venerdì 23 gennaio 2015

«A che quota sei?» - la "medaglia" NC nella gara a chi sforna più figli

Autoritratto di Kiko:
notare la tristezza
Volevo dire la mia esperienza dal punti di vista della donna e di quanto ho visto e vissuto dentro il CN.

Premetto che non è assolutamente vero che tutti fanno a gara nello "sfornare figli", tantissimi fratelli del Cammino che io conosco hanno due/tre figli, mia figlia stessa ne ha due. Fermo restando però che solitamente questi fratelli non sono mai tra i capofila del CN!

Che ci sia una gara in atto lo si sa da sempre, come diceva qualcuno forse all'inizio quando è nato il Cammino era semplicemente un aprirsi alla vita secondo la Chiesa ma poi - con il tempo e a cominciare dalle famiglie più coinvolte (catechisti, itineranti, famiglie in missione) - è diventata una "medaglia" da esibire.

Il linguaggio stesso ferisce e lascia perplessi! Ricordo benissimo molti anni fa che a un "Annuncio" ho rivisto una "sorella" dopo tanti anni e la prima cosa che mi ha chiesto è stata: "a che quota sei?"

Vi rendete conto? o qualche anno fa quando una delle mie figlie finalmente era incinta della prima bambina dopo tante difficoltà per averla e trova una sorella e questa le chiede "che numero è?" al che mia figlia (ero presente) ha detto "per fortuna ero con la pancia, pensa se mi avesse fatto qualche mese prima quella domanda"! con la sofferenza di non poter forse avere figli!

Senza contare i macelli che ho visto quando solo uno dei due era "aperto alla vita" e costringeva l'altro ad esserlo... fino a che (non ne conosco uno solo ma diversi casi come questo) uno dei due si è stufato e ha lasciato l'altro con 5/6 figli e se ne è andato con un altro/a. Avete idea delle ferite che hanno quei figli???? qua mai nessuno si mette dalla parte di questi figli!

Quante volte vanno in crisi nel sentire che la mamma è di nuovo incinta! glielo dicono magari durante le Lodi domestiche NC della domenica, glielo dicono con esultanza ma i figli (e soprattutto i più grandi) vanno in crisi perché sanno che saranno loro a doverseli tenere quando mamma e papà vanno in giro a "catechizzare"...

Vorrei poi ricordare quelle coppie che "funzionano" grazie all'avere tanti figli perchè... non sanno essere rispettosi (soprattutto i maschietti) delle difficoltà della moglie anche fisiche. E poi quelle mogli che cedono al "sesso puro" per far contento il marito e per paura di perderlo... ne ho viste veramente tante!!!!! e quante coppie sterili a soffrire perchè non potevano esibire...

I figli non sono una cosa da esibire! Eppure, nel Cammino, quando ne capita uno con disabilità è una "disgrazia"! Non parliamo poi di quelli che "pur di far numero" quando si presentano nelle convivenze dicono il numero di figli vivi e di quelli abortiti spontaneamente: ricordo una sorella che si presentava nelle grandi assemblee madre di 8 figli vivi e 12 in cielo!

Ho la fortuna di conoscere fuori del CN tante bellissime famiglie numerose che vi assicuro, come qualcuno ha scritto, non si vantano ma vivono responsabilmente la loro paternità e maternità prendendosene cura dei loro figli!

E per ultimo le donne che rischiano la vita per avere ancora figli: non vengono aiutate, anzi, viene loro detto (sentito con le mie orecchie) che devono "rischiare". La figlia di una mia amica è morta proprio per ubbidire a quel "devi rischiare", lasciando i figli orfani! Allora senza pesare le parole del Papa e senza giudicarlo... giudichiamo i fatti concreti!
(da: Adriana)


Leggendo il racconto di Adriana mi è tornato alla mente un episodio, decisamente emblematico, accaduto circa quattro anni fa.

Ero in vacanza con mio marito e i miei genitori in montagna. Era nata da pochi mesi la nostra prima bambina. Il giorno di ferragosto siamo andati all'Eucarestia celebrata da Mario Pezzi che era anche lui lì in vacanza ospite di altri fratelli. Mia madre ci presenta a padre Mario: "Questa è mia figlia, suo marito e la loro bambina".

Ebbene, Pezzi neanche disse "piacere" o "come si chiama?" oppure "che bellina", che cavolo ne so una di quelle frasi che si dicono quando ci si presenta a qualcuno, ma solo un secco "che numero è?".

Avrei voluto rispondere: "Ma che non lo vedi che è una bambina e non è un numero???" invece risposi semplicemente "è la nostra prima figlia, ci siamo sposati da appena un anno" come avessi dovuto giustificarmi.
(da: "piccola" ex)

martedì 20 gennaio 2015

Il paradiso (fiscale) del Cammino

Turks e Kikos
Traduzione di un articolo pubblicato da Thoughtful Catholic. Nelle Turks e Caicos vivono 32.000 abitanti, dei quali un terzo sotto i 15 anni di età. I cattolici sono appena l'undici per cento della popolazione, poco più di tremila anime. Sulle isole vivono anche 10.000 stranieri.


GIUSEPPE’S ISLANDS

Guam non è la sola isola sotto la supervisione di Giuseppe Gennarini, supercatechista neocatecumenale degli USA. L'influenza di Gennarini, come si può vedere, si estende ad altre isole dall'altra parte del pianeta, le Turks e Caicos Islands (TCI) delle British West Indies (cioè è una dipendenza d'oltremare del Regno Unito).

Il Cammino Neocatecumenale, da Newark nel New Jersey (USA), ha il completo controllo della Chiesa nelle TCI, centro bancario off-shore nei Caraibi. La missione cattolica sui iuris delle Turks e Caicos fu originariamente eretta dall'Arcidiocesi di Nassau nel 1984 e fornita di sacerdoti provenienti dalle Bahamas. Ma nel 1998 l'amministrazione venne trasferita all'arcidiocesi di Newark negli USA, e quindi direttamente al cardinale Theodore McCarrick.

A servizio di tale missione, nelle due parrocchie e nelle scuole cattoliche delle isole, l'arcivescovo di Newark [dal 2000 ad oggi è il discusso John J. Myers, ndt] tuttora invia solo presbiteri neocatecumenali.* Per di più molti altri membri del Cammino Neocatecumenale, compresi seminaristi e famiglie in missione, lavorano nelle isole su progetti neocatecumenali. E tutti costoro sono sotto l'occhio vigile di Giuseppe Gennarini.

Le TCI sono un ben noto "paradiso fiscale" bancario. Le sue banche, come infrastrutture e come pratica, sono alquanto lontane dagli standard internazionali e sono note per la loro mancanza di trasparenza. Questo rende le TCI un posto ideale per criminali, evasori fiscali e corrotti di ogni genere, individui o corporazioni, per depositare i loro soldi. al punto che nel 2009 il Regno Unito ha sospeso l'autogoverno delle isole Turks e Caicos sulla base di accuse di corruzione, fino alle elezioni del 2012.

* [nota: mons. Peter Baldacchino, presbitero neocatecumenale originario di Malta che ha servito nelle TCI per alcuni anni per ordine del card. McCarrick, si era formato nel seminario R.M. del New Jersey. A marzo 2014 è stato nominato vescovo ausiliare di Miami]

Documentazione essenziale:

domenica 18 gennaio 2015

Chi ha in mano il Segreto dell'Universo non è triste, superbo, altezzoso e urlante

Modellino di Chiesa kikiana nel Bahrein
"Il problema GROSSO che c'è nel cammino è che qualsiasi cosa tu vuoi fare devi chiedere il previo consenso al tuo catechista. Che studi fare, dove fare, che lavoro fare e dove, con chi, come e quando sposarsi, avere figli, dipingere, scrivere un libro, comporre un brano musicale, tutto deve essere soggetto al preventivo OK del catechista." (Giorgio)

Una lettrice del blog commenta così il post di Giorgio:

Qualche anno fa ho fatto amicizia con un musulmano molto osservante. Aveva lo stesso rapporto con il suo imam di riferimento: qualsiasi decisione personale o lavorativa veniva sottoposta all'imam. Non credo che sia una prassi musulmana, ma solo dei musulmani fondamentalisti.
Oltre a questo, ravviso nel cammino NC molte caratteristiche delle classiche sette.

