a catechizzare i più desolati angoli del pianeta. Li chiama 'Apostoli'. Un prete spagnolo, di stanza a Roma, ricorda la sua sorpresa nel trovare nel Kazakhstan una famiglia di Kikos di Valencia che predicava porta a porta.
'Stiamo rinnovando la Chiesa. Siamo i più attivi tra tutti i cristiani, incaricati della nuova evangelizzazione attraverso piccole comunità che vivono come i primi cristiani e che camminano insieme', spiega Argüello.

Quelli che conoscono Argüello sostengono che è orgoglioso, arrogante ed autoritario. Si considera alla pari di un qualunque porporato. Tiene sotto ferreo controllo la propria organizzazione fatta a cerchi concentrici che trasmettono direttamente le sue istruzioni. Non ha luogotenenti. Non c'è un direttore del Cammino, nessun addetto stampa né direttore finanziario. Egli stesso è l'iniziatore. Nessuno lo contesta. Egli è l'autore dei testi e dei simboli. Dell' estetica, della musica e dei canti; dei riti e degli usi; del linguaggio e del modo di vivere. E dello stile delle sue chiese, di cui egli stesso esegue gli affreschi di ispirazione neo-bizantina.
I suoi seguaci sono noti col nome kikos. Una chiesa parallela, che consiste, secondo Argüello, di un milione e mezzo di fedeli divisi in 16000 comunità incardinate in 6000 parrocchie di 106 nazioni; con 3000 sacerdoti, 1500 seminaristi in 70 seminari.


Il santino di san Kiko
Quello che non dice è che sono entrati nelle Università e nei collegi; nella Conferenza Episcopale, nell'Esercito e nei mezzi di comunicazione. Dirigono i notiziari religiosi Zenit e H2O. Affollano le manifestazioni neoconservatrici contro i governi di sinistra a Roma e a Madrid. Sono la fanteria della Chiesa più intollerante. L'armata della resistenza al cambiamento. Alla loro testa, Kiko si dà un gran da fare a produrre nuove strategie ed iniziative. Deve catturare l'attenzione, smuovere i fedeli. La ruota deve essere tenuta in movimento. Gli piace esercitare il suo potere. Di fronte ai suoi adepti, sgrana ad alta voce una serie di defatiganti impegni in mezzo mondo. I suoi rapporti personali con i cardinali. Meglio essere perseguitati che ignorati. Dice 'È venuto il momento di evangelizzare'.
La sua biografia di leader visionario ricopre 44 anni e spazia dalle baracche di Vallecas (Madrid), circondato da zingari, ubriaconi e prostitute armato di Bibbia e chitarra, alle cene con il papa all'ombra del Vaticano.
Agli affreschi eseguiti nella cattedrale di Madrid. Alla realizzazione di una sede internazionale a sua immagine e somiglianza in Israele, sul Monte delle Beatitudini, dove Gesù Cristo cominciò a predicare, che fu inaugurato dallo stesso Giovanni Paolo II nel 2000.

Non è stata una strada facile, Kiko Argüello si è arrampicato con fatica. E con determinazione. E con quale idea? Che Dio provvederà? Al principio alcuni nella Chiesa l'hanno ritenuto eretico. Un luterano. Un folle. Un hippy che cerca di attirare l'attenzione.
Tutt’oggi, per molti, è il creatore di una setta interna alla Chiesa; accettata dalla gerarchia, ma sempre sul filo del rasoio. Con le sue messe e le sue celebrazioni. Il suo codice interno ed il suo sistema di reclutamento. Ed un'assoluta segretezza sulle sue pratiche.

I testi di Kiko, le trascrizioni delle sue catechesi dalle quali tutte le comunità del Cammino del mondo sono guidate (detti mamotreti), non sono a disposizione dei componenti. Solo i catechisti, sue guardie di ferro, hanno accesso ad essi. ‘Gli altri non li capirebbero’ dice. 'Devi essere avanti nel Cammino.' Sono uno dei misteri del Cammino. Ma in realtà, quando finalmente abbiamo accesso ai famosi mamotreti, il loro contenuto è deludente. Ripete sempre le stesse cose. Le sue esperienze mistiche personali, la sua visione catastrofista del mondo. Ed una continua richiesta di soldi ai suoi fedeli.

Queste frasi sono tratte da una catechesi di Kiko in Spagna:
Grande ispirazione di Kiko
‘Chiunque abbia un’eredità, chiunque abbia qualcosa, la metta qui. Servono 5 milioni di pesetas per la costruzione del seminario di Madrid’‘Oggi ho letto una cosa che mi ha sconvolto molto, cioè che il cantante Elton John è omosessuale e vuole sposare il suo amico, un ragazzo, ed ha contratto legale matrimonio in Inghilterra’.
‘L’annullamento del matrimonio è una trappola del demonio’.
‘Stiamo entrando in una nuova era e Dio ci sta preparando per la rievangelizzazione del mondo’.

Percorrere il Cammino di Kiko Argüello, per arrivare al vero battesimo, che viene fatto con una reale immersione nel Giordano, in Israele, con il prete con la stola sopra di lui, può costare ad un cristiano tra i 20 ed i 30 anni. Durante questo periodo, deve fare un infinito numero di passaggi, test ed esami. Celebrazioni e ritiri. Riti ed esorcismi. Rinuncerà alle ricchezze. Rinuncerà al successo. Rinuncerà agli affetti. Metterà a nudo le sue debolezze di fronte ai fratelli disposti in circolo intorno a lui. Si umilierà davanti ad essi. Il catechista, la guida, ha un potere assoluto sul catechizzato, che gli deve obbedienza.

Una antica seguace di Kiko lo spiega in questo modo: Manipolano a tal punto i nostri sentimenti da farci diventare capaci, dopo alcuni anni, di lasciare compagni, figli, lavoro, denaro…qualunque cosa, se un catechista ce lo chiede. E se non obbedisci a tutto ciò che ti viene chiesto, vieni espulso dalla comunità’. I catechisti vengono descritti da un altro ex come ‘gente dura, controllante, intransigente, che manipola la mente dei propri discepoli’.

Quando ad Argüello viene chiesto quale preparazione abbiano i catechisti per indirizzare psicologicamente, vocazionalmente, affettivamente ed economicamente la vita dei membri della comunità, risponde, infastidito: ‘Quale preparazione hanno? Una preparazione meravigliosa. In comunità non hanno bisogno d’altro. Ci sono 3000 pagine di mamotreti che li mettono in grado di portare avanti la loro missione.’


Nessuno sa bene se il Cammino abbia mai una fine.

