martedì 22 aprile 2014

Contro le strumentalizzazioni e l'ignoranza

Anche stavolta i kikos si sdegneranno senza leggere nemmeno una riga.

Lo scopo di questa pagina non è parlare di Giovanni Paolo II, ma solo di far riflettere su come la sua canonizzazione viene accanitamente strumentalizzata dai kikos per far credere che la sua presunta "approvazione" del Cammino Neocatecumenale sarebbe un argomento "santo", inattaccabile e indiscutibile.

Quella propaganda neocatecumenale è falsa e ingannevole per molti motivi, fra cui ci limitiamo a evidenziare:
  1. il fatto che "santo" non significa "infallibile in ogni momento della sua vita";
  2. il fatto che Giovanni Paolo II ha anche ammonito i neocatecumenali;
  3. il terribile trattamento ricevuto a Porto San Giorgio dai kikos;
  4. la mistificazione del caso Riconosco il Cammino del 1990;
  5. il fatto che Giovanni Paolo II non abbia realmente gradito certe "approvazioni" del Cammino.

1. "Santo" non significa "infallibile"

Anche i santi possono commettere errori, specialmente se in buona fede. Solo gli stupidi possono scandalizzarsi di una simile affermazione: eppure la storia ce lo insegna bene. Per esempio alcuni santi (come Vincenzo Ferrer, Pietro di Lussemburgo, Coletta di Corbie) seguirono un antipapa. Santi che in buona fede prendono una cantonata, come lo stesso don Bosco, di una vita sacerdotale a dir poco esemplare: commise un errore ingenuo con un vescovo ricordandogli a chi doveva la sua formazione in oratorio e il sacerdozio (e perciò se lo ritrovò -ahilui!- nemico e persecutore).

Lo stesso san Pietro, nei suoi primi anni di pontificato, commise qualche errore, a cui l'apostolo Paolo ebbe da opporsi «a viso aperto» (cfr. Gal 2,11). Nostro Signore, non senza motivo, aveva personalmente preavvisato il "primo Papa": «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (cfr. Lc 22,32).

Giovanni Paolo II bacia il Corano,
14 maggio 1999
Santità non significa infallibilità totale e assoluta in ogni gesto e ogni parola. Specialmente sulle decisioni prese un po' alla leggera (come nell'immagine qui a lato) oppure dietro insistenza di pessimi consiglieri, come ad esempio per quel che riguarda quel bizzarro "Riconosco il Cammino" del 1990 di cui parleremo tra qualche riga.

Santità significa invece un donarsi a Dio totalmente, in maniera pura, cioè vivere eroicamente le virtù cardinali e teologali. Dal 27 aprile 2014 la Chiesa ci indicherà Giovanni Paolo II come uno dei tanti esempi di quel donarsi. Ma questo non significa che ogni gesto e ogni parola del canonizzato siano automaticamente da prendere come esempio e guida: altrimenti tutti potrebbero rubare poiché il primo santo (canonizzato da Nostro Signore personalmente) è stato il Buon Ladrone, e tutti potrebbero seguire un antipapa, poiché santa Coletta di Corbie nel farlo era convinta di essere nel giusto.

Di Giovanni Paolo II occorre dunque prendere sul serio ciò che è chiaramente legato a quel donarsi (come ad esempio la sua spiritualità prettamente mariana: «il rosario è la mia preghiera prediletta»), ma non i gesti dettati da un moto puramente umano, come ad esempio quel bacio del Corano in diretta televisiva. Giovanni Paolo II viene dichiarato santo nonostante quell'evidente errore. Chi finge di non vedere gli errori, non sta rendendo testimonianza alla verità.

Avendo chiarito che "santo" non significa "infallibile in ogni sua azione della vita terrena", possiamo passare ora a riflettere sui suoi numerosi incoraggiamenti al Cammino Neocatecumenale, tutti puntualmente traditi e strumentalizzati dal Cammino.

Con lo spirito del pastore che lascia le 99 pecore nel deserto per inseguire quella smarrita e recalcitrante, e con l'amorevole attenzione di un padre verso i figli più piccoli e deboli, Giovanni Paolo II non ha preso provvedimenti adeguati contro il Cammino, preferendo far leva sul buon cuore dei singoli fratelli e incoraggiandoli benevolmente (stile proseguito poi nei suoi successori e ugualmente senza risultato). Ma non possiamo dimenticare che un Papa - e tanto meno un santo Papa - non "pasce gli agnelli e le pecorelle" del Signore nel momento in cui li lascia nutrire di cibo spirituale avvelenato (come gli strafalcioni liturgici e dottrinali del Cammino). Il suo percorso verso la santità, attraversando anche la sofferenza fisica, evidentemente è tale nonostante l'essere talvolta venuto meno - come l'apostolo Pietro - ai doveri del suo stato, provocando (involontariamente) scandalo e confusione tra i fedeli.


2. Giovanni Paolo II ammonisce il Cammino

Ad onore della verità dobbiamo pure ricordare che Giovanni Paolo II non ha mancato di ammonire i neocatecumenali. Riportiamo qui due esempi notevoli.

Il 2 novembre 1980, in visita alla parrocchia romana dei Martiri Canadesi (in cui i kikos si distinsero per lo strapotere di incontrare il Papa da soli nella cripta lasciando tutti gli altri gruppi parrocchiali fuori), avvenne un episodio unico nella storia della Chiesa: una donna laica che interrompe ripetutamente il discorso del Papa, rimproverandolo di aver definito "movimento" il neocatecumenalismo. La donna era Carmen Hernàndez, cofondatrice del Cammino. Giovanni Paolo II, seccatissimo, comandò: «la donna taccia!»  (cfr. 1Cor 14,34).

Quando gli si presentò un gruppo di kikos il 10 febbraio 1983, il Papa rivolse loro un discorso che a rileggerlo oggi sembra profetico perché contiene tutte le fondate critiche che il Cammino avrebbe pubblicamente ricevuto da allora in poi.

Nel discorso, in cui Giovanni Paolo II erroneamente presume che i "catechisti" del Cammino portino le verità di fede piuttosto che le invenzioni di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, in cui invita i kikos al «religioso ascolto della Sacra Tradizione» ed all'«approfondimento personale e comunitario dell’insegnamento del Magistero della Chiesa», in cui chiama alla conversione anche attraverso la «confessione individuale» (e «con fedele diligenza alle norme»), in cui comanda di non isolarsi «dalla vita della Comunità parrocchiale e diocesana», aveva avuto modo di ammonire i neocatecumenali anche sulla liturgia:
Celebrate l’Eucaristia e, soprattutto, la Pasqua, con vera pietà, con grande dignità, con amore per i riti liturgici della Chiesacon esatta osservanza delle norme stabilite dalla competente autorità, con volontà di comunione con tutti i fratelli.
(...)
Le leggi sono munifico dono di Dio e la loro osservanza è vera sapienza. Il diritto della Chiesa è un mezzo, un ausilio e anche un presidio per mantenersi in comunione col Signore. Pertanto le norme giuridiche, come anche quelle liturgiche, vanno osservate senza negligenze e senza omissioni.

3. Il trattamento ricevuto a Porto San Giorgio


30 dicembre 1988:
la "comunione seduti"
in barba a Giovanni Paolo II
Il 30 dicembre 1988 Giovanni Paolo II è in visita pastorale a Fermo e Porto San Giorgio. Viene «invitato» a celebrare la Messa per le "famiglie itineranti" neocatecumenali (già all'epoca il Cammino aveva potenti e misteriosi agganci per sfruttare ai propri fini una visita pastorale del Papa), in un diluvio di prediche di Kiko e Carmen, davanti al solito tavolone quadrato zeppo di fiori e con la bislacca menoràh a nove fuochi.