La mia esperienza nel Cammino è da esterna e risale a oltre 10 anni fa. I miei genitori ne fecero parte per circa 2 anni. Ne uscirono turbati, molto turbati.
Io stessa ho assistito a gente esaltata che ha messo piede in casa mia. Il bello, o meglio il brutto, è che si trattava di persone del paese che conoscevano bene... però dentro a quella struttura in qualche modo si deformano la psiche.

Io scrivo dal Veneto.
Ancora oggi i neocat monopolizzano la mia parrocchia.

L'atteggiamento più fastidioso è quello che sembrano detenere il Segreto dell'Universo.

Solo che a guardarli in faccia sono: tristi e presuntuosi. Tristi e altezzosi. Altisonanti e tristi. Tristi e incazzati. Cantanti urlanti e... con un sorriso altezzoso e freddo.
Chi ha il Segreto dell'Universo non dovrebbe essere così triste, altezzoso, superbo, urlante.

Insomma l'Evangelii Gaudium io faccio fatica a vedercelo ancora oggi nel Cammino... I cristiani dovrebbero essere gioiosi e rendere gioiosi gli altri alla sola vista. A me i neocat non ispirano alcuna gioia.
(Pippi)

giovedì 15 gennaio 2015

Un dono di Dio trasformato in perversione dagli uomini

Papa Bergoglio sopporta
l'omelia del laico Kiko
Il Cammino Neocatecumenale, di per sè, sono convinta che sarebbe una cosa buona in questa società dove si è perso soprattutto il senso di famiglia. Credo che meditare la Parola, pregare e parlare di Dio ai propri figli sia indispensabile per la vita di un Cristiano e per la trasmissione della Fede.

Allora cosa c'è che non va nel CN? ci sono due grandi demoni: il POTERE e il DENARO. Quello che con tanta foga denunciano e pretendono che si rinunci si è appropriato piano piano negli anni fino ad arrivare ad una perversione sottile dentro il CN che nemmeno se ne accorgono (i neocatecumenaloni D.O.C.).

Mi spiego: il potere che consiste nei "ruoli" all'interno del Cammino, potere che distrugge i rapporti tra fratelli e la comunità stessa. Ho sentito un capo responsabile dire che i fratelli gli dovevano obbedienza! Il potere di pensare di gestire le vite degli altri in nome dello Spirito Santo! un potere dato loro da uomini per i più umani motivi.

Vi assicuro che quasi tutti ambiscono ad essere eletti catechisti, responsabili, ecc. e c'è perfino chi pur di sentirsi "utile e coinvolto" si accontenta di fare il didascalo o (ultimo in classifica) l'ostiario. Ci sono passata anch'io e a posteriori vedo come nel negarmi questo il Signore mi ha preservato. Da cosa? da tutti i vincoli che questo crea e mi ha reso libera totalmente! Non solo io ma anche mio marito e i miei figli!

I nuovi falsi profeti
trionfano all'inferno
L'apertura alla vita? certo siamo ancora aperti alla vita nonostante ormai anziani e fuori del CN ma perchè la vita è meravigliosa, è un Dono di Dio e va vissuta a 360° (non solo nel partorire). La preghiera? Certo! abbiamo imparato che è la nostra forza nel matrimonio! senza obblighi ma per desiderio! preghiera anche "diversa" da quella imposta dal Cammino (preferiamo per esempio le Orazioni di S.Brigida).

La "decima"? abbiamo sempre creduto nella condivisione non solo all'interno della comunità! Quando ci siamo "provati" lo abbiamo fatto davanti a Dio, soprattutto mano a mano che andavamo avanti (noi il Cammino Neocatecumenale l'abbiamo terminato). Riguardo la decima ci siamo sempre sentiti liberi anche per il fatto che abbiamo sempre vissuto una notevole precarietà economica (vera) e quando poi mio marito chiedeva qualcosa al Catechista Responsabile non c'erano mai soldi, motivo per cui noi non potevamo permetterci di dare la "decima". Per esempio: un fatto concreto come piace a loro? siamo rimasti 3 mesi senza frigorifero nonostante loro lo sapessero, fino a che non abbiamo trovato noi il modo di prendercelo - e per fortuna era autunno!

Quindi non nego che il CN abbia contribuito come strumento a farci crescere nella Fede... ma ha contribuito solo come strumento temporaneo! Ora, nonostante quello che ti dicono, io e la mia famiglia camminiamo con le nostre gambe e soprattutto con la nostra "testa".

Rispondo a chi si chiede cosa venga dopo la tappa "dell'elezione": continua tutto più o meno come prima! comprese le visite e convivenze con i catechisti. Negli scrutini e non solo, anche in comunità con i fratelli, ho versato tante lacrime a causa dei loro giudizi temerari e dei loro attacchi ma mio marito mi ha sempre detto "noi abbiamo la coscienza a posto davanti a Dio, Lui conosce le nostre intenzioni davante le nostre scelte quindi non ci dobbiamo preoccupare o piangere a causa loro".

Questo, amici, è il Cammino Neocatecumenale: un dono di Dio trasformato in perversione dagli uomini. Volevo aggiungere che il Signore ci ha tanto amati da ascoltare la nostra preghiera per un figlio "tutto suo"! e, se Dio vuole, il prossimo anno avremo un figlio sacerdote diocesano!
(Adriana)

martedì 13 gennaio 2015

Il caso di p.Blockley

Guam: vescovo neocatecumenale
celebra la "liturgia di Kiko"
Riprendendo il tema delle gravi intimidazioni neocatecumenali (nel Cammino, infatti, non si effettuano solo "oliature"), riportiamo qui sotto il caso di p.Blockley, che ha inviato la sua storia su Jungle Watch (traduzione a cura di Valentina). La curia neocatecumenalizzata di Guam ha tutto l'interesse a screditare p.Blockley o almeno a coprirlo con una cappa di silenzio.

Per capire il contesto, è utile sapere che mons.Apuron, arcivescovo di Guam, si professa fratello nel Cammino Neocatecumenale, così come i citati p. Cristobal, p. Tenorio, p. Pius Sammut.




Storia di p.Matthew Blockley

Nel 1992, mentre ero seminarista al Pontificio Collegio di Beda, andai a Guam su invito dell'arcivescovo Apuron. Avevo conosciuto l'Arcivescovo Apuron tramite amici comuni del Nord California. Dovevo scegliere la diocesi in cui venire incardinato e avevo alcune possibilità, così accettai l'invito dell'arcivescovo Apuron di venire a Guam.

Appena arrivato, fui assegnato alla Basilica Cattedrale con il Direttore Vocazionale padre Adrian Cristobal. Fu chiaro fin dall'inizio che a padre Adrian non ero simpatico. Mi ordinò di sedere con lui, mangiare con lui, stare sempre con lui come voleva facessero i chierichetti.

Quando pretese che io gli facessi da cameriere e gli pulissi la sua camera, mi rifiutai di farlo e lui si arrabbiò. Sbraitò e farneticò come un pazzo e mi ricordò, urlando, la sua posizione nell'arcidiocesi e come poteva influire sul mio futuro. Addirittura in un'occasione, nella cucina del rettorato, lanciò tegami e padelle urlando e sbraitando a tutta forza contro di me, imponendo la sua autorità.

Dopo che mi rifiutai di fargli da domestico e di lasciarmi intimorire dai suoi deliri di onnipotenza, Adrian riportò ad Apuron che ero "disobbediente" e che non ero adatto per Guam. Così decisi di andarmene da Guam e di tornare a Roma.