È tutto opera sua. Questo denso cocktail nel quale le pratiche degli antichi cristiani sono mescolati con le tradizioni ebraiche; interpretazione evangelica e fondamentalista delle Scritture con terapia di gruppo; chitarre, palme e balletti con le formule dei predicatori itineranti delle sette protestanti. E non dimentichiamo la somiglianza con le idee di 'Born Again Christians' negli Stati Uniti che hanno portato al potere George Bush.
È tutto opera della sua immaginazione. E, secondo i suoi seguaci, dello Spirito Santo.
La lavagnetta a fogli mobili:
un "must" delle catechesi kikiane

Così lo scorso 13 giugno [2008], a Roma, Francisco Josè Gomez Argüello era felice. Nervoso ed esausto, ma felice. Quella mattina Monsignor Stanislaus Rylko aveva apposto, su ordine del papa, la sua firma sul Decreto di Approvazione degli Statuti del Cammino Neocatecumenale. Esso dava stato canonico ai kikos, ai loro intenti ed alle loro pratiche. Il dicastero vaticano l'ha concesso. Kiko Argüello passava sui suoi detrattori come uno schiacciasassi. Ci è riuscito. A dare forma legale ad un'organizzazione basata sull'assenza più assoluta di definizione.
È riuscito ad ottenere che il Cammino Neocatecumenale non sia definito dalla Santa Sede né associazione religiosa, né ordine, né fraternità e neppure gruppo laicale. Il Cammino non è simile a nessun'altra esperienza nella Chiesa. È 'un itinerario di iniziazione cristiana'. Impossibile essere più eterei. Non ha neppure una personalità né un patrimonio giuridico.
'Noi siamo qualcosa di più profondo che un'organizzazione. Noi amministriamo beni spirituali' dice Kiko. 'Il papa e Rylko volevano che fossimo un'associazione. Ed io: no, no, no!'.

Il Cammino Neocatecumenale è un mistero. Non ha sedi eleganti a Roma come i Gesuiti e l'Opus Dei. Non ha nulla di visibile al pubblico se non discreti appartamenti in due spogli seminterrati a Roma e a Madrid. Ma i suoi seguaci ed ex seguaci riferiscono di numerose proprietà immobiliari in Italia ed in Spagna. Agli inizi degli anni '90 (verosimilmente per suggerimento del cardinal Suquia) hanno creato un'organizzazione denominata Fondazione Famiglia di Nazareth per l'Evangelizzazione Itinerante, che, secondo lo statuto registrato presso il Ministero della Giustizia nel 1993, è dedicato al 'sostegno delle attività di evangelizzazione itinerante dei membri appartenenti al Cammino Neocatecumenale. Specialmente a quelli inviati in zone scristianizzate.' Gli statuti recentemente approvati prevedono l'istituzione di altre similari fondazioni presso altre diocesi per raccogliere le risorse.

La Domus Galileae sul Lago di Genezaret
C'è di più. Il Cammino non risponde delle sue azioni a nessuno. È un metodo di formazione cattolica al servizio dei Vescovi. I kikos rendono i propri servigi alla Chiesa ed in cambio smantellano la Chiesa stessa per costituirne una propria. Arrivano nella parrocchia, chiedono il permesso al parroco, programmano le catechesi, fondano la comunità ed avviano il Cammino.
Crescono in parallelo. Sono gli eletti. Spiegano ai propri fedeli (che raramente si mescolano con quelli di altre comunità ed ancor più raramente con i fedeli della parrocchia tradizionale) la loro visione particolare di come raggiungere il Paradiso, nello stesso tempo in cui fiscalizzano le loro vite. Per i kikos, fuori dal Cammino non c'è nulla. Fuori c'è 'il mondo'. Che è malvagio. E non è possibile essere felice se non sei nel Cammino.

Questo è il messaggio che i fratelli ricevono per decenni. I loro bambini a nove anni, dopo la Prima Comunione, cominciano a prendere parte alle loro liturgie, e a 13 sono del tutto inseriti in comunità. Non conosceranno altro sistema di vita. Né a casa né in parrocchia. Per questo è tanto difficile rompere con Kiko. Dopo anni di isolamento in comunità non rimane nulla fuori dal Cammino. Né amici, né amore, nessuna possibile salvezza. Quelli che abbandonano, vengono chiamati 'rebotados' (come sono definiti gli ex-preti o ex-suore) nel gergo di Argüello. E viene profetizzato che 'il sangue di Cristo ricadrà su di loro'. Quando un figlio abbandona il Cammino, i catechisti proibiscono ai genitori di avere contatti con lui e viceversa.

È una setta? Nella Chiesa Cattolica nessuno si azzarda a muovere questa accusa. Il Cammino ha la benedizione del Vaticano. Così alcuni preferiscono parlare di 'comportamento', di 'pratiche' o di 'singoli individui settari'.
Ma al vedere, nella notte dell'ultimo sabato santo, il 22 marzo 2008, durante la Veglia di Pasqua, i membri del cammino affrettarsi, nell'ombra, vestiti in bianche tuniche, con le candele in mano, cantando per ore, battezzando i loro bambini per immersione, ballando in circolo finché il sole tramonta...non si può fare a meno di sentire una certa sensazione di disagio.
Kiko e Carmen:
quella strana coppia...

Agli inizi degli anni '60 Argüello era un giovane artista di buona famiglia a Madrid. Egli professava d'essere agnostico e durante una crisi esistenziale che 'lo portò quasi al suicidio' andò a vivere con gli zingari nelle baracche di Palomeras Altas, un sobborgo di Madrid. Lo stesso cammino che avevano percorso molti preti che, in conseguenza al Vaticano II, decidevano di incontrare Dio attraverso i poveri. Molti avrebbero finito per militare nella sinistra. Kiko, no. Nelle baracche, sperimentò una conversione personale. Non sociale. Sentì la voce di Dio. Pianse per ore. Da bravo convertito, diventò più papista del papa.
Come spiega Jesus Bastante, specialista delle religioni, chi è convertito, come S.Paolo, quando incontra la verità, rifiuta radicalmente la sua vita precedente. Egli è rinato. E, come S.Paolo, dal perseguitare i cristiani, passa a perseguitare i pagani. Oggi Kiko afferma che il 70% dei suoi seguaci erano cristiani non praticanti prima di conoscere il Cammino. Oggi essi sono i nuovi convertiti.