Nel momento esatto in cui Giovanni Paolo II stava cominciando a cantare il Padre Nostro gli è stato spento il microfono allo scopo di far partire la schitarrata di Kiko: stranamente, in questo genere di "sviste", non è mai Kiko a rimetterci. A costo di silenziare il Papa.

Nel video si vede anche la bislacca «comunione seduti» alle spalle di Giovanni Paolo II, mentre Nostro Signore viene messo in attesa con la solita musichetta in sottofondo (una delle cupe e funeree canzonette ndrùng-ndrùng di Kiko). Il montaggio del video fa notare come i kikos abbiano aspettato di comunicarsi contemporaneamente al Papa, in spregio alle norme liturgiche e al Santissimo Sacramento.

Avendo compiuto lo scempio in presenza del Papa, gli iniziatori hanno ulteriormente alzato la cresta e movimentato i loro potenti appoggi per far sembrare "approvata" la loro invenzione.


4. Il tranello di "Riconosco il Cammino".

Il 30 agosto 1990 Giovanni Paolo II firma la lettera Ogni Qualvolta indirizzata a mons. Paul Josef Cordes (vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici dal 1980 al 1995), che aveva incaricato personalmente di occuparsi del Cammino.

Quanto hanno strumentalizzato Giovanni Paolo II !
Nella lettera parla delle «Comunità Neocatecumenali, iniziate dal Signor K. Argüello e dalla Signora C. Hernàndez (Madrid, Spagna)» e parla di «copiosi frutti di conversione personale e fecondo impulso missionario» venuti da queste comunità, citando fra l'altro anche un elogio di Paolo VI del 1974.

Su richiesta di Cordes, la lettera si conclude con questa affermazione: «riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni».

E fu così che nell'autunno del 1990 le parrocchie in cui si era incistato il Cammino furono tappezzate dai kikos con trionfanti volantini «Riconosco il Cammino - Giovanni Paolo II». Molti parroci, ahinoi!, caddero nel trabocchetto e ammutolirono.

Ma se leggiamo l'intera lettera vediamo che la situazione è molto diversa.

Anzitutto è inviata a Cordes, che pur essendo incaricato personalmente di seguire il Cammino, era solo il vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Paradossalmente il cardinal Pironio (presidente del PCL dal 1984 al 1996) poté leggerla solo quindici giorni dopo.

Andiamo avanti. Nella lettera firmata da Giovanni Paolo II c'è scritto:
  1. «avendo preso visione della documentazione da Lei presentata,
  2. «accogliendo la richiesta rivoltami
  3. «riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni
  4. «auspico, pertanto, che i Fratelli nell'Episcopato valorizzino e aiutino - insieme con i loro presbiteri - quest'opera per la nuova evangelizzazione,
  5. perché essa si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori, nello spirito di servizio all'Ordinario del luogo e di comunione con lui e nel contesto dell'unità della Chiesa particolare con la Chiesa universale».
L'Osservatore Romano si rifiutò di pubblicarla. Quando poi la lettera è stata pubblicata sugli Acta Apostolicae Sedis (AAS), vi è stata inserita una fondamentale precisazione che ridimensiona drasticamente il valore della lettera:
  • La Mente del Santo Padre, nel riconoscere il Cammino Neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è di dare indicazioni vincolanti agli Ordinari del luogo, ma soltanto di incoraggiarli a considerare con attenzione le Comunità Neocatecumenali, lasciando tuttavia al giudizio degli stessi Ordinari di agire secondo le esigenze pastorali delle singole diocesi.
Chiaro? Quello che fino a poche righe prima sembrava un roboante riconoscimento per il Cammino, scritto addirittura usando il gergo neocatecumenale ("tempi odierni", "comunità iniziate", "linee proposte dagli iniziatori", ecc.)... a leggerlo bene è solo un generico incoraggiamento «a considerare con attenzione», che non impegna in alcun modo i vescovi e nemmeno il Papa.

In sintesi: non solo quella lettera non ha cambiato nulla ma la precisazione suggerisce l'esistenza di strane manovrine attorno a Giovanni Paolo II, o quantomeno che l'abbia firmata un po' troppo alla leggera.

Ma riprendiamone la lettura.

Dal punto 1, «avendo preso visione della documentazione da Lei presentata», apprendiamo che Giovanni Paolo II ha dovuto richiedere a Cordes una qualche documentazione sul Cammino. Se ancora nel 1990 il Papa ha bisogno di "documentazione", occorre dedurre che fino a quel momento non aveva molti elementi sul Cammino, pur constatandone genericamente “copiosi frutti”. Il mons.Cordes raccoglie "documentazione" presso i neocatecumenali, ma prende iniziativa chiedendo al Papa di riconoscere il Cammino. Quest'ultimo gli risponde “accogliendo la richiesta” così come era stata presentata (dunque quel “riconosco il Cammino...” era legato solo alla richiesta: non è stata un'idea del Papa, non è stata un'iniziativa personale di Giovanni Paolo II, quantunque nella stessa lettera il Papa presenti numerosi elogi al Cammino).

Nel punto 4 vediamo Giovanni Paolo II augurarsi che i vescovi “valorizzino e aiutino” (poteva mai auspicare diversamente?) a condizione che il Cammino sia lì per servire i vescovi, in comunione coi vescovi, ed in unità coi vescovi. Anche pensando che queste ultime siano solo formule di rito, dovremmo chiederci: i kikos che sbandierano la lettera l'hanno letta per intero o si sono limitati a tagliuzzarne le sole parti utili alla propaganda neocatecumenale? Se quel “riconosco il Cammino” è stato tanto pomposamente utilizzato dai neocatecumenali, allora quelle raccomandazioni sul rapporto coi vescovi hanno lo stesso peso, no? E le imprecisate linee-guida degli "iniziatori", sarebbero mai autorizzate ad essere di ostacolo ai vescovi?

Ma andiamo avanti. La lettera è stata scritta a Cordes: non è stata scritta al Cammino, non è stata inviata ai vertici del Cammino, e perciò non è un riconoscimento al Cammino. Giovanni Paolo II ha «accolto» una richiesta di Cordes, parlandone con Cordes anziché coi diretti interessati: non è strano? Ha firmato una lettera un po' troppo facile da strumentalizzare: non vi pare strano?

E poi c'è stato bisogno di precisare significativamente su Acta Apostolicae Sedis: «la Mente del Santo Padre, nel riconoscere il Cammino Neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è di dare indicazioni vincolanti...» (i neocatecumenali però faranno finta di non saperlo e tappezzeranno abusivamente le parrocchie in cui sono presenti, con la sola lettera; ed ancor oggi, sul sito web ufficiale del Cammino, quella precisazione è misteriosamente assente).

Sappiamo inoltre che Giovanni Paolo II, pur non cambiando il suo atteggiamento paterno nei confronti del Cammino, non concesse più nulla. Come già fatto per gli altri movimenti ecclesiali, il 24 gennaio 1997 il Papa ancora ricordava al Signor Kiko e alla Signora Carmen di proporre una regolazione statutaria per il Cammino (i due spagnoli preferivano infatti agire senza documenti scritti, al di fuori del diritto, a suon di "fatto compiuto", come abbiamo visto sopra col video del dicembre 1988). Nel 1998 la prima bozza degli Statuti veniva respinta perché non conforme al Catechismo (cominciamo bene!). Nel settembre 1999 alle convivenze di inizio corso (e pochi giorni dopo anche alla Radio Vaticana) Kiko annunciava l'approvazione con pubblicazione entro un mese, e invece lo Statuto era stato nuovamente bocciato. Nel giugno 2002, dopo altre bocciature e numerosi aggiustamenti, il Pontificio Consiglio per i Laici approverà "ad experimentum per cinque anni" lo Statuto (anche se incompleto, poiché fa riferimento ad un Direttorio che ancor oggi non è stato pubblicato).