Comunque, prima di partire, avevo incontrato il vescovo Camacho con cui rimasi in contatto anche una volta rientrato a Roma. Nell'estate del 1993 il vescovo Camacho mi invitò a partecipare con lui all'anno pastorale nell'isola di Saipan [delle isole Marianne, nell'oceano Pacifico, ndt], ed io accettai. Comunque, padre Adrian e il vescovo Apuron erano molto infuriati per la notizia del mio ritorno nel Pacifico.

Finalmente fui ordinato sacerdote il 7 luglio 1996 per la Diocesi di Chalan Kanoa in Saipan: l'arcivescovo Apuron era presente. Il giorno seguente, mentre non ero visto, udii l'Arcivescovo Apuron che esprimeva a qualcuno la sua rabbia nei miei confronti; fui sorpreso da ciò che sentii, ma me lo tenni per me.

Nel 1998 l'arcivescovo Apuron con padre Pius, per il tramite di padre Tenorio, cominciarono ad avviare il Cammino Neocatecumenale nell'isola di Saipan.

Conoscendo la storia del CNC in Inghilterra, da dove provenivo, e che era stato denunciato da diversi vescovi, compreso il vescovo di Clifton, che [nel 1994, ndt] definì il Cammino Neocatecumenale «una forma di "schiavismo spirituale"», mi impegnai per fermarne la diffusione a Saipan.

Fu allora che cominciò a scatenarsi il pandemonio.

Diedi gran voce alla mia opposizione al Cammino. Padre Pius si arrabbiò molto con me. Mi disse che stavo ostacolando la volontà di Dio e che il Cammino Neocatecumenale si sarebbe installato a Saipan con o senza di me.

Non posso dire se ciò che sto per raccontare ora sia collegato con la mia opposizione al Cammino Neocatecumenale, ma, come potrete vedere dalla seconda minaccia ricevuta, la prima può esservi collegata.

Era notte. Stavo attraversando in automobile uno dei villaggi.
Fui bloccato e tirato fuori dalla macchina da un uomo armato che minacciò di uccidermi.
Fui poi tenuto ostaggio per varie ore. Non mi disse mai perché mi aveva sequestrato. Forse fu solo per spaventarmi. Mi rilasciò dopo alcune ore.

Nel frattempo, oltre alla mia opposizione al Cammino Neocatecumenale, mi ero scontrato con il vescovo Camacho per una serie di situazioni nelle quali avevo, per motivi di coscienza, rifiutato di cooperare con lui.

Al momento non riferirò quali fossero queste situazioni, dico solo che la mia relazione con lui continuò a peggiorare e cominciai a sentirmi minacciato, soprattutto per il fatto che ora la mia parrocchia veniva regolarmente vandalizzata.

In quel periodo (era il 2000) mi misi in comunicazione con l'arcivescovo Apuron offrendogli aiuto, visto che lui era l'Arcivescovo Metropolitano dell'Arcidiocesi di Agaña (Guam) di cui Chalan Kanoa è una diocesi suffraganea. Mi fece sapere tramite padre Roger Tenorio che non era interessato alla mia assistenza e, di fatto, mi voleva FUORI dalle isole.

Sapevo che il suo tenermi lontano dalle isole era dovuto alla mia opposizione al Cammino, specialmente dopo la grande sfuriata di padre Pius. Quando Apuron confermò di volermi tenere lontano dalle isole, capii che lui e Camacho si erano alleati contro di me.

Comunque, decisi di rimanere e di combattere e presi contatto con l'arcivescovo Patrick Coveney che, allora, era il Delegato Apostolico per la nostra regione. Ma prima che l'arcivescovo Coveney potesse intervenire, il vescovo Camacho mi informò che, visto che non avevo corrisposto alle sue richieste (una di queste era di accettare il Cammino Neocatecumenale nella mia parrocchia, ma ce n'erano anche altre), dovevo firmare una lettera di dimissioni dai miei incarichi di parroco, responsabile finanziario ed esecutivo.

Se non l'avessi fatto, allora la mia vita sarebbe stata in pericolo.

Gli dissi che intendevo oppormi e che sarei andato a Roma. Egli mi ripetè di firmare la lettera di dimissioni, urlandomi di abbandonare la diocesi perché altrimenti «se non lo fai, la tua vita è in pericolo».

Gli risi in faccia e gli dissi che «la mia bocca non avrebbe taciuto i segreti che lui e Apuron non voleva fossero rivelati».

Poco dopo, mentre me ne tornavo a casa dall'Hotel Aqua Resort dove soggiornavano i miei genitori in visita dall'Inghilterra, mi accorsi che mi stavano seguendo.

Cercai di seminare la macchina e pensai di esserci riuscito, ma, mentre stavo andando verso il mio appartamento, fui avvicinato da due uomini.
Uno dei due mi puntò una pistola al cuore. Mi dissero che mi avrebbero ucciso se, il giorno dopo, non avessi firmato la lettera di dimissioni per andarmene via da Saipan.

Potete immaginare la paura che mi strinse il cuore. Volevo ancora oppormi, ma ero senza protezione.
Il giorno dopo mi incontrai con il vescovo Camacho e gli riferii quanto era successo.
Egli si limitò a chiedermi di firmare le lettere dicendomi: «oppure la tua vita è in pericolo».

Gli risposi: «Firmerò le lettere di dimissioni e lascerò Saipan, ma lo faccio per la terribile pressione e l'ansia che lei mi ha instillato. Può usare la sua strategia del terrore da Vescovo Cattolico e vincere, lei ha il potere ed io no. Spero solo che il Signore la perdoni.»

Firmai e me ne andai.



Nostre note a margine.

Nota 1: mons.Tomas Aguon Camacho dal 1985 è stato vescovo di Chalan Kanoa (isola di Saipan, a 200 km circa da Guam) e si è ritirato ad aprile 2010 per raggiunti limiti di età. Non sappiamo i motivi per cui la sede è tuttora vacante (ancor oggi non è stato nominato un successore).

Nota 2: p.Blockley ha avuto paura anche di rivolgersi alla polizia, per questo è andato via da Saipan. Anche chi si rifiutasse di credere alla testimonianza di p.Blockley deve ammettere che c'è del marcio dietro le quinte (Camacho prima finge di non sapere che Blockley è sull'isola e poi lo caccia via in malo modo nel 2008, pubblicamente, pochi giorni prima di presentare le dimissioni per limiti di età e proprio quando Blockley aveva trovato una diocesi pronta ad accoglierlo).

La campagna diffamatoria di Camacho e della curia di Guam contro p. Blockley evidentemente riguarda non solo l'opposizione al Cammino ma anche i "segreti che Apuron e Camacho non vogliono veder rivelati". Notiamo fra parentesi che in tempi recenti sono emerse accuse di molestie sessuali a carico di mons.Apuron, oltre che di malversazioni ai danni dei fedeli cattolici e a vantaggio del Cammino.

Chi si oppone al Cammino si può dunque ritrovare sequestrato e con una pistola puntata al cuore, e abbandonato o addirittura minacciato dal suo stesso vescovo, come avvenuto anche in Perù.

domenica 11 gennaio 2015

"Apertura alla vita" NC

Tutti "fratelli", eh?
Carissimi vorrei raccontare solo una parte di quello che ho vissuto nel Cammino, quello che è il motivo per cui siamo usciti dopo tanti anni di combattimento interiore nei confronti del Cammino stesso non per la "sostanza" e cioè l'incontro personale con il Signore, ma per i meccanismi, il fanatismo e tutto quanto ne consegue e che inquina un dono dello Spirito Santo!

Quello che posso dire è che il cammino si sta "autoalimentando" visto ormai che le nuove comunità nascono solo grazie ai figli dei catecumeni ma che a mio parere sta andando alla deriva e questo lo dice anche mio figlio (nato nel Cammino). Anzi vi dirò di più: quando è successo quanto vi racconterò, è stato il primo a dirci di "tagliare"!

È difficile estrapolare un singolo evento dalla nostra storia di Fede, ricca di miracoli, segni e fedeltà di Dio! Arrivando in cammino che eravamo lontani e in un momento della nostra vita dove veramente eravamo arrivati al fondo, l'incontro con il Signore è stato travolgente, non tanto a livello comunitario ma proprio personale e di coppia.