Dopo la 'rivelazione' venne il momento, per Kiko, di mettere in pratica le proprie idee. Egli doveva ri-evangelizzare i cristiani dormienti. Condurli ad un nuovo battesimo. Era il 1964. Sicuramente ha preso contatto con gruppi emergenti e sacerdoti post-conciliari; non si sarebbe mai adattato alle regole altrui. Non voleva essere subordinato a nessuno. Ha sempre voluto essere al centro dell'attenzione. Ha assorbito gli stili di quei gruppi, la terminologia, la struttura. E quindi lui, l'artista, avrebbe imposto il suo stile.
A cominciare dalla Messa: avrebbero ricevuto la Comunione seduti, con autentico pane ed autentico vino. Cantando le sue canzoni. Spiegando le proprie esperienze in pubblico. Doveva vendere il prodotto: sapeva ben lui come.
Nei tuguri di Vallecas avrebbe incontrato, in quei primi stadi della sua carriera, la donna che sarebbe stata la sua compagna, il suo alter ego e la co-fondatrice del Cammino Neocatecumenale per quattro decadi, Carmen Hernàndez, una suora della sua generazione, di famiglia agiata, licenziata in teologia, che fin da ragazzina avrebbe voluto essere una missionaria ma che non si voleva sottomettere alla disciplina degli ordini religiosi.
'Eravamo due disadattati; è un miracolo che tutto sia andato bene' dice Argüello. Kiko portava al Cammino il suo carisma, le sue doti interpretative e la sua inquietudine. Carmen Hernandez la base dottrinale che mancava a Kiko. Uniranno così le forze. La natura del rapporto tra i due è uno dei grandi arcani (uno dei termini favoriti del Cammino) dei kikos. I seguaci spiegano immediatamente che non sono una coppia. È certo che è lui ad essere il capo. Ma lei non è disposta a rimanere senza il suo momento di gloria. È la voce della sua coscienza. In pubblico ed in privato. E lo tormenta coscienziosamente.
Tempio kikolatrico "Santa Caterina Labourè", Madrid

22 maggio 2008 - Parrocchia di Santa Caterina Labourè, Madrid. Questa chiesa, inaugurata nel 2003 dal Cardinale Rouco, riassume gli ideali estetici di Argüello. Ciò che lui vuole creare nelle sue parrocchie. 'Kiko è un genio' dice Mattia Del Prete, uno degli architetti del Cammino. Marmi bianchi, cupole dorate, da una parete all'altra tappeti blu elettrico, affreschi by Kiko. L'altare al centro. I banchi in circolo ed una piccola piscina per il battesimo per immersione. Le icone, il calice, le ampolle, la croce astile, i fiori sul tavolo, la copertina intessuta d'oro per il Vangelo, è tutto opera della sua mente d'artista.
Non è facile entrare nelle sue celebrazioni private. Sono a porte chiuse. Stasera l'iniziatore si riunisce con i suoi primi seguaci. Essi vestono bianche tuniche di lino. Eccetto il giornalista. E Kiko, sempre in nero.

Parla per ore. Anche se, come nella migliore tradizione delle coppie di comici, le sue affermazioni vengono ribattute, criticate, persino ridicolizzate ad alta voce da Carmen Hernàndez, la co-iniziatrice, seduta alle sue spalle. Siamo in famiglia. Nessuno sembra sorprendersi. Ma le battute ironiche di Carmen durante cerimonie pubbliche o anche durante la conferenza stampa a Roma, fanno arrossire chiunque non vi sia preparato. Ad un certo punto Carmen dice: 'Io dico le verità e tu te le inventi'. Kiko si mette le mani fra i capelli, mostra il bianco degli occhi, guarda il cielo ed implora la pietà divina. Lei ride sarcastica. 'Confessa Kiko! Tu vuoi solo che i giornalisti ti fotografino. Ecco a voi San Kiko!'

Come è riuscita questa strana coppia ad acquisire tutto questo potere all’interno della Chiesa Cattolica? L’inarrestabile ascesa dei kikos non può essere compresa se non si considerano due fattori: l’incomprimibile incremento degli adepti come risultato di una fervente politica demografica del movimento (una donna deve avere tutti i figli che Dio le manda) e l’incondizionato appoggio di Giovanni Paolo II nei 27 anni del suo regno.

In tutte le celebrazioni dei kikos nelle quali vengono riportate le esperienze di vita, tutti quelli che prendono la parola comunicano il loro nome ed il numero di figli che hanno messo al mondo. Con l’aumentare del numero, cresce il mormorio di approvazione fra le bancate della chiesa. Quando un fratello annuncia ‘Ne ho 10’ scoppiano gli applausi. Secondo Argüello, i membri del Cammino sono i cristiani che hanno il più alto numero di figli, cinque per famiglia. In 44 anni di cammino, migliaia di figli e nipoti dei primi seguaci sono stati incorporati nelle comunità. La crescita dei loro ranghi è stata esponenziale. Attualmente affollano le sue celebrazioni. E al termine di ognuna di questi bagni di folla, esaltata la massa con le proprie catechesi, l'iniziatore chiede vocazioni. ‘Alzate la mano se volete andare in Seminario!’ Nella confusione del momento, infiammati, giovani ragazzi a decine aderiscono senza riflettere. Molti andranno per il mondo come predicatori ambulanti finanziati dal Cammino. Altri diventeranno suoi sacerdoti. E i Vescovi, molto scossi. Chi potrà mai rifiutare nulla a Kiko?
Giovanni Paolo II inaugura la Domus Galileae


Giovanni Paolo II era il più entusiasta di questi Vescovi. Il primo fra tutti.
Quando Karol Wojtyła giunse in Vaticano nel 1978, le chiese ed i seminari erano vuoti, gli ordini religiosi tradizionali (Gesuiti, Domenicani, Francescani) erano vicini alle idee della Teologia della Liberazione e il clero diocesano era vecchio e confuso. Woytila fu il risultato della Guerra Fredda, egli aveva il concetto di una Chiesa nucleo di resistenza al Comunismo.
‘E, dal primo momento, la sua idea è quella di rievangelizzare l’Europa. E vede di non poter contare sui vecchi Ordini’ spiega un prete spagnolo. ‘Si trova solo. C’è un vuoto spirituale, e provvidenzialmente appaiono i nuovi gruppi neoconservatori (Opus Dei, Focolari, Comunione e Liberazione, Comunità di Sant’Egidio e i kikos), costituiti da laici con una concezione della Chiesa simile alla sua, e si appoggiò ad essi. Questi movimenti non solo gli riempiono gli stadi, ma sono un antidoto alla Teologia della Liberazione ed alla proliferazione di sette evangeliche in America Latina. Sono pronti ad infiltrarsi nei vecchi paesi comunisti. E professano nei suoi confronti una fedeltà incondizionata.'