5. Giovanni Paolo II non gradisce l'approvazione

L'approvazione ad experimentum dello Statuto del Cammino nel 2002 ad opera del PCL fu accompagnata dal silenzio di Giovanni Paolo II per interi mesi. Non mandò felicitazioni e non ne fece cenno né negli Angelus, né negli interventi pubblici e discorsi. Eppure, pochi mesi prima, aveva scritto al fondatore di un altro movimento ecclesiale una lettera per il ventennale del riconoscimento pontificio (evento significativo perché normalmente questo genere di auguri avviene negli anniversari 25°, 50°, ecc.). È evidente che Giovanni Paolo II non aveva troppa simpatia per i vertici del Cammino e le loro oscure manovre e manovrine.

Il 21 settembre 2002, quando finalmente menzionò per la prima volta lo Statuto, Giovanni Paolo II accompagnava i paterni incoraggiamenti con alcune importanti precisazioni:
L’approvazione degli Statuti apre una nuova tappa nella vita del Cammino. La Chiesa si aspetta adesso da voi un impegno ancora più forte e generoso nella nuova evangelizzazione e nel servizio alle Chiese locali e alle parrocchie. Pertanto voi, Presbiteri e Catechisti del Cammino avete la responsabilità che gli Statuti siano messi in opera fedelmente in tutti i loro aspetti, così da diventare un vero fermento per un nuovo slancio missionario.
(...)
Desidero specialmente rivolgere una parola a voi sacerdoti, che siete impegnati al servizio delle comunità neocatecumenali. Non dimenticate mai che, in quanto Ministri di Cristo, avete un ruolo insostituibile di santificazione, di insegnamento e di guida pastorale nei confronti di coloro che percorrono l’itinerario del Cammino. Servite con amore e generosità le comunità a voi affidate!
(...)
Gli Statuti costituiscono, altresì, un importante aiuto per tutti i Pastori della Chiesa, particolarmente per i Vescovi diocesani, ai quali è affidata dal Signore la cura pastorale e, in particolare, l’iniziazione cristiana delle persone nella diocesi.
Dunque Giovanni Paolo II vuole che gli Statuti siano uno strumento per i vescovi anziché una certificazione che tutto ciò che fa il Cammino sarebbe automaticamente buono.

Vuole inoltre che i sacerdoti del Cammino, in quanto ministri di Cristo, non debbano essere sottoposti ai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali: il sacerdote ha un ruolo insostituibile di santificazione, insegnamento e guida.

Chiede inoltre che gli Statuti vengano fedelmente rispettati - e sappiamo invece che i neocatecumenali se ne sono sempre infischiati (in particolare mistificando gli articoli 12 e 13 sulla liturgia), e sappiamo pure che nel Cammino vigono ancor oggi degli obblighi non previsti dagli Statuti (come le famigerate "decime").

Giovanni Paolo II morirà nel 2005, senza che i neocatecumenali ottengano altro (ancora il 22 febbraio 2006 Kiko si lamenterà di non aver avuto concessioni concrete sulla liturgia da parte di Giovanni Paolo II).

Padre Enrico Zoffoli scrisse numerosi libri e articoli per documentare le storture liturgiche e dottrinali di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, tra cui i libri Magistero del Papa e catechesi di Kiko: un confronto (nel 1992) e Catechesi neocatecumenale e ortodossia del Papa (nel 1995), svelando le eresie kikiane confrontandole col vivo insegnamento di Giovanni Paolo II. Da ciò - e dalla mancanza di adeguati provvedimenti contro il Cammino - padre Zoffoli dedusse che il Papa non era correttamente informato sul veleno neocatecumenale (veleno diffuso con sistematica segretezza e solo oralmente), perfino dopo la massiccia strumentalizzazione della lettera Ogni Qualvolta. Forse c'entrava qualcosa il privilegio misteriosamente guadagnato dalla Carmen di avere «libero accesso a Giovanni Paolo II a qualsiasi ora, anche dopo cena quando in Vaticano è sacro silenzio».


6. Conclusioni

"Il rosario è la mia preghiera prediletta": sono queste parole a qualificare la spiritualità di Giovanni Paolo II, non l'improvvisato bacio al Corano, non la strana lettera Ogni Qualvolta.

I neocatecumenali, come al solito, vogliono trasformare la canonizzazione di Giovanni Paolo II nella canonizzazione del Cammino.

Non fatevi abbindolare dai kikos, che sono maestri della menzogna e campioni della mistificazione. E comunque, anche se riuscissero ad ingannare l'autorità della Chiesa, ricordate sempre che non potranno mai ingannare Dio.

Concludiamo ricordando ancora una volta che su questo blog non ci interessa dare spazio alle discussioni su Giovanni Paolo II e sulla sua canonizzazione, tanto meno se provenienti dai kikos che credendosi furbi fingeranno di non capire questa pagina.

Lo scopo di questa pagina è solo di fornire motivi di riflessione sulla propaganda menzognera del Cammino Neocatecumenale: i kikos hanno sempre strumentalizzato il Papa (ogni Papa!) ed intendono approfittare in ogni modo di questa canonizzazione per gloriare sé stessi e ingannare i cristiani.

lunedì 21 aprile 2014

Non c'è nulla che possa convincere chi, come Kiko, NON VUOLE inserirsi nell'Albero della Chiesa Cattolica Romana

...E l'ambiguità favorisce l'indurimento. Favorisce la divisione e favorisce il dolore e la sofferenza. Le leggi, senza disciplina, sono come vento sparso in aria. Infatti, chi ama la Chiesa e la sua Santa Tradizione, non avrà alcun problema a COMPORTARSI di conseguenza, così come vuole la Tradizione. Dunque non avrà problemi ad Essere Cattolico "integrale"; e non troverà nessun ostacolo, nessuna resistenza, nel seguire ciò che la stessa Tradizione "comanda". Infatti non vivrà tutto ciò come un "odioso ordine da sopportare, causato da chi non capisce o da chi non ha i doni di Dio", ma accetterà tutto con Gioia, vedendovi la mano Buona e Giusta del Creatore. Che è anche un grande pedagogo, poiché non fa le cose come piacciono agli uomini, ma usa i SUOI Pensieri e le SUE Vie, per guidarci attraverso la Chiesa. La Testimonianza dei Suoi Santi e i Suoi Martiri.

Dunque "leggi vi son; ma chi pon mano ad esse?". Le stesse norme di Benedetto XVI, esplicite e chiare, hanno avuto un valore nullo, come il suo Magistero chiarissimo e come le sue disposizioni (e chi è Cattolico non ne avrebbe avuto nessun bisogno; ma chi è Cattolico non avrebbe comunque nessuna difficoltà ad applicarlo, riascoltando l'uno e le altre!). Se non si pone in essere una Disciplina chiara, ogni disposizione e ogni legge perde la sua cogenza, e diventa un "luogo di interpretazione", soprattutto se scritta in modo ambivalente. Ovvero tale da poter essere de-formata, come accade sempre più spesso nella Chiesa di Roma (è il caso degli Statuti del CnC, estesi e diramati in modo poco chiaro, ma anche dell'Istruzione Universae Ecclesiae).

Di recente si è polemizzato sulla veglia Pasquale, celebrata separatamente, DA SEMPRE, nel CnC, e sulla "forma" con la quale essa viene celebrata; sempre separatamente.