Questo da subito ci ha dato una spinta "missionaria" nel senso che tutto quel tesoro e Amore ricevuto da Dio non potevamo tenerlo per noi! questo per dirvi come siamo arrivati alla adozione di Valerio. Già avevamo fatto una esperienza di affido, che però ci è costata la carica di corresponsabili e catechisti del Cammino (non si era mai sentito che un "catechista" del Cammino venisse eliminato!): tutto questo avveniva nel lontano 1991, e non sto a dirvi quante lacrime per le sofferenze gratuite inflitteci dai supercatechisti del Cammino in quella occasione.

Il lato più terribile è che i supercatechisti, punendoci davanti a tutti i fratelli, hanno ottenuto che i fratelli si mettessero dalla loro parte. Grati al Signore non potevamo però "tacere" ed essendoci trasferiti lontano (prima abitavamo in una parrocchia dove c'era il Cammino) abbiamo deciso di far fare ai nostri figli il percorso di catechismo nella parrocchia nuova e questo ha fatto sì che noi ci inserissimo con catechismo, corsi per fidanzati, ecc... Risultato: enormi critiche e giudizi da parte di fratelli e catechisti del Cammino.

C'è stato un momento nel quale davanti al Vangelo dell'Annunciazione mio marito ed io (ma anche i nostri figli) abbiamo detto il nostro al Signore disposti ad andare ovunque e a lasciare tutto per lui. Ovviamente noi non siamo nemmeno stati presi in considerazione dai catechisti del Cammino, ma quel nostro SÌ era vero, era interiore e davanti a Dio. Da questo SÌ è scaturito il desiderio di aprire la nostra casa ancora una volta alla vita e soprattutto alla vita abbandonata perchè diversa.

Fu così che in piena Redditio neocatecumenale ci venne stato affidato da Dio quel bambino: aveva solo 46 giorni ed era stato abbandonato alla nascita perchè down.

Raccontarvi cosa è successo in comunità sarebbe troppo lungo. Vi dico solo che i catechisti, siccome dovevamo andare in sud Italia, ci hanno affiancato un catechista di lì perchè "non facessimo errori" (46 anni io, 47 mio marito). La fantasia di Dio ha voluto che questo fosse un diacono che aiutava presso il tribunale per i minori in difficoltà e... pensate un pò... in fondo è stata una garanzia per il giudice che senza pensarci troppo ci ha riconosciuti in grado di prendere con noi Valerio.

Valerio ci è "costato" la perdita ulteriore di qualsiasi possibilità di testimoniare nella parrocchia, comunità o altro, per quanta disponibilità abbiamo dato (catechismo, ecc) siamo sempre stati rifiutati con la scusa dicevano che avevamo Valerio. Non vi dico i giudizi dei fratelli!

Ancora molti anni dopo il datore di lavoro di mio marito (grande capo neocatecumenale) che si è premurato bene di togliere l'extra che ci permetteva di vivere dignitosamente non appena mio marito ha richiesto il sussidio della legge 104, ha avuto il coraggio di dirgli che se fosse stato lui il nostro "catechista", ci avrebbe buttati fuori del Cammino!

All'epoca, dieci anni fa, essendo lontani dalla parrocchia dove frequentavamo il Cammino, chiedemmo la possibilità di un avvicinamento almeno per favorire Valerio. E invece... ecco cos'è successo: Valerio ricevette la Cresima e noi pensammo (per maggior crescita spirituale) che avrebbe potuto poi proseguire col corso di postcresima, sul quale ci sarebbe da aprire un capitolo a parte. Diciamo subito che nella comunità neocatecumenale non era ben accolto: anzi, era per noi sempre motivo di isolamento e i ragazzini NC non venivano educati all'accoglienza. La logopedista privata che segue nostro figlio, si era resa disponibile ad affiancarlo per un po' (anche lei aveva finito già il cammino anche se non inquadrata nella stessa parrocchia). Ma non c'è stato nulla da fare! I kikos hanno iniziato a dire che lei era un'estranea, avevano chiamato anche i grandi capi a Roma e a insistere che non era possibile.

E pensare che una coppia di padrini era della nostra comunità! insomma facciamo un incontro con il parroco (NC doc) e il responsabile del post-cresima e ci dicono che non è per lui, ecc, ecc. c'era presente anche la logopedista che ha addirittura proposto di fare un tentativo di un mese da solo con i padrini ma ovviamente per i NC non c'era niente da fare. Sabato sera mio marito va all'eucarestia in comunità e durante le risonanze si sfoga dicendo tutto il suo dolore per questo rifiuto (tenete conto che Valerio è stato rifiutato dai neocatecumenali fin dalla nascita) dicendo di sé che se non fosse cambiato rispetto a una volta sarebbe andato dritto dall'Ordinario diocesano.

Non l'avesse mai fatto! già al momento, durante la messa, un fratello lo ha aggredito e poi... udite, udite... sono andati dritti a fare la spia ai catechisti (e poi ci vanno dicendo che di quel che succede in comunità "non deve uscire nulla")! Intanto noi aspettiamo che ci diano una risposta. Arriva finalmente la telefonata del parroco NC per incontrarci e... sorpresa: ci sono i nostri catechisti NC con lui! E a quel punto, giù parole contro mio marito per quello che ha detto (riportato), accusando lui e me di essere i classici genitori arrabbiati per il figlio disabile.

Senza contare il parroco che ci dà la motivazione del "no" al postcresima per nostro figlio dicendo che dei genitori (NC) sono andati a dirgli che se c'era Valerio non mandavano i loro figli (o i loro figli non volevano andare)... al che ovviamente gli organizzatori del corso di postcresima non volevano rischiare di perdere gli altri per il mio.

Come se non bastasse, quando ribadisco che a scuola Valerio non ha problemi ed è normalmente accettato, sapete cosa ci ha detto il parroco? "A scuola sono pagati per tenerlo!". Siamo usciti seccatissimi, anche se poi il parroco ci aveva detto che forse c'era una coppia disponibile. La logopedista va ad incontrarla e si lasciano d'accordo di vedersi al gruppo venerdì. Ebbene, come prevedibile, giovedì sera arriva la telefonata che non c'era niente da fare!

A causa di questo comportamento (del parroco NC, dei catechisti NC, ecc.) Valerio ha sofferto tantissimo. Perciò noi da quel momento non abbiamo più rimesso piede nè in Comunità nè nella parrocchia che ospitava la comunità (dove andavamo tutte le domeniche a messa con Valerio che faceva pure il chierichetto). Pensate che qualcuno sia venuto a cercarci'?????? NESSUNO!

La ripresa è stata dolorosa perchè il cammino ti sradica dalla tua parrocchia territoriale e quindi abbiamo dovuto iniziare da capo. ci è voluto molto tempo anche per ritrovare la Pace interiore ma io personalmente ce l'ho fatta. Ora Valerio è molto amato nella parrocchia che frequentiamo qui vicino casa, ha iniziato a partecipare agli incontri dei giovani dell'Azione Cattolica, io ho iniziato a ottobre a insegnare il catechismo e abbiamo trovato finalmente un sano equilibrio di vivere la nostra Fede!

CHI NON VUOLE VALERIO NON VUOLE NEMMENO NOI!!!!

(Marta)

giovedì 8 gennaio 2015

Perù: vescovo neocatecumenale se ne infischia dell'incolumità dei suoi sacerdoti (e per di più...)

Stemma del vescovo kikiano:
notare i caratteri e l'ottagono
La Diocesi di Callao, in Perù, (poco più di un milione di anime e un centinaio di sacerdoti), continua a fare notizia.

Nel 2011 vi fu infatti scelto come vescovo un "presbitero" spagnolo sessantunenne di stretta osservanza kikiana - era stato infatti "itinerante" fin dal 1970, ed ai vertici del Cammino fino ad oggi.