Kiko e Wojtyła sono anime gemelle. Tutti e due vogliono rievangelizzare la Cristianità. E sono due vecchi appassionati attori. Sanno quant’è importante l’immagine. Secondo quanto riferisce un prelato, Carmen e Kiko si lavorano Giovanni Paolo II con grande cura. Sono dei maestri nell’arte dell’adulazione. Ogni volta che il Papa apre la finestra, pioggia o neve, c’è un drappello di kikos con chitarre che cantano in suo onore. I kikos suoneranno per Wojtyła in tutte le Messe in cui sarà presente in ogni angolo del mondo. Ogni domenica Carmen Hernàndez è con il papa mentre visita le parrocchie di Roma come Vescovo della diocesi. Diviene una presenza abituale. Kiko e Carmen addirittura penetrano nell’intimità del papa e sono invitati a pranzo da lui, in forma privata. Parleranno con lui con la loro abituale crudezza della situazione della Chiesa. Gli faranno rapporto sulla fedeltà dei suoi Vescovi. In precedenza, i due hanno conquistato alla propria causa il potente segretario del papa, il prete polacco Stanislaw Dziwisz. Quando viene fatto Cardinale nel 2006, saranno in prima fila ed il neoeletto appoggerà fraternamente il braccio sulle spalle di Carmen. La quale conferma che sono ancora buoni amici.’Ci ha invitato a Cracovia, mi tratta come una regina. Mi ha invitato a mangiare pesce’.

Nel 1990, contro il parere di certi Vescovi che diffidavano dei sistemi del Cammino, Wojtyła emanò una lettera di riconoscimento in cui comunicava il suo gradimento per i kikos. Nel documento, invita i vescovi a valorizzare e sostenere l’opera del Cammino. In altre parole, ordina loro di aprire le porte delle loro parrocchie. Un seguace ritiene che la lettera sia stata scritta da Argüello e poi fatta firmare al papa. Quello fu il loro grande riconoscimento.

L'iniziatore utilizzò la medesima tattica di seduzione negli anni ’90 con l’episcopato spagnolo. Specialmente quando Antonio Maria Rouco Varela viene nominato Arcivescovo nel 1994. Da una parte, lo adula per conquistarselo, dall’altra gli offre i risultati: il seminario, pieno; le parrocchie, attive; le piazze, affollate ed un’importante appoggio per i rapporti con Roma.
Rouco si consegna in suo potere, armi e bagagli. Diventerà suo alleato. Metterà a sua disposizione le sue capacità di canonista per la composizione degli Statuti (che furono stesi tra il 1997 ed il 2002); gli permetterà di aprire un Seminario e nel 2004 gli affiderà la fattura degli affreschi nella cattedrale di Madrid. Nel Palazzo vescovile di Madrid gira questa battuta: ‘Rouco vuole passare alla storia come il Cardinale che affidò il completamento della propria cattedrale ad un santo’. E nemmeno può essere dimenticata la generosa donazione del Cammino all’Arcivescovo per finire la Cattedrale.

Ma soprattutto Kiko darà a Rouco un’influenza politica. Ad un incontro a Roma nell’ottobre 2007 durante la beatificazione di 468 religiosi assassinati nella Guerra Civile, Argüello propone al Cardinale di organizzare una grande dimostrazione a Madrid ‘in difesa della Famiglia Cristiana’. Ci sono solo tre mesi prima delle elezioni politiche. Le previsioni prevedono uno scarto tecnico fra il PSOE (il partito socialista dei lavoratori spagnoli) e il partito popolare (di destra). Rouco è dubbioso. Gli pare precipitoso. Argüello lo rassicura. ‘Don Antonio, ti porterò 300 mila kikos in Piazza Colombo’. Rouco acconsente. La dimostrazione fu fatta il 30 Ottobre. Vari Cardinali e 42 Vescovi vi presero parte.

Questa manifestazione (presunta) religiosa, si trasforma in una mobilitazione politica contro il Governo di Rodriguez Zapatero e le sue iniziative quali il matrimonio omosessuale e le materie scolastiche quali l’educazione civica. Sul podio un’icona dipinta da Argüello. Gli organizzatori accusano Zapatero di ‘distruggere la famiglia’. Il Cardinale Garcia-Gasco va oltre. ‘Il laicismo radicale può provocare la dissoluzione della democrazia e non rispetta la Costituzione’ proclama. Kiko chiude la manifestazione con la sua chitarra. E lancia un allarme ‘Questo Governo laico ed ateo vuole farci cerdere che la nostra vita non va da nessuna parte. Invece va in Cielo’.
Kiko e il suo orrido crocifisso appiattito come una sogliola
Il Partito Socialista vince le elezioni il 9 Marzo 2008. E papa Ratzinger prende nota. Non vuole problemi con il Governo Spagnolo. Pressione = conflitto.

Con l’approvazione degli Statuti del Cammino Neocatecumenale del 13 giugno (con minori modifiche fatte dalla Santa Sede sulla natura peculiare del movimento), il suo leader Kiko Argüello ha ottenuto tutto ciò che si era proposto 44 anni prima. E’ uno degli uomini più potenti della Chiesa Cattolica. Il leader più in vista dei neoconservatori. Con un milione e mezzo di seguaci pronti ad invadere le strade e le parrocchie. Il creatore di famiglie numerose, di motivati missionari e seguaci ordinati che stanno per accedere alla soglia dell’episcopato.
Ad ogni modo i suoi rapporti con il Pontefice Benedetto XVI non sono di complicità come con Wojtyła. Papa Ratzinger, eminente teologo che dovette combattere con Argüello quando fu Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, bisogna dirlo, in difesa della retta dottrina, guarda le sue iniziative da lontano. E ha scelto di dividere delle aree di potere tra gli ordini tradizionali ed i neoconservatori. Così il Cammino Neocatecumenale ha avuto dei problemi con le Conferenze Episcopali di Israele e Giappone per certe pratiche liturgiche e di proselitismo dei suoi membri.

Molti si chiedono che ne sarà del Cammino quando Argüello, il suo indiscusso leader carismatico, l’anima ed il creatore della liturgia ed estetica, morirà senza un erede. ‘Nulla sarà più lo stesso senza Kiko’, dicono.
C’è una barzelletta che gira tra le comunità. Kiko è sul letto di morte ed un gruppo di suoi seguaci viene a trovarlo per dirgli che in Israele si sta costruendo un sepolcro per seppellirlo come un patriarca. Kiko si solleva, sorride sornione e ribatte ‘Non vi complicate troppo la vita fratelli! In fondo, si tratta solo di tre giorni…’

martedì 24 marzo 2015

"Hai vinto un premio": Kiko vuole evangelizzarti

La Nueva Domus Jetsons di Kikos Arguellos
Io vivo a Roma ed ho fatto parte del Cammino Neocatecumenale... e di questo ora sono pentito e chiedo perdono.