Questi giorni hanno visto lo svolgersi di una triste vicenda, legata ad una lettera di Mons. Becciu, che rispondeva al "lamento" di Kiko, che ovviamente pretende che il Papa dica quello che lui vuole. Sono gli altri che "fraintendono le sue parole"! Perché chiaramente, il fatto che Kiko possa fraintendere, non è nemmeno ipotizzato! E per forza! Lui ha lo "Spirito Santo"! Dunque, posto che sono sempre gli altri a fraintendere le parole del Papa, Kiko fa leva sulla Segreteria di Stato (luogo a lui familiare) perché vuole che da lì chiariscano! La segreteria scrive, in sostanza, che le parole del Papa, ultime sole in ordine di tempo e nemmeno le più gravi, confermano ciò che è già normato per il CnC nel suo Statuto. Il Papa aveva chiesto al CnC di rispettare il foro interno e la libertà degli aderenti, di rinunciare ai propri metodi interni in favore dell'Unità Cattolica, di integrarsi nella pastorale universale. La segreteria ha risposto che quelle parole sono chiare, e che richiamano gli articoli 12 e 13 dello statuto. Articoli che da sempre Kiko "interpreta" senza applicarli! Anche favorito dalla fumosità in cui sono scritti. Ma la segreteria, come al solito in queste questioni ambigue, scrive una frase che l'orecchio Cattolico non fa fatica a leggere rettamente: gli articoli devono essere applicati nella loro "integralità". Nell'articolo 12, comma 3, dove si dice che il "neocatecumenato stimolerà in parrocchia una maggior ricchezza della Veglia Pasquale", la nota rimanda ad un documento che è stato già derubricato (come le norme di Benedetto XVI presenti nell'articolo 13!). L'istruzione Paschalis sollemnitatis. E tale istruzione NON E' citata genericamente, ma in numeri particolari. Ecco il n. 94, fra quelli citati nello statuto:
È auspicabile che talvolta venga prevista la riunione nella stessa chiesa di più comunità, quando per la vicinanza delle chiese o per lo scarso numero dei partecipanti non possa aversi una celebrazione completa e festiva. Si favorisca la partecipazione dei gruppi particolari alla celebrazione della Veglia pasquale, in cui tutti i fedeli, riuniti insieme, possano sperimentare in modo più profondo il senso di appartenenza alla stessa comunità ecclesiale. I fedeli che a motivo delle vacanze sono assenti dalla propria parrocchia, siano invitati a partecipare alla celebrazione liturgica nel luogo dove si trovano.
Chi vuole potrà leggere gli altri numeri citati nello statuto del CnC, relativi a questa istruzione. Che vale per tutti, dunque compreso il CnC. I numeri citati nello statuto sono: dal 39 al 42 e dal 77 al 96. Così comprenderà cosa intende lo Statuto quando parla di "celebrazione ricca di segni e simboli", e capirà che NON SI RIFERISCE ai simboli del CnC, che viene interpretato arbitrariamente come "archetipo" della "verità" della Veglia Pasquale (che celebra invece al modo ebraico, e che vorrebbe imporre alla Chiesa intera), ma si parla dei segni e simboli CATTOLICI, valorizzati in Parrocchia! Che il CnC dovrebbe contribuire ad amare e far amare. 

Lo stesso si dica della frase retorica che molti ripetono per non essere né criticati, né corretti. A parte il classico "se non è da Dio, Lui stesso lo disperderà" (quindi "lasciateci in pace e lasciateci fare quello che vogliamo, al limite sarà Dio a pensarci!); va in voga anche il versetto evangelico che parla dell'«Esorcista improvvisato», non battezzato (attenzione: si parla di un non battezzato!), che scaccia i demoni nel nome di Cristo, guarendo sempre nel suo nome. Gesù chiede ai suoi di non impedirlo, anche se non è nella Chiesa. Ma che cosa significa davvero questo passo? Ce lo ricorda Sant'Agostino d'Ippona:
L'antica consuetudine della Chiesa.

7. 9. Ora, per non dare l'impressione di trattare con argomenti umani una questione oscura che, nei primi tempi della Chiesa, prima dello scisma di Donato, ha spinto padri e vescovi, uomini grandi e animati da grande carità, a discutere tra loro, salva sempre la pace, e ad oscillare tra varie soluzioni, tanto che le differenti decisioni restarono a lungo sospese nelle loro rispettive regioni, finché un concilio plenario di tutto il mondo, fugato ogni dubbio, confermò l'opinione più salutare, porterò prove sicure dal Vangelo. Così dimostrerò, con l'aiuto del Signore, quanto sia stato saggio, e veramente secondo Dio, stabilire che, in ogni scismatico o eretico, la medicina della Chiesa curasse la parte che lo teneva separato, mentre la parte sana, una volta riconosciuta, l'approvasse, anziché ferirla con dei rimproveri. È vero che nel Vangelo il Signore dice: Chi non è con me, è contro di me. E chi non raccoglie con me, disperde, tuttavia, quando i discepoli gli riferirono di avere visto un tale che scacciava i demoni nel suo nome, e di averglielo vietato, perché non era un suo seguace come loro, egli replicò: Non glielo proibite. Chi non è contro di voi, è per voi. Nessuno, infatti, può fare un miracolo nel mio nome e parlare male di me. Ora, se in lui non c'era nulla da correggere, dovrà stare tranquillo chi, posto fuori della comunione della Chiesa, raccoglie nel nome di Cristo, anche se è separato dalla società cristiana; ma così sarà falso il detto: Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Se invece va corretto proprio ciò che i discepoli del Signore fecero per ignoranza, e ciò di cui il Signore disse: Non glielo impedite, perché proibì di impedirglielo? E come potrà essere vero questo detto: Chi non è contro di voi, è per voi? In quel caso, quello non era contro di loro, ma per loro, poiché operava le guarigioni nel nome di Cristo. Dunque, affinché entrambi le frasi siano vere, come di fatto lo sono, sia l'una: Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde, e sia l'altra: Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi, che cosa ci resta da capire, se non che, da una parte quel tale andava confermato nella venerazione di un nome così grande, poiché non era contro la Chiesa, ma per la Chiesa, dall'altra, andava condannato per la separazione, nella quale, se raccoglieva, disperdeva? Così, se per caso egli fosse venuto alla Chiesa, non vi avrebbe ricevuto ciò che aveva, ma sarebbe stato corretto nell'errore che lo teneva lontano.

I Donatisti, per la parte sana, sono uniti alla Chiesa.

8. 10. Ma neppure di Cornelio, un Gentile, si può dire che le sue preghiere non siano state esaudite e le sue elemosine non siano state gradite; egli, anzi, meritò di vedersi inviato un angelo e meritò di vedere questo inviato, dal quale avrebbe potuto imparare, certamente senza intermediari umani, tutte le verità necessarie. Ma siccome tutto il bene che riceveva nelle preghiere e nelle elemosine, non poteva giovargli, se egli non si fosse incorporato alla Chiesa mediante il vincolo della società e della pace cristiana, gli viene ordinato di inviare uomini da Pietro. Così, tramite lui conosce Cristo e, da lui anche battezzato, si unisce anche col vincolo della comunione al popolo cristiano, a cui lo univa solo la somiglianza delle buone opere. Sarebbe stato certamente un danno per lui, se avesse disprezzato il bene che ancora non aveva, per inorgoglirsi di ciò che aveva! Questo vale anche per quelli che, separandosi dalla società degli altri, violano la carità e rompono il vincolo dell'unità: se non osservano niente di quanto hanno ricevuto in quella società, sono totalmente separati, e quindi, se uno che hanno associato a loro, vuole venire alla Chiesa, deve ricevere tutto ciò che non ha ricevuto. Se invece ne osservano una parte, in questa non si sono separati, e per questa si trovano ancora nella struttura dell'organismo; mentre per il resto ne sono separati. Quindi, colui che hanno associato è legato alla Chiesa nella parte in cui neppure essi sono separati, e quindi, se desidera venire alla Chiesa, viene sanato nella parte in cui, lacerato, errava lontano; quanto invece alla parte sana, che lo univa alla Chiesa, essa non si cura, ma si riconosce, onde evitare che, per curarla, la feriamo. Pertanto, quelli che essi battezzano, li guariscono dalla ferita dell'idolatria o dell'infedeltà, ma aprono in loro una ferita ancora più grave: lo scisma. Nel popolo di Dio, infatti, mentre gli idolatri li uccise la spada, gli scismatici, li inghiottì una voragine. E l'Apostolo disse: Se avessi tutta la fede da trasportare le montagne, ma non ho la carità, sono un nulla.