Traduciamo qui sotto uno strano fatto di cronaca riportato lo scorso agosto da alcuni giornali on line, domandoci quanto siano "fratelli" del Cammino i soggetti citati...



Un gruppo di sacerdoti della diocesi di Callao, ha affermato di aver ricevuto minacce di morte da sicari aver segnalato presunti atti di pedofilia commessi da membri del clero Chalaco.

Victor Manuel Torres Vásquez, chierico della Chiesa S. Teresa ha detto al Daily Mail che sono stati intimiditi da criminali dei quartieri Castilla e Atahualpa.

Inoltre, secondo la testimonianza dei sacerdoti Paul Sam Chu (parrocchia di Chucuito), Jorge Eduardo Ramirez (S. Angela Merici, chiesa del Carmen de la Lega), e José del Rosario Cornejo (di san Juan Macias) i malfattori li hanno costantemente intimoriti attraverso chiamate telefoniche o di persona.

Torres Vasquez ha detto di aver deciso di andare al Vescovo di Callao, José Luis Pérez Del Palacio Medel, per informarlo dei fatti.

Quello che non si aspettava è stata la risposta sorprendente del prelato, che gli ha detto: «Se ti uccidono, sarai martire della fede».

Quelli che si sono schierati con i pastori colpiti sono alcuni parrocchiani, come Yobany Bazán Beatriz Pizarro, una delle signore volontarie della parrocchia di S. Angela Merici, che ha presentato la denuncia alla Procura della Repubblica di Callao.

Vescovo kikiano in Perù
Il documento dice che padre Jorge Ramirez ha ricevuto la visita di due uomini che hanno richiesto il sacramento della confessione e che, seguitolo nella sagrestia della parrocchia, gli hanno detto che avevano l'ordine di ucciderlo "per aver cospirato contro il vescovo."

Il parroco Victor Torres ha detto che gli uomini armati che minacciavano sono due soggetti chiamati Morote e Chepono del quartiere di Castilla, ma che non intende denunciarli, perché ritiene che in questo caso "ci siano dei mandanti ideologici".

Da parte sua, il Vescovo di Callao, ha detto in una recente intervista radiofonica che nessuno dei sacerdoti menzionati "ha detto nulla a tal riguardo".

martedì 6 gennaio 2015

Un altro esempio di devastazione della famiglia

Riprendiamo qui sotto la testimonianza di una lettrice del blog Messainlatino, datata 12 dicembre 2014 (con alcune correzioni sintattiche ed evidenziazioni nostre), sul dramma di avere un marito "neocatecumenalizzato" che pensa solo al Cammino e trascura i suoi doveri familiari.

"Liturgia" neocatecumenale

Sono moglie e mamma, mio marito frequenta assiduamente il Cammino, per il Cammino farebbe qualsiasi cosa, destina cifre consistenti al movimento: io non so che cosa significa andare a mangiare una pizza, a vedere un film o una vacanza, perchè non c'è tempo, ma per seguire tutti gli incontri durante la settimana, il sabato e le convivenze fuori casa della durata di due giorni e mezzo, che si avvicendano abbastanza di frequente e che mi comunica all'ultimo momento, ci mette tutto il tempo.

Siamo quasi a Natale, ebbene c'è convivenza dal venerdì sera alla domenica pomeriggio, io sono a casa non ho ancora adornato la casa, né mi sento di farlo, è questo che il Signore vuole da me...?

Mi sento offesa, trascurata, umiliata, come è possibile che il papa non capisca che esistano anche queste situazioni, perchè non impedisce questi oltraggi, le persone che entrano in questo cammino, oltre che ad essere alleggeriti, usano comportamenti con la propria famiglia se non frequentano allucinanti, quante volte ho pensato di dividermi, di farla finita, ma non ce la faccio a fare nulla di tutto ciò, per ora almeno.

Convinta a partecipare all'incontro del papa con le famiglie, circa due anni fa andai a Milano, successivamente partecipai all'incontro con Kiko Argüello - per conto mio un "assatanato" -, la cosa che mi ha più schifato, sentirlo urlare per convincere la gente a sborsare cifre considerevoli perchè l'affitto della fiera andava pagato, se ricordo bene chiedeva centinaia di migliaia di euro.
Di Kiko e Carmen si sa veramente tutto, o sono degli impostori, che accumulano per se cifre da capogiro.

Mio marito è sempre stato una persona di carattere fragile nel senso che lui si fa colpa per tutti i suoi comportamenti (trascurando naturalmente l' atteggiamento che tiene con me, da padrone), pertanto il lavaggio del cervello che gli hanno fatto funziona benissimo, io non posso permettermi di chiedergli nulla del suo operato: una donna come può continuare a vivere così? non lo so.

Capisco che questo periodo sotto tutti gli aspetti è uno schifo, in tutte le cose ci vorrebbe un limite, tutte le esagerazioni non vanno bene, questi comportamenti generano solo frustrazioni.

Grazie

venerdì 2 gennaio 2015

A proposito di certe idee protestanti di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez

Kiko all'ambone con crocifero e candelieri
(foto © cammino.info)
Citiamo un articolo che sembra scritto proprio allo scopo di confutare gli errori di Kiko e Carmen riguardo il peccato e la grazia.


La fede è un edificio armonioso, in cui tutti i misteri si legano mirabilmente e si abbracciano in quello che si suol chiamare “nexus mysteriorum”; talmente i dogmi sono legati fra essi e uniti intimamente, in quanto riflesso dell’unità di Dio, che se si destabilizza una sola “torre” del “castello della fede”, tutto l’edificio rovina in terra (Leone XIII, nella Satis cognitum, ricorda che si perde la fede negandone un solo articolo).

La Rivelazione ci insegna che, da figli delle tenebre che eravamo, possiamo essere lavati, purificati, vitalizzati, resi giusti, figli di Dio, liberi, luminosi, nuovi. La teologia tomista parla a ragion veduta di un “transitus”, di una “translatio”: l’anima del peccatore che diventa giusto passa dallo stato di inimicizia con Dio a quello d’amicizia. La “giustificazione è un passaggio dallo stato di peccato a quello di grazia”. E il Concilio di Trento infallibilmente definisce: “la giustificazione del peccatore è il passaggio da quello stato in cui l’uomo nasce figlio del primo Adamo allo stato di grazia e di adozione dei figli di Dio [Rm 8, 15] per mezzo del secondo Adamo Gesù Cristo Salvatore nostro”.

L’uomo rinnovato, risanato quindi ed elevato all’ordine soprannaturale, riacquista la realtà dell’amicizia con Dio, è mondato ed elevato anche perché possa in questa vita accedere degnamente al Sommo Sacramento, l’Eucarestia, ove si unisce con Gesù Cristo stesso. E’ l’anticipazione terrestre dell’unione con Dio nella gloria e ci vuole quindi una certa “connaturalità” da parte di chi s’unisce. L’uomo si congiunge al suo Creatore e Redentore che si degna elevarlo a tale contatto e deve corrispondere essendone per così dire “degno”, ovvero essendo in grazia (senza peccato originale né attuale grave).

Presentarsi senza la veste candida davanti allo Sposo - tanto più se l’atteggiamento è deliberato, pertinace e pubblico - sarebbe offendere tutto il disegno della Redenzione e disprezzarne i doni soprannaturali [cfr. Mt 22]. Grave offesa da parte del fedele che comunicherebbe, ancor più grave da parte del sacerdote che se ne renderebbe complice e persino promotore. Se la veste è sporca del peccato va lavata, ed è ciò che fa l’infusione della grazia col Battesimo o con la Confessione, ma non vi è possibilità di conciliare peccato e grazia, c’è solo possibilità di transitus, ovvero di passaggio da uno stadio cattivo ad uno buono. E’ la giustificazione dell’empio, che, divenuto figlio della luce, può accedere alla Mensa del Cielo.