Qualche giorno fa ho saputo che i super-katekisti di Roma hanno iniziato ad organizzare il solito viaggio in Terra Santa la settimana dopo Pasqua per i vescovi e i "presbìteri" che devono "convertire" (a Kiko).

Hanno invitato anche il mio Parroco (che non è certo un ammiratore del Cammino!) dicendogli che erano felici di comunicargli che "aveva vinto un premio", ossia un viaggio in Terra Santa e alla Domus Galilaeae di Kiko tutto spesato e gratuito: gli hanno detto che questa era una grande grazia e che quindi non poteva farsela scappare. Se questa non si chiama "oliatura" come si chiama?????

Sono orgoglioso del mio Parroco che sentendo "puzza di bruciato (e di zolfo)" li ha mandati a quel paese e si è rifiutato di andarci. Lui lo ha fatto in maniera gentile, perchè è davvero una persona buona, misericordiosa e paziente. Per fortuna ci sono ancora sacerdoti santi che sanno dire un chiaro e forte NO alle lusinghe che non vengono certo da Dio.
(da: Isacco)

domenica 22 marzo 2015

Radiato il catechista itinerante che non ripeteva Kiko a pappagallo

Quando ho incontrato nel 1972 il Cammino Neocatecumenale, mi ha tirato fuori dalla più cupa disperazione (leggi se vuoi il vol. II della mia autobiografia: "L'immondizia ama Dio", Ed. EGA), mi sono aggrappato a questa ancora e non me ne pento.

Il mamotreto l'ho sempre poco considerato e, quando facevo le catechesi, non lo "ripetevo", ma predicavo a braccio.

Ciò mi è valso di essere radiato dal dare catechesi nelle convivenze annuali del CNC, dal Capo responsabile per gli USA, Giuseppe Gennarini.

Con il suo fiuto di "Gran Inquisitore", aveva intuito che per la salvezza degli Stati Uniti d'America, era necessario chiudermi la bocca.

Non hai mai capito che Dio può trarre il bene anche dal male, anzi, che è una sua gioia?

Daniele Lifschitz, 7 marzo 2015

venerdì 20 marzo 2015

Presbitero neocat arrestato: la solita doppia morale dei neocatekikos

La notizia sulle pagine di cronaca è che la polizia ha arrestato, identificato e poi rilasciato un parroco neocatecumenale che faceva sesso con una minorenne, si presume consenziente. L'arresto era dovuto al fatto che il parroco l'aveva portata via dalla scuola, prelevandola in macchina per andare alla spiaggia prescelta per compiere atti contro il sesto comandamento.

In questa pagina non intendiamo commentare l'evento. Intendiamo invece commentare la mentalità neocatecumenale che si può notare riguardo a quella notizia e ad altre circostanze.

Anzitutto potete star certi che la famiglia della ragazza non denuncerà il parroco neocatecumenale. La famiglia, infatti, è neocatecumenale essa stessa. Anche la ragazza è neocatecumenale. In mancanza di una denuncia, tutti - a cominciare dalla stessa ragazza - si convinceranno che l'episodio era tutto sommato una scappatella qualsiasi e che è finito male solo perché lì per puro caso passava la polizia e li ha beccati: «Ah, birbantelli! La prossima volta state più attenti!»
Il settarismo neocatecumenale (cane non mangia cane) è sempre diseducativo.

Nel Cammino Neocatecumenale c'è una visione distorta della grazia e del peccato. Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, fondatori del Cammino, vanno blaterando nelle loro cosiddette "catechesi" che «l'uomo non può non peccare». L'idea è talmente radicata che nelle "confessioni pubbliche" e nei "giri di esperienze" i neocatecumenali (giovani e non giovani) ingigantiscono peccati o addirittura ne inventano, poiché temono di essere sgridati dai cosiddetti "catechisti". Ma quella bizzarria dell'«uomo che non può non peccare» induce sottilmente a diffidare della divina grazia, cioè lasciarsi andare con faciloneria a peccati di ogni genere - non solo sessuali - per poi dire che tanto siamo tutti peccatori e il Signore dopotutto ci ha già perdonato. E così capita che in Italia come a Guam dall'altra parte del mondo, tante ragazzette neocatecumenali vadano maliziosamente stuzzicando i seminaristi kikiani dei seminari Redemptoris Mater per il "gusto del proibito", perché è più "trasgressivo" peccare con uno che si era "alzato" davanti a Kiko con l'apparente scopo di consacrarsi al Signore... E così, in Italia come a Guam, la ragazzetta minorenne "ci sta" con il seminarista NC (o presbìtero NC) in fregola. Così, al prossimo "giro di esperienze" finalmente c'è un bel peccatone da raccontare, "mi faccio schifo", "il Signore perdona"...

Seminaristi e presbiteri neocatecumenali spesso dall'ambone vomitano prediche da film porno su fornicazioni e ubriachezze di cui confessano candidamente di avvertirne mancanza: "penso di avere probabilmente due o tre figli sparsi in giro...". Durante la Messa! Visto che il tenore educativo nei seminari kikiani Redemptoris Mater batte sempre su quel chiodo, come meravigliarsi che il presbìtero arrestato a Guam sia stato trovato a fare "certe cose" con una minorenne? Dopotutto «l'uomo non può non peccare» e, come dice l'eretico Kiko Argüello: «il Signore ti ha già perdonato... poi, se vuoi, domani lo sigillerai in confessione...».

Già, proprio così: a furia di "confessioni pubbliche", sono ormai noti in tutta Guam gli scheletri nell'armadio di ogni seminarista neocatecumenale. Tanto questi ultimi lo sanno bene che quando fanno qualche pasticcio vengono subito comodamente trasferiti dai loro cosiddetti "catechisti" in qualche altra kikomunità neocatecumenale: sapete, è partito per la missione, per le esigenze missionarie, per l'implantatio ecclesiae, lui sì che è sempre stato un coraggioso missionario... I vertici dei neocatekikos sono sempre pronti a coprire i misfatti dei propri pretoriani.