Non dobbiamo guardare solo la parte sana, ma anche la malata.

8. 11. Se un uomo, colpito da una grave ferita in una parte vitale del corpo, viene condotto dal medico e questi dice: "Se non si cura muore di questa ferita", io non penso che coloro che ve lo hanno condotto, siano tanto pazzi, da mettersi ad esaminare e a contare le membra sane, e poi rispondere al medico: "E che, tutte queste membra sane non possono salvargli la vita, e un solo membro ferito può dargli la morte?". No, non lo dicono, ma glielo consegnano perché lo curi. Tuttavia, se lo affidano al medico per curarlo, non per questo gli chiedono di curargli anche le parti sane, ma di applicare subito una medicina solo a quella parte, da dove la morte minaccia anche le parti sane, e le raggiungerà se non si cura. Perciò, che giova ad un uomo avere la fede sana o, forse, sano solo il sacramento della fede, quando la ferita mortale dello scisma gli ha distrutto la salute della carità, se basta questa distruzione per trascinare alla morte anche le parti sane? Ma perché questo non succeda, la misericordia di Dio non cessa di invitarli, mediante l'unità della santa Chiesa, a venire e a curarsi con la medicina della riconciliazione e con il vincolo della pace. Né credano di essere sani, solo perché noi diciamo che hanno una parte sana, né credano di dover curare la parte sana, solo perché noi indichiamo la parte ferita. Di conseguenza, quanto all'integrità del sacramento, non essendo contro di noi, sono per noi; quanto alla ferita dello scisma, tutto ciò che non raccolgono con Cristo, lo disperdono. Non si esaltino per le cose che hanno. Perché gettano i loro sguardi orgogliosi sulle parti sane? Si degnino di guardare umilmente anche la loro ferita, e badino non solo a quello che c'è, ma anche a quello che non c'è.

domenica 20 aprile 2014

Paolo VI contraddice le elucubrazioni di Kiko e Carmen

Noi crediamo che la Messa, celebrata dal Sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell’Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e dei membri del suo Corpo mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale (Cfr. Dz.-Sch. 1651).

14 maggio 1977: ma Paolo VI lo sa
cosa andavano predicando quei due laici?
Pertanto Cristo non può essere presente in questo Sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino (Cfr. Dz-Sch. 1642, 1651-1654; Pauli VI, Litt. Enc. Mysterium Fidei), proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all’unità del suo Corpo Mistico (Cfr. Summa Theologica III, 73, 3).

L’unica ed indivisibile esistenza del Signore glorioso nel Cielo non è moltiplicata, ma è resa presente dal Sacramento nei numerosi luoghi della terra dove si celebra la Messa. Dopo il Sacrificio, tale esistenza rimane presente nel Santo Sacramento, che è, nel tabernacolo, il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese. Ed è per noi un dovere dolcissimo onorare e adorare nell’Ostia santa, che vedono i nostri occhi, il Verbo Incarnato, che essi non possono vedere e che, senza lasciare il Cielo, si è reso presente dinanzi a noi.

(papa Paolo VI, 30 giugno 1968)

venerdì 18 aprile 2014

A cosa serve il tabernacolo

Contro le storture neocatecumenali e in vista delle celebrazioni del Venerdì Santo, andiamo a rileggere alcune brevi citazioni da documenti della Congregazione per il Culto Divino e della Conferenza Episcopale Italiana a proposito della conservazione delle Sacre Specie e della Comunione "fuori dalla Messa".


Scopo della conservazione della SS. Eucarestia:

Scopo primario e originario della conservazione della Eucaristia fuori della Messa è l'amministrazione del Viatico; scopi secondari sono la distribuzione della comunione e l'adorazione di nostro Signore Gesù Cristo, presente nel Sacramento. La conservazione delle sacre specie per gli infermi portò infatti alla lodevole abitudine di adorare questo celeste alimento riposto e custodito nelle chiese: un culto di adorazione che poggia su valida e salda base, soprattutto perché la fede nella presenza reale del Signore porta natu­ralmente alla manifestazione esterna e pubblica di questa stessa fede.
normale
(...) I pastori provvedano che le chiese e gli oratori pubblici nei quali, secondo le norme del diritto, si conserva la santissima Eucaristia, restino aperti ogni giorno e nell'orario più indicato, almeno per qualche ora, in modo che i fedeli possano agevolmente trattenersi in preghiera dinanzi al santissimo Sacramento.



La santa Comunione fuori della Messa

Si devono indurre i fedeli a comunicarsi durante la celebrazione eucaristica. I sacerdoti però non rifiutino di dare la santa comunione anche fuori della Messa ai fedeli che ne fanno richiesta.

(...) Il luogo normale per la distribuzione della santa comunione fuori della Messa è la chiesa o l'oratorio in cui si celebra o si conserva abitualmente l'Eucaristia, o una chiesa, un oratorio o un altro luogo in cui si raccoglie abitualmente la comunità locale per compiervi, alla domenica o in altri giorni, una celebrazione liturgica. Si può tuttavia distribuire la santa comunione anche in altri luoghi, ivi comprese le case private, in caso di malati, di prigionieri o di altri che non possono uscire senza pericolo o senza grande disagio.

(...) Nel distribuire la santa comunione, si conservi la consuetudine di deporre la particola del pane consacrato sulla lingua dei comunicandi, consuetudine che poggia su una tradizione plurisecolare.



Per capire meglio, citiamo alcuni scritti di sant'Alfonso Maria de' Liguori:
...Mio Gesù, poiché voi ve ne state chiuso in questa custodia per sentire le suppliche de’ miserabili che vengono a cercarvi udienza, oggi sentite la supplica che vi dà il peccatore più ingrato che vive tra tutti gli uomini. Io vengo pentito a’ vostri piedi, avendo conosciuto il male che ho fatto in disgustarvi...

...Eccomi, mio Signore e Dio, avanti a quest’altare, dove voi vi trattenete giorno e notte per me; voi siete la fonte di ogni bene, Voi il medico d’ogni male, Voi il tesoro d’ogni povero; ecco a’ piedi vostri oggi un peccatore fra tutti il più povero, il più infermo che vi cerca pietà; abbiate compassione di me. Io non voglio no che mi disamini la mia miseria, vedendovi in questo Sacramento sceso dal Cielo in terra solo per farmi bene...

...Deh mio Salvatore sacramentato, o amante divino, e quanto sono amabili le tenere invenzioni del vostro amore per farvi amar dalle anime! O Verbo Eterno, voi fatt’uomo non siete stato contento di morire per noi; ci avete dato ancora questo Sacramento per compagnia, per alimento e per caparra del paradiso...