«Se vuoi, domani lo sigillerai»
Non così per il protestante, che crede che l’uomo dopo il peccato originale può essere al contempo giusto e peccatore, “simul iustus et peccator” secondo la nota espressione. Ovvero colui al quale sono imputati i meriti di Cristo - e che sarebbe quindi un giusto - non per questo è rinnovato dalla grazia santificante, non è vestito della veste candida dopo aver dismesso l’abito sporco del peccato, non è un’anima nuova, un “homo novus”, ma è una “carogna” (i termini sono luterani) che è “avvolta” dal manto bianco dei meriti di Cristo pur restando “putredine” nel di dentro. Restando nell’immagine esso è un qualcosa di abominevole all’interno - “peccator” -, ma gli vengono estrinsecamente imputati i meriti di Cristo che lo rendono in certa maniera “simul iustus”. Egli quindi, senza abbandonare il suo peccato, può essere un giusto.

Per il luterano poco importano lo stato effettivo dell’anima, le sue disposizioni, i suoi sforzi e soprattutto i suoi sacrifici, sostenuti dalla grazia cooperante, per evitare il peccato o per emendarsene, quel che conta è un’illusoria fede-fiduciale nella propria salvezza, a prescindere dall’applicazione della volontà, dai propri meriti e soprattutto, di fatto, dal difficile sacrificio di sé e dei propri capricci.

La radicale corruzione ha portato Lutero alla teorizzazione di una salvezza “sola fide”, una “fede” la cui nozione - che ha oggi invaso il mondo cattolico - è falsa, perché non è la fede dogmatica, per cui è essenziale l’adesione ai contenuti della Rivelazione, ma la fede-fiduciale in cui quel che conta è l’aspetto per così dire “sentimentale. Quindi “pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente” (“pecca fortiter, sed crede fortius”), ovvero più si è incalliti nel peccato, più si continua a peccare e più si dimostra la propria assoluta e completa fiducia nei meriti di Cristo, gli unici capaci di salvare, indipendentemente dal libero arbitrio dell’uomo, il quale non può far altro che “sperare” con forza.

“Pecca fortemente, ma credi ancor più fortemente”, ovvero se lo stato di peccatore e nemico di Dio è permanente e se è e sarà inesorabilmente tale, se solo resta la giustificazione imputata da Cristo, che copre col suo bianco mantello l’uomo, putredine peccatrice e incapace di merito volontario, non resta altro che continuare a peccare, o addirittura è meglio stabilizzarsi nel rifiuto della legge morale di Dio, peccando ancor di più.

(...) In effetti il giusto - e peccatore al contempo - non s’affida all’efficacia dei sacramenti, cercando di riceverli il quanto più degnamente possibile, né tantomeno s’appoggia sugli effetti della degna assunzione dell’Eucarestia, ma confida nel “risveglio” nella sua anima della fede-fiduciale nella propria salvezza. Salvezza alla quale lui, a rigor di logica, non può cooperare, perché è imputazione dei meriti di Cristo, ma nella quale deve tuttavia fermamente “credere” (vi è qui una certa incoerenza interna delle tesi protestanti). E i sacramenti, ormai snaturati, sono ridotti alla funzione di ravvivare questa “convinzione”.

In merito all’Eucarestia inoltre, non essendo nemmeno più il Corpo di Cristo transustanziato ed essendo la Messa ridotta ad una “Cena evocatrice”, il problema dell’unione fra il Corpo santissimo di Cristo e l’anima di un peccatore incallito non si pone più in questi termini.

L’eresia luterana ha strutturato attorno alle sue teorie sulla grazia che si oppongono al dogma cattolico, delle tesi che sono una diabolica contraffazione della vera fiducia nella Misericordia di Dio e che hanno sempre avuto un evidente - e satanico - “fascino”, poiché esse permettono di coniugare il nome cristiano e la stessa partecipazione ai “sacramenti”, con la persistenza (persino legittimata di principio) negli sbandamenti peccaminosi più gravi. Sono i frutti, come accennato, della teoria del “simul iustus et peccator”.


(stralci citati da un articolo di d. Stefano Carusi)

mercoledì 31 dicembre 2014

Premiata ditta Arguello & Pezzi: il Sinodo, i "preti", l'iniziazione cristiana ed il suicidio.

Riprendiamo la cosiddetta "catechesi" di don Mario Pezzi riguardante papa Francesco e il Sinodo sulla famiglia, "catechesi" riportata (con ironiche lodi) dal sito web www.chiesa, più l'inevitabile interventino aggiuntivo di Kiko, e commentiamo insieme i passaggi salienti.


Carmen "Adidas" e don Pezzi
Il famoso e criticato rapporto del cardinale Kasper è in cinque punti, e solo uno tratta della comunione ai divorziati risposati, gli altri trattano tutti della dottrina tradizionale della Chiesa. Il papa una volta ha detto: sono sorpreso perché la stampa parla solo di un punto e non parla degli altri. Per questo vi invito a non fare attenzione a quello che dicono i giornali e la televisione, perché tutti fanno pressione perché il papa abbia un'apertura al mondo. Non date credito. Tante volte padre Lombardi ha dovuto replicare su parole del papa interpretate male e strumentalizzate.
Il buon Mario Pezzi inizia subito invitando gli adepti ad estranearsi dal mondo, dovesse mai succedere di ascoltare un punto di vista alternativo (e più sensato) di quello di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez?

Non esiste amore senza la croce. Quindi "fare l’amore", come dicono i giovani, è una pura falsità. Non si tratta di amore ma di concupiscenza, di attrazione, ecc. Per questo la Chiesa chiede di non avere rapporti prima del matrimonio, perché si arriva a un certo punto in cui non si è più liberi. Mi ricordo di uno di noi che all’inizio del cammino ci venne a dire che aveva deciso di lasciare la ragazza. Disse a Kiko e a Carmen che lei aveva minacciato di uccidersi e aveva già fatto tre tentativi di suicidio e chiese: che cosa devo fare? Kiko e Carmen gli hanno risposto: dille che si può suicidare come vuole, Dio provvederà. L’ha lasciata, lei non si è suicidata e oggi lui è sposato felicemente. Sono facili i ricatti.
Mario ci mostra qui, in tutto il suo splendore, l’amore di Kiko e Carmen per coloro che non appartengono al Cammino.
E come al solito il discorso comincia sempre parlando di rapporti sessuali.

La frase dille che si può suicidare come vuole è sufficientemente esplicativa del disinteresse per le sorti della ragazza, totalmente irrilevanti rispetto a quelle del ragazzo che Pezzi (ricordo che, anche se a volte non sembra, Pezzi è un sacerdote) definisce “uno di noi”.

Grazie a Dio papa Francesco ha inserito la Humanae vitae nel questionario presinodale e ha chiesto che cosa ne pensa la gente. È risultato che moltissimi non la conoscono perché i preti non gliel'hanno mai presentata, e tra quelli che la conoscono molti la rifiutano. Gli unici che l’apprezzano sono quelli che fanno un cammino di fede, di iniziazione cristiana. Questo è il problema, secondo me, di questo sinodo: quasi nessuno parla della necessità dell’iniziazione cristiana. Parlano solo di stare vicini alle coppie, di aiutarle, di formare gli educatori...
Secondo Pezzi: la colpa è dei preti che, ovviamente, non sono quelli del Cammino in quanto, questi ultimi, si chiamano “presbiteri”. I soli che apprezzano l’enciclica del Papa sarebbero quelli che fanno un cammino “di iniziazione cristiana” (ma guarda un po’ che combinazione!) e la colpa dei Padri Sinodali sarebbe quindi quella di non parlare del Cammino Neocatecumenale ma di preoccuparsi solamente di “stare vicini alle coppie, di aiutarle, di formare gli educatori..” (sigh!)

Papa Giovanni Paolo II dedicò alla Humanae vitae le ultime quindici catechesi di tutto il suo ciclo sulla teologia del corpo, nel 1984.
Quanto a papa Francesco, sapete che alcune domeniche fa ha celebrato il matrimonio di ventiquattro coppie. Sono stato bene attento ad ascoltare la formula che ha usato, perché nel rituale del matrimonio c’è la prima formula che è quella che ha usato il papa ma ce ne sono anche altre non così esplicite. Sarebbe interessante vedere i preti quale usano. Perché la prima formula dice:"Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?"
"I figli che Dio vuole donarvi": non so se tutti i preti lo dicono.