Cliccate sulla foto del comunicato stampa, in cima a questa pagina. Quando sui giornali è trapelata la notizia dell'arresto di martedì scorso, la curia neocatecumenalizzata di Guam ha emesso un laconico comunicato in cui avvisa che il vescovo ha «accettato le dimissioni» del parroco neocatecumenale arrestato, che «il presunto reato, secondo il dipartimento di polizia di Guam, è la "custodial interference"» (l'aver illegalmente preso in carico una minorenne), che «l'arcidiocesi ha avviato un'indagine canonica» e sospeso il presbitero dalle sue funzioni.

Riuscite a notare i sottintesi curiali? Esatto, eccoli lì:
  1. il vescovo neocat non ha mica punito il presbitero neocat: no, ha solo «accettato» le dimissioni, che in sé non indicano nessun riconoscimento di colpevolezza... che generoso garantismo!
  2. la polizia ha colto il presbitero neocat in flagrante, ma per la curia il reato è solo «presunto»...Quando invece si trattava di stimati sacerdoti diocesani che si rifiutavano di celebrare gli strafalcioni liturgici di Kiko, tali sacerdoti sono stati immediatamente diffamati sul giornale diocesano, puniti a loro insaputa, cambiando le serrature della casa canonica mentre erano convocati in Curia senza spiegazioni, accusati di danni inesistenti o notoriamente fatti da altri, ecc...
  3. la diocesi deve fare un'«indagine canonica», come a dire che i panni sporchi, se sono neocat, sono più speciali degli altri (e si lavano in famiglia neocat... è un'indagine canonica, ragazzi! non interferite! tacete la questione, ci pensiamo noi!)
  4. la sospensione dalle "funzioni" riguarda solo la parrocchia: il pretonzolo neocat continuerà a celebrare le messe neocatecumenali del sabato sera... in attesa di una nuova destinazione "missionaria" di implantatio ecclesiae: dopotutto i presbìteri Redemptoris Mater sono "diocesani missionari", nevvero?
  5. e in curia a Guam hanno sentito il vescovo neocat parlare dell'arrestato presbitero neocat in questi termini: «ma dopotutto è un bravo ragazzo...»
Capite come funziona il Cammino?

Dei katekisti laici, in onore dell'idolo Kiko, stabiliscono che devi esser "presbitero", e lo diventi anche se mostri tante attitudini assai poco sacerdotali (nel caso dell'arrestato, il giovanotto era nientemeno che il primo chamorro - nativo di Guam - ad essere ordinato dopo ben dieci anni di "formazione" nel seminario kikiano).

Non importa quanto tu sia ignorante delle cose della fede, non importa il fatto che sai ubbidire solo ai katekisti del Cammino, non importa che tu sia incapace di celebrare qualcosa di diverso dalle pagliacciate liturgiche neocatecumenali... importa solo che i katekisti ti abbiano prescelto, ti abbiano fatto "alzare" davanti a Kiko, ti abbiano fatto fare un po' di anni nella bambagia di una casa kikiana nota come "seminario Redemptoris Mater" a ripetere le scempiaggini tipiche delle comunità neocat, e paff!... ti ritrovi dotato del sacramento dell'ordine. Magari solo perché eri figlio di qualche katekista o di qualche neocat eminente in vena di far carriera nel Cammino [potremmo fare diversi nomi e cognomi anche italiani].

Ciliegina sulla torta: nello stesso giorno (mercoledì 18 marzo 2015) in cui la curia neocatecumenalizzata di Guam emetteva quel comunicato stampa, il vescovo neocatecumenale di Guam andava al seminario kikiano Redemptoris Mater di Guam a festeggiare san Patrizio, tacendo sull'arresto e addirittura avendo la faccia di bronzo di dire:
«...la gente che ci critica non ha capito che i [presbiteri del] Seminario Redemptoris Mater sono come san Patrizio: vanno in missione per evangelizzare il mondo».
Basta che entriate in un seminario R.M. per diventare automaticamente "come san Patrizio", già, proprio così. Parola di arcivescovo. Neocatecumenale.

In conclusione: il problema non è "un prete ha dato scandalo".

Il problema è piuttosto: «nonostante tutte le buone premesse gridate in piazza, nonostante tutti i possibili incoraggiamenti dei pastori della Chiesa, nonostante il buon cuore di tanti fratelli dello strato più basso del Cammino... il Cammino fa danni ovunque nel mondo, sempre allo stesso modo, sempre secondo la stessa modalità, sempre con la stessa mentalità, fin dalle sue origini».

mercoledì 18 marzo 2015

La tremenda discussione (in discomunione con Kiko Argüello)

Traduciamo un altro post (il precedente è a questo link) originariamente pubblicato sul blog "El guardiàn de l'Areòpago" dal sacerdote Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara.


La grande discussione (con Kiko Argüello)


Non mi piace la deriva "ufficialista" (ndt.: autoritarista) del Cammino Neocatecumenale negli ultimi dieci anni. Come non mi piace la sua identificazione con i movimenti e le tendenze più conservatrici della Chiesa attuale.
Non è nata così l'esperienza neocatecumenale, nè penso che lo stile attuale corrisponda al carisma originario. Ma non sono io quello che può far viaggiare il “Cammino” su altre strade.

Interrompo la mia serie "Il mio Cammino Neo-catecumenale" per trascrivere in qualche modo la tremenda discussione che ho avuto con Kiko e la sua equipe nel 1987, dopo la mia seconda itineranza a Santander di quell’anno, fatta su richiesta personale di Kiko.

L'incontro fu richiesto da lui, per chiarire i malintesi sorti dopo la mia prima itineranza spagnola e che un altro giorno racconterò nei dettagli, perché ne vale la pena ("Sono stato anch'io nel cammino neocatecumenale"). Così sono stato convocato in una casa accanto alla chiesa di San José, Calle de Alcalá, dove c'è una casa dove abitano i catechisti internazionali tra un viaggio e l’altro.

Il dialogo iniziò bene, fraterno e "colto", ma ben presto si trasformò in una violenta discussione perché non ero disposto a dire Amen a tutte le idee di Kiko nè ad approvare tutte le sue alzate d'ingegno.
Così abbiamo cominciato ad alzare la voce, certamente una lotta impari, visto che erano in tre contro uno: Kiko, Carmen e Mario Pezzi contro di me. Nonostante tutto, e dopo molte discussioni, pretendevano che tornassi all’itineranza, in un gesto di maturità e l'equilibrio di carattere che devo ammettere va a credito di Kiko. Si può discutere con lui fino alla morte, ma non si esime dall’affidarti una responsabilità se così lo ispira "lo Spirito". Gran carattere da leader.
Ma io, usando una terminologia molto neocatecumenale, insistevo: "Non posso accettare questo incarico, perché non sono in comunione con voi su tre temi di capitale importanza".
Dopo di che ho dettagliato in modo ordinato e metodico le tre grandi questioni oggetto del litigio.