...O Sacramento d’amore, o che vi doniate nella comunione o che ve ne stiate sugli altari, sapete colle amorose attrattive del vostro amore tirarvi tanti cuori, che innamorati di voi, attoniti a tanta bontà ardono felici e pensano sempre a voi: tiratevi ancora il miserabile cuor mio, che ancora desidera d’amarvi e vivere servo del vostro amore...

...O Dio, o amore incomprensibile, giacché voi vi degnate d’essere così cortese con noi, che per istarvene a noi vicino vi degnate di scendere sui nostri altari, io propongo di visitarvi spesso; voglio godere quanto più posso della vostra dolcissima presenza che rende beati i santi in paradiso. Oh potessi starvi sempre innanzi per adorarvi e farvi atti d’amore!...

giovedì 17 aprile 2014

«Sventolando la lettera... i neocat si sentono autorizzati alle messe separate e bizzarre»

Sandro Magister riporta la lettera che dal Vaticano è stata inviata a Kiko Arguello “in risposta a una sua lamentazione scritta indirizzata al papa.”

Ecco il testo:
Bizzarrie di Kiko indispensabili per le liturgie NC
Pregiatissimo Signore,

con rispettosa lettera del 15 marzo scorso, Ella ha manifestato al Santo Padre viva preoccupazione per il fatto che alcuni abbiano interpretato in senso negativo per il Cammino Neocatecumenale il passo del discorso pronunciato nell’Udienza dello scorso 1 febbraio, là dove Sua Santità ha affermato come possa essere meglio, a volte, rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che l’itinerario del Cammino esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale.

Sono ad assicurarLe che Papa Francesco ha considerato con attenzione quanto da Lei esposto e desidera confermare, come già ha avuto modo di esprimere nel contesto del’Udienza e del discorso de1 1 febbraio, la Sua paterna vicinanza e il Suo affettuoso incoraggiamento a Lei e a tutti gli aderenti al Cammino.

Il Papa ben conosce il dinamismo evangelizzatore del Cammino Neocatecumenale, l’esperienza di autentica conversione di vita di moltissimi fedeli e i frutti di bene generati grazie alla presenza delle comunità in tutto il mondo. Sua Santità è convinto che le parole sopra menzionate, che intendevano sottolineare la necessità di salvaguardare il bene prezioso della comunione ecclesiale, non si prestino a fraintendimenti, tanto più che esse valgono per qualsiasi forma di vita cristiana.

Tali parole non modificano affatto gli Statuti, anzi li confermano: per quanto attiene alle celebrazioni della Veglia Pasquale e dell’Eucaristia domenicale, da Lei menzionate, gli articoli 12 e 13, letti nella loro integralità, costituiscono pertanto il quadro normativo di riferimento.

Nell’avvicinarsi delle Solennità pasquali Papa Francesco assicura la Sua vicinanza e il Suo ricordo nel Signore e, mentre chiede di perseverare nella preghiera per il suo universale ministero, di cuore invia a Lei, all’Equipe internazionale e a tutti gli aderenti al Cammino Neocatecumenale la Benedizione Apostolica.

Con sensi di distinta stima e cordiale saluto nel Signore.

+ Angelo Becciu

Ora, senza entrare nel merito della bislacca (eufemismo) pratica neocatecumenale di celebrare la Messa (su questo blog ci sono numerosi post a riguardo), mi sovviene una piccola domanda: Kiko si lamenta con il Papa? Questo è tipico delle dittature: o pensi secondo il dittatore o non puoi pensare. Il Cammino non si può criticare e se lo fai, non avendo motivazioni da portare in difesa di questa setta, ecco che Kiko piagnucola con il Papa perché non vuole che della sua creatura si parli "male. Qualcuno proclami il dogma dell’infallibilità del Cammino Neocatecumenale e allora almeno la coerenza è tutelata. Qui, oltre a non essere tutelata l’ortodossia e la fedeltà ai libri liturgici, è bistrattata e umiliata anche la logica. Perché non si ha il coraggio di dialogare (ah, il dialogo) e di rispondere alle domande che vengono ripetutamente poste sugli abusi e i soprusi commessi da e nel Cammino? Perché non ci si può interrogare sopra e si deve subire tutto passivi? Perché si possono mettere tra parentesi secoli di storia della Chiesa, si possono reinterpretare dogmi cattolici e non si può, invece, avere qualche perplessità su una realtà che crea – ed è un fatto – notevoli traumi?

Rimane il gravissimo fatto che, all’atto pratico, come denuncia Magister: Sventolando la lettera sopra riportata e con un’interpretazione estensiva del loro statuto, i neocatecumenali si sentono quindi ancora una volta autorizzati a proseguire con le loro messe separate e ritualmente bizzarre.”


(fonte: articolo di Sandro Magister)

martedì 15 aprile 2014

Kiko fa il furbo col Papa

Il papa subisce pazientemente lo show di Kiko
(1° febbraio 2014)
Nell'annuncio di Pasqua 2014, Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, comanda di ignorare le disposizioni del Papa e si lamenta di parroci e vescovi che intendono invece prenderle sul serio. Ecco qui sotto alcuni "dettagli essenziali" direttamente da tale omelia di Kiko, ed il "miracolo" delle parole del Papa (bisognerebbe chiedere in Vicariato se davvero il Papa «per tre volte» ha parlato così di Kiko).

Intanto nelle comunità del Cammino sta circolando ostentatamente una "lettera del Papa" (cioè firmata da mons.Becciu) in cui - a detta dei cosiddetti "catechisti", che ne parlano con ostentata indifferenza - il Cammino sarebbe stato autorizzato a celebrare la propria "veglia" separatamente dalla parrocchia, in spregio alle norme ecclesiali. Vedremo in seguito come questa ennesima furbata neocat darà i suoi frutti...

Sentiamo dunque cosa dice Kiko:


«Ho ricevuto una lettera da un parroco di Madrid in cui dice che visto ciò che il Papa ha detto di rinunciare - la lettera non indicava dettagli - alla nostra prassi in funzione della comunione ecclesiale, sarebbe stata proibita la Pasqua del Cammino, e che tutti i fratelli devono andare con la parrocchia; dice che la terrà alle 9 e terminerà alle 11, con quattro letture, ecc. Avendo tantissime comunità con tanti bambini... è una catastrofe.

Dopo una trentina d'anni di fedeltà a Kiko
finalmente l'onore della vestina bianca...
Un altro vescovo italiano ha inteso tali parole del Papa dicendo che proibiscono l'Eucarestia [neocatecumenale] e che per preservare la comunione tutte le comunità devono andare alla messa della parrocchia.

Questo ha provocato in me una grandissima sofferenza. A parte il fatto che io sono molto sensibile, soprattutto vedendo quel che può succedere negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

Perciò io ho scritto una lettera al Papa, una pagina, chiedendogli se ci può aiutare, perché certuni stavano interpretando male le sue parole. Infatti il problema è questa espressione: «alcuni dettagli». Quali dettagli? Perché una conto è un dettaglio, altra storia è un dettaglio essenziale. E chi decide quale è un "dettaglio" e quale è invece "essenziale"?

Beh, c'è anche uno Statuto, non si può rinunciare ad un dettaglio andando contro lo Statuto. E tutti costoro hanno detto cose contro lo Statuto, come se lo Statuto non avesse nessun valore. Io gli ho scritto che sto soffrendo e gli ho chiesto per favore di aiutarci, se ci potesse dare una mano e vedere come poter darci una mano.