Nuovamente interessante Mario Pezzi: la colpa è sempre dei preti che, ovviamente, continuano a non essere quelli del Cammino, in quanto questi ultimi si chiamano sempre “presbiteri”.
Il giovane bigotto cursillista Kiko
Interviene ora Kiko:
KIKO: Tutto questo va bene quando c’è gente cristiana, ma quando la gente non è cristiana si fa un baffo di tutte queste cose. Grazie a Dio voi avete ascoltato noi catechisti che vi dicevamo ciò che diceva la Chiesa e siete stati umili e non avete opposto alle nostre catechesi le idee dei giornali. Carmen disse una volta al Papa, anni fa: che significa questa ossessione a favore dei metodi naturali? Sembra che la Chiesa stia solo pensando a come limitare i figli. Perché alla fine così si pensava, che la famiglia cattolica dovesse avere due bambini, non di più. Alcuni, anche all’interno della Chiesa hanno ancora quest’idea. Noi dicevamo a quelli dell’Azione Cattolica: e dopo che fate? Dopo aver avuto due figli, come continuate l’atto coniugale? Fate il coito interrotto? Usate i metodi naturali? Usate la pillola? Ovunque si è predicato che la paternità responsabile significa limitare le nascite, e il numero dei figli si lasciava alla coscienza degli sposi. Questo è stato predicato ovunque. Ma il papa ha detto questo? No! La paternità responsabile significa accettare di non limitare i figli, significa accettare il piano di Dio. Ma nessuno ha ripetuto queste cose dette dal papa. Grazie a Dio voi siete stati salvati perché avete obbedito a noi. Avete continuato a credere che l’atto coniugale è un atto di santità, un vero sacramento. Siamo contenti di vedere che anche i nostri figli e nipoti ci seguono in questo, hanno figli e sono felici.

Il fondatore esordisce con un “Grazie a Dio voi avete ascoltato noi catechisti” per ricordare ai presenti quanto sono fortunati ad essere diretti, governati, telecomandati da questi “angeli venuti dal cielo” (che come al solito parlano sempre di rapporti sessuali, qualsiasi discorso facciano).
Poi passa ad un tributo alla Carmen, che parla con il Papa come noi parliamo con il postino e addirittura rinfaccia al successore di Pietro una ossessione” della Chiesa.

Kiko prosegue con un cazziatone a quelli dell’Azione Cattolica che, nella sua mente, sono come degli scolaretti davanti al docente universitario (Honoris Causa).
E, infine, chiude lo show con un “grazie a Dio voi siete stati salvati perché avete obbedito a noi”: questo per ricordare sempre che VOI (neocatecumenali) dovete ringraziare LUI (DIO) che vi ha fatto perdere il senno quel tanto che basta per obbedire a NOI (Kiko & Carmen).
E adesso potete mollare il malloppo… e dovete anche essere contenti!


lunedì 29 dicembre 2014

Testimonianza di un catechista neocatecumenale, cantore e didascalo (parte seconda)

La "Comunione seduti":
neocatecumenalismo in atto
Seconda parte della testimonianza pubblicata venerdì scorso.


Esistono vari gradi di obbedienza, ma quella più alta è l'obbedienza canonica, ovvero quella di quanti si consacrano ad un istituto di vita religiosa, e ne fanno voto: in tal caso, loro sono tenuti ad obbedire anche sulle cose non importanti, purchè la richiesta non sia esplicitamente contraria alla fede, nel qual caso possono e devono disobbedire.
L'obbedienza dei laici, invece, è duplice: da un lato vi è l'obbedienza verso i Pastori (Vescovi) in quanto capi della chiesa, e riguarda la pastorale locale; dall'altro lato, invece, vi è una forma di obbedienza verso gli "operatori", in un discorso simile a quello del bimbo verso il padre. In quest'ultimo caso, l'obbedienza cessa con il raggiungimento dell'autonomia individuale, e comunque resta soltanto un'obbedienza di affetto, ed in funzione dell'insegnamento che ricevo. (...)

Nella mia esperienza di cammino, invece, praticamente tutti i catechisti che conosco pretendono obbedienza assoluta e personale, ovvero verso la loro persona.

Addirittura, si impone di non parlare con altri preti fuori dal cammino, nè con altri studiosi; e si consiglia di non studiare il magistero per evitare di fare confusione.

Infatti, "chi cerca troppo lo fa perchè non ha trovato convincente quanto già ha; in fondo, quindi, cerca solo chi non è appagato dalla predicazione dei catechisti".

Al contrario, la Chiesa sostiene che è dalla fede che nasce l'esigenza di voler sempre meglio conoscere l'oggetto della nostra fede, ovvero Dio, assieme alla sua creazione.

Kiko esige obbedienza:
ma lui obbedisce al Papa?
Anche questo fenomeno dell'antirazionalismo l'ho constatato un'infinità di volte, sotto i miei occhi, assieme alla richiesta di assoluta obbedienza da parte dei catechisti.
Questo è quello che, con triste ironia, chiamo "obbedientismo".

Molte di queste argomentazioni che io ho esposto, sono nate in bocca a catechisti ignoranti e senza spirito, che pur di sentirsi degni dell'invio alla predicazione, hanno iniziato ad accampare scuse su scuse.
Perchè per molti di loro la predicazione è segno di prestigio, e non vogliono rinunciarvi neppure se sono ignoranti anche nelle cose fondamentali della parola di Dio.

Perchè è così: questa gente che io conosco a malapena conosce la Bibbia, ma poi ignora del tutto il magistero, la tradizione e tutto il resto !!! (ripeto, parlo di quelli che conosco io, non di tutti, visto che io stesso, come catechista colto e studioso, dalle mie parti sono l'eccezione, e sono persino malvisto per questo).
Questa gente mi ha detto in faccia che per loro è sufficiente predicare e ricevere obbedienza in virtù del loro invio. Ora, questo non è vero da un punto di vista dottrinale, e non è vero neppure da un punto di vista spirituale. Ma loro non possiedono neppure la formazione sufficiente per capire queste cose!
E stiamo parlando, ripeto, di catechisti che hanno finito il cammino, e che stanno formando altri catechisti come loro . . (brrr, orrore !!!)

La seria formazione la Chiesa la richiede. C'è infatti una norma, la puoi trovare anche sul catechismo, che è la scienza debita, ovvero la conoscenza necessaria per affrontare un compito. Essere catechista non significa solo riportare la propria esperienza di fede, ma anche essere guida del catecumeno, per capirlo, ed aiutarlo a formarsi. Secondo le norme della Chiesa cattolica, per evangelizzare sono necessarie competenze filosofiche, teologiche, psicologiche, sociologiche, ed altre ancora. E non necessariamente a livelli elevati, ma almeno quel tanto che basta per sapere quello che si sa, e per riconoscere quello che non si sa.
Per esempio, io non sono un ingegnere, ma ho quel minimo di conoscenze dell'acqua che mi permette di capire che se lo scalda-acqua non carica, allora devo chiamare un idraulico.
Così è anche per il catechista.

Negli scrutini a volte i catechisti fanno osservazioni e commenti che vanno a toccare la psiche delle persone, e che mettono in luce la loro morale, e così via: ma se una persona non conosce la teologia morale, e se non ha competenza psicologica, come potrà essere utile ?

C'è molta più probabilità che si facciano danni. Ed infatti questo sta avvenendo.

Inoltre, per la Chiesa chi non acquisisce la scienza debita per mancato zelo commette peccato, anche grave, nella misura dell'incarico che deve assolvere.