1 - Il Ministero petrino. 
Lo stemma di papa Francesco
Io dico loro:
- "Non sono d'accordo con il ruolo sproporzionato che date al Papa nella Chiesa".

Mi rispondono (cioè mi risponde Kiko):
- "Il fatto è che tu non capisci il ministero petrino".

Ed allora io:
-“Non capisco il ministero petrino? Non sarete voi che lo confondete? "

E mi lancio ad esporre con chiarezza la mia posizione. Da quello che loro sembrano insinuare, e lo si capisce con un minimo di rigore logico dalle loro spiegazioni e proclami, il Papa sarebbe come il Vescovo di tutta la Chiesa, di tutte le diocesi. Con ministero pastorale diretto su tutto. E questo, dico loro, è contrario al dogma cattolico, e condannato come eretico in uno dei Concili del XIV secolo.
Questa teoria è incompatibile con l'apostolicità della Chiesa. Inoltre, equivale a confondere, come molti fanno, il potere e il ministero sacramentale con il potere di giurisdizione, quello sì universale in tutta la Chiesa, secondo la definizione contestata e controversa del Vaticano I. Il Papa non è il capo della Chiesa. Egli è colui che la presiede nella sua dimensione visibile e organizzativa. Ma l’unico capo della Chiesa è Cristo Gesù.
Non è inutile che esponga chiaramente e puntigliosamente la mia opinione dacchè stiamo assistendo a una sopravvalutazione, ho proseguito, e ad una papolatrìa che non voglio seguire né tantomeno insegnare.
Il Ministero petrino è quello di promuovere e difendere l'unità della Chiesa, mediante l’opera di vigilanza e di correzione fraterna verso i vescovi, successori degli apostoli. La Chiesa non è petrina, ma apostolica.
2 - Lo stile autoritario strettamente piramidale del Cammino. 
Non sono d'accordo, ho poi affermato, con l'esercizio dell'autorità nel contesto delle comunità neocatecumenali. Non perchè sia piramidale e discendente, ma perchè è unica e lineare. Quasi dispotica e dogmatica.
Non è nemmeno dell’equipe, è direttamente di Kiko, per quanto all’esterno venga presentata come frutto di decisioni prese in preghiera dall’equipe. Sembra, ho continuato, che lo Spirito sia stato monopolizzato e sia stato assorbito da un solo fratello.
Anche i canti, eccetto due o tre tra duecento o più, devono tutti procedere dall'ispirazione che il Signore ha dato al suo araldo e portavoce Kiko. Altri canti, la loro musica e i loro testi, benchè siano intonati dalla Chiesa di tutto un paese, non sono ammessi né come dal punto di vista devozionale né estetico.
Kiko (con sigaro e "santino" nella mano sinistra)
si degna di "benedire" un sacerdote

E qui ho dato il mio parere da esperto di musica, visto che sono stato insegnante di musica, dirigendo per più di dodici anni il canto liturgico, polifonico e melodico in seminario, nelle scuole e nelle parrocchie, ed ho partecipato a corsi e incontri internazionali (in uno dei quali a Pamplona, gomito a gomito accanto al futuro prefetto della Congregazione per il culto divino, il cardinale Bugnini, all’epoca semplice sacerdote liturgista e musicista). E la mia opinione è che, fatta eccezione per un paio di canti, soprattutto dei primi tempi, gli altri sono ripetitivi, musicalmente senza carisma, senza quella solennità dovuta al culto, più adatti ad urlare che a favorire meditazione e preghiera.
La verità è che, al sentire queste cose, Kiko non si difendeva nè se la prendeva.
3 - Il tema sessuale.
La sintesi del mio parere su questo tema è stata la parola che ho usato al momento di rivolgermi a Kiko:
"Il tuo modo di affrontare il problema è aberrante. Faccio una semplice osservazione psicologica: sembra prodotto da una profonda nevrosi personale e da un'esperienza in cui questo problema non è stato superato. Ma non scaricare sugli altri le tue insicurezze e i problemi che non sei riuscito a risolvere."

Queste mie parole, se non alla lettera, sono quanto di più simile riesca a ricordare al discorso che gli feci: furono queste o altre molto simili. Ho vissuto e ho sentito in qualche scrutinio, non di quelli a cui ho partecipato come catechista o che ho ricevuto come catecumeno, ma altri ai quali ho assistito quando ho camminato due anni come parroco ad interim di una comunità di Madrid, vere e proprie atrocità su masturbazione, controllo delle nascite e sesso in generale. E con il tema di "essere aperti alla vita", riferita al numero di figli, si salta senza rispetto, alla torera, la saggia e prudente dottrina del Concilio Vaticano II sulla "paternità responsabile".

In chiusura, voglio ricordare due cose:

1) Tutto ciò che ho raccontato è vero, le cose sono andate così, e penso che il post sia interessante, informativo e meritevole da essere pubblicato, soprattutto perché per prima cosa ne ho parlato con la persona direttamente interessata. E non è un problema che riguarda solo poche persone nel loro privato, data la grande diffusione del Cammino Neocatecumenale.
2) In secondo luogo, come ho detto sopra, nonostante il mio dissenso e la mia critica, l’equipe ha insistito che fossi catechista per la seconda volta a Santander, cosa che ho trovato di una onestà e maturità umana e cristiana encomiabile.

Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara


Nostra nota a margine: già da molto tempo prima del 1987 Kiko e i suoi andavano ripetendo la menzogna del «ci manda il Papa» (a cui allude il De Vergara con "ministero pastorale diretto su tutto"). Il "papismo" ipocrita di Kiko, Carmen e Pezzi si è definitivamente svelato con la mancata applicazione delle «decisioni del Santo Padre» del 1° dicembre 2005 contro gli strafalcioni liturgici neocatecumenali (poi confluite integralmente nello Statuto del Cammino Neocatecumenale: cfr. articolo 13, nota 49). A parole si dichiarano ubbidientissimi al Papa, nei fatti continuano ancor oggi a disubbidire.

lunedì 16 marzo 2015

Cosa succede ai sacerdoti che "osano" rispondere a Kiko

Traduciamo alcuni post (il successivo è a questo link) pubblicati dal Sacerdote Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara il 7 dicembre 2014 nel suo blog 'El guardian del Areopago'.