Così, alcuni giorni fa il Papa ci ha ricevuto in Santa Marta al Vicariato di Roma, ai responsabili dei vari livelli delle catechesi [neocatecumenali]. E dopo aver celebrato la Messa li ha ricevuti uno ad uno. Quando ha ricevuto uno dei [seminari neocatecumenali] Redemptoris Mater, che è anche responsabile delle Telecomunicazioni del Vicariato, il vescovo ausiliare che lo ha presentato ha detto: «Questo è uno del Cammino, del Redemptoris Mater!», perché è uno dei primi ordinati del R.M. che si chiama Fulvio; fu anche rettore del seminario R.M. di Lugano.
Neocatecumenali d'onore
con vestina bianca griffata da Kiko
okkupano i primi posti nel Tempio

Quando il Papa ha saputo che era un presbítero del R.M., ha alzato la voce per farsi sentire da tutti quelli che lavorano al Vicariato, dove abbiamo un sacco di nemici, e ha detto: «Ti voglio dare un compito: devi dire a Kiko che non deve soffrire e che non si deve inquietare per le cattive interpretazioni che hanno avuto delle mie parole, che gli voglio bene! Mi hai udito? Te lo ripeto: dì a Kiko che non soffra e che non si inquieti per le cattive interpretazioni, e che gli voglio bene!» E lo ripeté tre volte.

Potete fare un applauso al Papa! E ieri l'altro, un parroco del Cammino Neocatecumenale, che aveva presentato al Papa un responsabile del Post-cresima e gli aveva spiegato cosa stiamo facendo col corso di Post-cresima - e il Papa ne era contentissimo - e al responsabile della parrocchia dei bambini del Rosario, che vanno con un gruppo di cinquanta in Francia, e l'aveva anche presentato ai catechisti [del Cammino], ecc., il Papa gli dice: «Dite a Kiko che lo voglio aiutare, che non soffra, che io lo aiuterò!» Questo avveniva l'altro ieri.

E ieri mi ha mandato una lettera del Papa. La lettera l'ha inviata la Segreteria di Stato, firmata dal Sostituto della Segreteria di Stato - che è incaricato di realizzare ciò che il Papa desidera, che il Papa non fa personalmente - che si chiama mons. Becciu.


Ma se andiamo a leggere la lettera firmata da mons.Becciu, scopriamo che non solo il Papa non si è rimangiato nulla, ma dice di seguire «nella loro integralità» gli articoli 12 e 13 dello Statuto del Cammino, che non autorizzano affatto "veglie pasquali neocatecumenali" separate dalla parrocchia. Ecco una citazione dalla lettera:
Sua Santità è convinto che le parole sopra menzionate, che intendevano sottolineare la necessità di salvaguardare il bene prezioso della comunione ecclesiale, non si prestino a fraintendimenti, tanto più che esse valgono per qualsiasi forma di vita cristiana.

Tali parole non modificano affatto gli Statuti, anzi li confermano: per quanto attiene alle celebrazioni della Veglia Pasquale e dell'Eucarestia domenicale, da Lei menzionate, gli articoli 12 e 13, letti nella loro integralità, costituiscono pertanto il quadro normativo di riferimento.
Ma negli articoli 12 e 13 dello Statuto del Cammino non si dice affatto che la Veglia Pasquale Neocatecumenale debba essere "separata" (art.12: «In questo modo il Neocatecumenato stimolerà la parrocchia ad una celebrazione più ricca della veglia pasquale»). Quella che viene indicata come "iniziazione graduale" non autorizza a fare una Veglia Pasquale separata.

Come al solito Kiko sta cercando di fare il furbo, perché sa bene che non si può "salvaguardare la comunione ecclesiale" separandosi dalla Chiesa proprio durante la Veglia Pasquale.

Vedremo quanto durerà la pazienza di papa Francesco.

1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale


lunedì 14 aprile 2014

«Quel Pane è consacrato per noi, non per il pavimento»

Io sono ancora nel cammino, attualmente la mia comunità attende il 2° passaggio.

Tipici sacrilegi delle celebrazioni neocatecumenali:
frammenti di Eucarestia abbandonati, calpestati,
e ritrovati nell'aspirapolvere alcuni giorni dopo
Io non mi reco alle celebrazioni (parola ed eucarestia) da qualche tempo, perché sto riflettendo molto su cosa fare, in particolare il mio cuore mi dice che fare l'eucarestia disperdendo anche solo involontariamente qualche briciola, sia irrispettoso nel confronti di Cristo.

Le risposte rispetto a questo sono che Dio è più grande di queste cose e che il pane è consacrato per noi, non per il pavimento.

Non posso dire che l'eucarestia sia svolta privatamente perché tutti vi possono accedere, anche quando si tratta di quelle che a giro ogni comunità fa in saloncini a parte dal resto della chiesa. Ho visto presenti anche persone non in cammino.

Durante lo shemà neocatecumenale, ad una persona che aveva donato qualcosa e che aveva un legame affettivo, i "catechisti" neocatecumenali di turno, gli dissero che non era abbastanza poiché si deve dare tutto ed io fui l'unico ad obbiettare al catechista che non è la quantità ma il gesto che conta, al fine di comprendere che quando si vive con Dio tutte le altre cose che ci paiono irrinunciabili possono anche essere messe da parte, è un gesto che aiuta il cristiano a comprendere che può vivere slegato dai beni materiali che lo posseggono e quindi ne intralciano l'esistenza serena. Per fare un esempio: se uno fa particolarmente caso a quanto è pulita la sua auto e a mantenerla sempre bella nuova e priva di graffi, la sua vita sarà dominata da questo aspetto e quando la troverà graffiata da qualche vandalo, ci starà sicuramente male.

Eravamo 3 comunità di circa 150 persone, ed io fui l'unico di 150 che si alzò per sostenere questa tesi, salvo poi ricevere l'appoggio di più persone che erano rimaste zitte.

Il bello è che a questa signora seguì un povero ragazzo che disse di non aver niente da dare perché la macchina e la casa erano di mamma e l'unica cosa che lui poteva dare era se stesso (come testimonianza del bene che Dio gli aveva fatto).

Gli risposero che era un inganno del demonio perché sicuramente c'era qualcosa da cui non riusciva a separarsi.

Al termine dello shemà, quando a tutti viene dato il foglio bianco su cui scrivere cosa donare, c'era chi lasciò il foglio bianco e il "catechista" si è permesso di chiamarli ignavi.

Poi hanno detto che il ricavato andava alla fondazione Maria di Nazareth, senza specificare che tale fondazione va a braccetto con il Cammino.

Di fatto poi fu il mio stesso parroco a spiegare ai miei fratelli che il gesto dello shemà ha il senso che dicevo io e non quello che sbraitava il "catechista", che dopo il mio intervento cominciò ad alzare la voce, a bere bicchieri d'acqua per la bocca secca (chiaro segna di una persona che si sente in difficoltà) e a dirmi che forse io non ero fatto per quel cammino, ed io sorrisi e mi sedetti perché i miei fratelli dietro di me mi chiesero di abbassare i toni.

Per quello il vangelo del cieco nato che ho linkato da youtube mi ricorda i neocatecumenali: il bravo padre Fernando dal minuto 30 in poi dice che i farisei buttarono fuori il cieco, alzano la voce cercando di far valere la loro autorità, e poi ricorrono pure agli insulti. Tipico di chi non ha argomenti.

Ci sono tante altre cose che potrei raccontare, una che mi colpisce tanto è l'interpretazione che fanno della storia di Abramo, gente con 30 anni di cammino che non ha capito che quella storia è funzionale a far capire che il Dio vero e unico non vuole sacrifici umani come era d'uso fare all'epoca.

In tutto questo però mi sento in dovere di difendere i miei fratelli e tutte quelle persone che sono in buona fede e quindi alle volte alzano i toni per difendere quella che per loro è la verità.

Ed anche il mio parroco parecchie volte ha ripreso il delirio fanatico di qualcuno, specificando che si deve parlare più di Cristo e meno di Kiko.

(da: Carmelo)

sabato 12 aprile 2014

Figlio mio, un giorno tutto questo sarà tuo...

Dovremmo anche parlare dei figli dei catechisti e super-catechisti. Nella mia parrocchia c'é stata l'ascesa di figli d'arte ai gradini più alti (per una parrocchia, ovviamente), anche tramite creazione di équipe "giovani" per l'evangelizzazione, pescate fra più comunità. In qualche occasione (incontri di catechisti) si disse che era giusto far salire i figli, per tramandare correttamente il Cammino, senza pericolose deviazioni.
(da: Excat20)

Un esempio di cosa dovranno "tramandare"
i figli dell'alta aristocrazia neocatecumenale

giovedì 10 aprile 2014

Come funziona il Cammino: ecco un'altra testimonianza

Fate largo ai neocatecumenali!
Racconto la mia storia.

Fu mio fratello maggiore ad invitarmi alle cosiddette "catechesi" del Cammino e per accontentarlo ci andai con la mia fidanzata. Dopo un anno ci aggregarono alla prima comunità.

Non nego che le liturgie, gli incontri e i vari annunci e convivenze mensili e annuali ci apparissero belli e gratificanti, ma dopo qualche anno a causa della malattia di mia moglie fummo costretti a saltare un "passaggio" e i cosiddetti "catechisti" invece di farci reintegrare nella comunità ci fecero ricominciare il Cammino, invitandoci durante le catechesi a parlare della nostra esperienza, fino ad allora più che positiva, tanto che fui eletto responsabile della comunità, sia quella volta e le quattro volte successive, poiché la gente non continuava e facendo nuove catechesi ci facevano ripartire da zero.

Ma già da anni io dicevo che c'erano cose che non quadravano, per esempio il non dire al parroco dei problemi in comunità, cosa vietata dai "catechisti" che non volevano che il parroco si scandalizzasse (non era un parroco del Cammino: dicevano che "non avrebbe capito"), e che quindi i problemi andavano riferiti sempre ed esclusivamente ai "catechisti".

I "catechisti" del Cammino ti fanno sempre vivere in una sorta di ricatto psicologico: se contesti il Cammino o quello che dicono Kiko o i "catechisti" allora sei in preda al demonio... e ti invitano a pregare così cambi idea e ti sottometti, dicendoti che quella sottomissione sarebbe segno che sei di nuovo sotto la mano di Dio.

Lunedi prepari la liturgia del mercoledi e il venerdì per quella del sabato; la domenica mattina le lodi. Tutte belle cose che però ti portano ad allontanarti da amici e parenti. I "catechisti" del Cammino ti dicono che coloro che non sono nel cammino sono i mezzi del demonio per allontanarti da Dio: tutto ciò che ti dicono nelle convivenze o negli annunci riporta sempre alla cieca fedeltà a Kiko e al Cammino.

Naturalmente vieni sempre redarguito sul fatto che sei troppo legato al denaro e al demonio e quindi vieni "invitato" a donare sempre per ogni più disparato motivo, famiglie itineranti, pseudo seminari, e naturalmente foraggiare le opere faraoniche di kiko, Domus Galilaeae, le statue a dimensione umana di Gesù e degli apostoli, e cosi via: i soldi sono la base fondamentale del Cammino, così come i beni che ti "convincono" a dare come oro, gioielli, ecc.ecc.

Parliamo dei vari scrutini: gli scrutini del Cammino sono vere e propie confessioni pubbliche. Una sorella disse di fronte a tutti che col marito (che non era in cammino) vedevano film porno durante i rapporti intimi, io mi scandalizzai e protestai coi catechisti ma mi zittirono dicendo che lì c'era l'arcano e che non potevo parlarne con nessuno, come se io fossi legato al segreto della confessione (come se fossi stato il loro prete confessore), e dicevano che se protestavo era perchè giudicavo e mi mettevo al posto di Dio.

Ad un altra il cui marito non era in cammino e che era contrario a dare soldi le dissero di farsi un conto corrente personale, di farsi dare soldi dal marito dicendo che erano per spese sue personali e di versare la "decima" senza dire niente al marito.

Comunque, dopo alcuni anni di proteste, sopratutto per gli Statuti che ci dicevano approvati e che non contenevano le cose che ci facevano fare, quando un giorno ci fu un incontro dei "catechisti" con la mia comunità e io mi trovavo in viaggio lontano da casa, al mio rientro scoprii che non ero più responsabile: mi fu vietato di partecipare alla convivenza regionale. Mi incavolai parecchio e mi allontanai dal Cammino: poi anche mia moglie un mese dopo lasciò. Pensavamo di prenderci un momento di riflessione pensando che fosse il nostro orgoglio ferito a farci star male, pensavamo che i "catechisti" avevano voluto metterci alla prova, cominciarono i sensi di colpa, ma nel frattempo giravo su internet cercando gruppi di neocatecumenali per restare aggiornato e invece a poco a poco ho scoperto che ero in una setta, ben organizzata e travestita da opera di Dio nella Chiesa, e non ho più voglia di tornarci, e neanche in chiesa.

Vorrei firmare col mio nome ma mia moglie ha paura di ritorsioni da parte dei nostri ex fratelli e sorelle.

martedì 8 aprile 2014

Il Cammino si espande a suon di segreti e di inganni

La presenza di Sua Eccellenza il Vescovo
conferma i neocatecumenali
nei loro errori dottrinali e 
liturgici
Io sono stato in cammino circa 15 anni.
15 anni vissuti molto intensamente in quanto fin dall'inizio credetti che nel cammino passasse il rinnovamento della chiesa cattolica.

Credendo di servire la chiesa servendo il cammino, non mi sono mai tirato indietro nell'evangelizzazione; grazie a Dio ho potuto visitare diversi paesi e posti del mondo laddove credevo fosse necessaria la mia presenza.

Purtroppo il cammino è un percorso secretato, loro (i catechisti) non ti dicono nulla di come si svolgerà il percorso. Oggi, grazie ad internet, è più semplice acquisire informazioni, ma all'epoca non esistevano blog e altro. Inoltre nella mia città il cammino era sconosciuto.

Inoltre, il cammino nella nostra parrocchia venne incestato dal parroco appena insediatosi (anch'egli neocatecumenale, ovviamente). La maggioranza di chi entrò nella comunità erano persone già in parrocchia, ed entrarono fidandosi delle parole del parroco neocatecumenale. Cosa molto importante, questa.
Tutto ciò per dire che spesso la partecipazione al cammino è frutto di inganni operati da questi signori, non sempre è una scelta fatta con consapevolezza.

C'è scritto che "Gesù è risorto":
dunque ci si può fidare, no?
Per quanto riguarda me ho sempre contestato diverse cose al suo interno, avendo sempre tenuto vigile il controllo delle decisioni ed avendo avuto la fortuna di avere come confidenti diversi sacerdoti di chiara e robusta formazione.

Sono contento anche del tempo dentro il cammino, perché quel periodo è stato necessario per poter assaporare con gioia il tempo presente. Il Signore viene sempre in aiuto di chi chiede...

Come ripeto spesso, uscire dal cammino con consapevolezza è equivalente ad aver ricevuto una grazia, un piccolo miracolo, di cui ringraziare ogni giorno il Signore, me ne rendo conto ogni giorno che passa sempre più.

Pertanto rallegratevi e non siate arrabbiati con chi nel cammino è ancora, ma non vedete come stanno? Domandatevi: veramente li invidiate?
(da parte di C.)