Sono stato anch'io nel Cammino Neocatecumenale
Dopo la notizia che il 5 di questo mese (dicembre 2014 n.d.r.) il Papa Francesco ha ricevuto per mezz'ora Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, sul Religion Digital (RD) si è registrata un'impennata di commenti sull'esperienza del catecumenato nella Chiesa di oggi.
La maggior parte dei commenti appartengono a coloro che hanno frequentato il cammino per anni, e, nel decidere di lasciare, di abbandonare questa esperienza, sono stati respinti, messi al bando, e, a volte, purtroppo, umiliati.
Ed io ci credo, perché, pur essendo un presbitero, come loro chiamano i sacerdoti, - ed in questo hanno ragione, (molto meglio che chiamarci sacerdoti) -, e nonostante tutta la cerimoniosità con cui trattano il clero, ho sperimentato sulla mia pelle ciò che molti ex neocatecumenali hanno espresso.

No, effettivamente, non sono per nulla caritatevoli, né misericordiosi, né dolci, né comprensivi, né cristiani!
Soprattutto i catechisti, nei confronti di coloro che lasciano il cammino. Ti trattano come un appestato, come un eretico, come un rinnegato.

Lo sperimentai in occasione di una celebrazione del Sacramento della Cresima nella Chiesa del Transito, alla quale ho partecipato come concelebrante in quanto veniva cresimata mia nipote Speranza, che è adepta del Cammino.
Semplicemente, non mi hanno visto, né riconosciuto né mi hanno salutato quando di mia volontà e con buona grazia ho camminato per due anni con la terza comunità della parrocchia partecipando alle preparazioni ed alle celebrazioni della Parola e dell'Eucaristia.

Ora vi dirò i motivi di tale trattamento e del rifiuto.

Nell’anno 1986-1987, mentre stavo facendo nella casa provinciale dei Sacri Cuori una specie di anno sabbatico, Kiko mi ha chiesto di fargli il favore di andare a Santander per supplire un sacerdote itinerante che era morto e aveva lasciato l’équipe senza presbitero.

Mi sono consultato con il padre provinciale, José Luis Lozano, che mi ha permesso di fare come mi pareva opportuno, ma manifestandomi la sua opinione, cioè che non gli piaceva per nulla che interrompessi il corso di inglese intensivo che stavo facendo, molto valido, ma molto costoso, con la prospettiva di andare all’Università di Princeton, e fare il dottorato in Filosofia dell'Educazione, per completare il Master nella stessa materia, che avevo lasciato incompiuto presso la Pontificia Università Cattolica (PUC) di San Paolo, in Brasile.

Mi costò molto, ma decisi di non lasciare a terra l’equipe di Santander. Facemmo una catechesi in due parrocchie della capitale, e nacquero due nuove comunità. L'esperienza, soprattutto a causa della compagna "catechista", non è stata per nulla piacevole.

Ma il peggio venne nella "convivenza dei catechisti" di fine anno, nella Valle dei Caduti, dove di punto in bianco, e senza avere nulla a che vedere con la catechesi della quale stavamo facendo la presentazione e la verifica, Kiko mi ricordò un fatto avvenuto alla mia epoca alla parrocchia del Transito, riguardante una ragazza della comunità, con la quale mi rapportavo senza nessun retroscena o secondo fine; semplicemente, come spesso accade anche a lui, per intuizione, come fa spesso sfruttando le sue -dicono- quasi taumaturgiche doti di lettore di coscienze e di conoscitore delle intenzioni profonde e dei misteri del cuore.

Me lo rimproverò in pubblico, mentre io, come responsabile dell’equipe, stavo presentando il risultato della catechesi.
Naturalmente io non ho taciuto e ho biasimato la sua pretesa di mettermi in difficoltà con qualcosa che, come ho detto, non aveva nulla di vero, e che era accaduta quasi due anni prima. E tutto nasceva dal fatto che questa ragazza mi aveva scelto per fare il padrino di suo figlio.

Il grande catechista Kiko non è abituato al fatto che uno che non sia del ristretto gruppo della sua prima comunità, osi rispondergli.
Cosicché si infuriò, e venne a cercarmi alla fine del pranzo per darmi una ripassata, con tutta la sua equipe al completo: con Carmen e Mario Pezzi. cercò di impressionarmi con la sua aura di grande fondatore, e, tra le altre cose originali, mi investì con un oltraggioso "hai voluto uccidere il padre".
Kiko si sente "padre"
e guai a fargli notare
che non lo è affatto...
La mia risposta, oltre ad una gran risata, è stata che si togliesse dalla testa che io avessi avuto con lui alcun rapporto simile alla figliolanza spirituale o consimile, così come gli ho detto apertamente che nulla dovevo a lui per la crescita della mia esperienza di fede. La quale, grazie a Dio, era iniziata molto prima che lo conoscessi.
*** 
Non so chi lo disse in giro, poiché dalla mia bocca non sfuggì neppure una parola di quel battibecco. Ma quando diventò di pubblico dominio, qualcuno lo disse ai "catechisti" NC del Transito.
Comunque, il fatto è che mi trattarono con freddezza e con disprezzo per nulla dissimulato. Senza dubbio, Kiko è molto più maturo di quei catechisti, perché dopo quella vicenda richiese ancora una volta la mia presenza per un'altra catechesi in Cantabria.
Questo mi dimostra qualcosa che mi è parso di percepire sul rapporto Kiko-catechisti, soprattutto i più anziani di cammino: 
Kiko non rimprovera i catechisti più importanti, oppure, se anche lo fa, non ottiene di che smettano di dare una pessima testimonianza della verità e della serietà del loro comportamento cristiano: mi riferisco, né più né meno, che all’ABC dell’: "ama il prossimo tuo come te stesso" o, ancora di più, "come io vi ho amati".
Danno l'impressione, quelli più vicini a Kiko, che questo comandamento sia valido solo nelle sue relazioni con i super catechisti, o, al massimo, con i fratelli degli inizi del cammino. Però non con i comuni mortali della massa. Soprattutto se uno di questi infelici e disorientati cristiani apprendisti hanno l’ardire di mettere in discussione qualsiasi colpo di genio del loro padre e maestro.
Forse le mie parole sembreranno un po’ dure. Ma vi posso assicurare, e ve lo assicuro, che sono stato piuttosto stringato, e che ho cose ben più serie e importanti da dire che commentare un comportamento non solo non cristiano, ma neppure semplicemente umano, o umanista, dei membri del Cammino Neocatecumenale, in particolare delle equipes dei primi catechisti, nei quali, credo, dovrebbe maggiormente risaltare la validità e la forza del mandato all’amore fraterno di Gesù.
Jesús Mª Urío Ruiz de Vergara