Ed anche parlare in modo ambiguo, cioè non adeguatamente chiaro e comprensibile per tutti, è una mancanza di carità e di zelo verso il prossimo. Condurre anche una sola persona alla fede è un incarico importantissimo, che richiede invece tutta la competenza possibile.
Il Dottore Honoris Causa
Sarebbe accettabile un catechista "ignorante", per così dire, solo se il suo compito fosse non quello formativo e di vaglio della fede -compito per cui sarebbe necessaria una certa scienza-, ma se fosse invece giusto un riferimento esperienziale, ovvero se il catechista fosse colui che espone la sua esperienza di fede e la propria conversione, per poi lasciare il campo ai veri maestri di fede.
Il catecumenato antico, infatti, funzionava così.
E sarebbe quindi accettabile che il catechista qualunque possa portare la catechesi iniziale, laddove i concetti sono semplici e si parla in generale, secondo le parole di Kiko. Quando invece si va avanti, in tappe e scrutini personali, ci vogliono catechisti esperti. Altrimenti, l'unica cosa da sperare è che non facciano danno, e che tacciano, lasciando agire lo Spirito, anzichè parlare e far danno!

Tuttavia, questo discorso, che riguarda il cammino in genere, dalle mie parti è esasperato.

Ne è la prova quelle affermazioni che ho scritto prima sul rapporto fra Gesù, Mosè, il magistero, ecc, che spero che nessun altro catecumeno abbia mai dovuto ascoltare dai propri catechisti o dai propri fratelli.

Dalle mie parti, infatti, accade proprio che quanto più si è ignoranti, tanto più si è fanatici ed intolleranti, a partire dai catechisti.

Un mio catechista una volta ha detto: "io sono Mosè, chi mi contraddice avrà la lebbra come Miriam nel deserto, ovvero sarà espulso dalla Chiesa, e non da me, ma da Dio in persona".

Questi sono i miei catechisti, e non sono troppo diversi da altri che conosco. E queste cose le dicono ogni giorno, non è il discorso di una sera !

Queste sono solo alcune delle cose, e sono già tante, perchè ho scritto una mail molto lunga. Il catecumenato resta una strada buona, almeno io credo; e tuttavia va purificata dagli elementi pericolosi, vuoi nella dottrina, che nelle persone. Ci deve essere un maggior controllo su ciò che viene predicato.

Altrimenti il catecumenato diventerà davvero il latore di una spiritualità antirazionale, fondata sull'umiliazione, sull'autodistruzione ... un mix di tanti fattori appartenenti a periodi precedenti, e che invece non hanno nulla a che vedere nè con il cristianesimo, nè con il cattolicesimo, e tantomeno con il nucleo essenziale della predicazione kerigmatica del cammino neocatecumenale.

Perchè nella mia parrocchia il catecumenato è divenuto "catecumenismo": da cristocentrica, la comunità è divenuta un gruppo al servizio adulatorio del parroco e per l'onore dei catechisti. E nulla altro interessa se non la routine così stabilmente raggiunta.

Non è questo il catecumenato che mia madre ha scelto e che io ho seguito, non è questa la predicazione che ho ricevuto e non è quella che ho trasmessa ai miei catecumeni. Eppure è quella che sta prendendo piede, grazie, anche, ad alcune mancanze dalla gerarchia catecumenale. Ed è una cosa molto grave, sia da un punto di vista filosofico che religioso.

Obbedientismo, antirazionalismo che tende al fideismo, al fanatismo ed al messianismo: sono certo che Kiko non vuole esprimere queste cose, però è anche vero che non parla in modo sufficientemente chiaro per debellare questi germi. Germi che in molti luoghi, compresa la mia parrocchia, hanno preso piede a danno dei più deboli.

E sono questi gli aspetti che più caratterizzano il cammino, nella mia zona, e purtroppo anche in altre.
E questi aspetti se presi da soli non sono propri del cristianesimo, ma al massimo sono stati momenti centrali di alcune spiritualità che si sono manifestate nella storia della Chiesa.

Questi aspetti, però, se esaltati e fondamentalizzati, si estraniano alla Chiesa stessa.
Al contrario, la fede e la ragione, l'obbedienza e l'autonomia, il provvidenzialismo ed il libero arbitrio, il profetismo e la morale, ebbene, sono tutte caratteristiche che fanno parte del cristiano, ma che si relativizzano l'una con l'altra senza che alcuna prevalga. Solo in questo modo si ottiene un cristiano completo, che non sia di parte.
E dico "di parte" nel senso letterale: non può una mano dirsi corpo intero, nè lo può il piede. Ci vogliono tutte le membra perchè si abbia un corpo, ed è solo allora che Dio vi soffia dentro "ruah", lo spirito vivificante.

venerdì 26 dicembre 2014

Testimonianza di un catechista neocatecumenale, cantore e didascalo (parte prima)

Questa gazzarra sarebbe "nueva evangelizzazione"
Riportiamo in due parti l'interessante disamina di alcuni 'problemi' del Cammino Neocatecumenale fatta da un catechista, cantore e didascalo.

La seconda parte è a questo [link].


La mia esperienza la esporrò per sommi capi.
A me piace il catecumenato, perchè credo che manchi, nella Chiesa, un organo specifico di formazione cristiana. E proprio nella sua specificità, infatti, il catecumenato deve essere neutro.

L'analogia con la nascita che citavo nella lettera precedente è infatti questa: l'utero non crea uterini, ma uomini.
E così il catecumenato non deve creare catecumeni, ma cristiani.

D'altra parte, il cammino, in generale, ha delle carenze, di per sè non troppo gravi, ma che lasciano spazio ad alcune perturbazioni e deviazioni molto forti, che io espongo più con gli occhi del filosofo cristiano che non con quelli del magistero (per fortuna loro).
L'esperienza nella mia parrocchia e con i miei catechisti responsabili di zona, ne è un esempio.

I punti principali sono due: un forte antirazionalismo abbinato ad un evidente messianismo, che sfocia in un cocktail importante dalle conseguenze più svariate.

Personalmente, io so che Kiko non si è mai spacciato per nuovo messia, e mai nessun mio catechista che io ho ascoltato ha mai detto una cosa simile. So anche che Kiko in persona, almeno nelle catechesi di cui io dispongo, non hai mai detto nulla di esplicitamente antirazionalista, anzi, nelle convivenze di inizio corso e durante le tappe per le preparazioni sono spesso consigliati libri di teologia e del magistero e della tradizione.
Ciononostante, a causa anche di alcune deformazioni linguistiche e di palesi ambiguità, il problema c'è.

Messianismo

Nonostante Kiko non abbia mai parlato di sè come un nuovo messia, io ti posso affermare con prove e tutto che ben 3 catechisti della mia comunità (catechisti dunque che sono, come me, alla professione di fede) ed il presbitero che ci segue, hanno davanti a me sostenuto in diverse occasioni, ed anche separatamente, che il magistero è solo carta scritta, incomprensibile e fondamentalmente meno utile della predicazione dei catechisti.

Anzi, mi è stato persino detto che (cito testualmente) "come Cristo era superiore e lottava contro la Torah e contro i rabbini di allora, così il catecumenato oggi supera il magistero, che deve reinterpretare secondo un nuovo spirito".

La Torah, al posto d'onore
nella Domus Galileae di Kiko
Questa affermazione, che io ho prontamente confutata, soprattutto perchè fondata su un'analogia assurda anche tra Torah e magistero, fra rabbini e sacerdoti ebrei con i pastori della chiesa, e tutto, è indice di una chiara e diffusa opinione, fondata sempre sulla predicazione dei miei catechisti, che sono itineranti, con 10 figli, che hanno finito il cammino e sono responsabili di zona.

Questi catechisti in molte occasioni parlano dei vescovi come persecutori del cammino; dicono che Kiko ha iniziato il cammino perchè ha visto la Madonna, e che dunque è una sorta di inviato; dicono che loro sono inviati da Dio, e pretendono obbedienza canonica (ovvero praticamente cieca e persino personale, verso cioè le proprie persone); non accettano alcun tipo di domanda, perchè se tu domandi qualcosa, vuol dire che "hai un giudizio"; e finisce infine che, parlando loro a nome di Cristo e della Chiesa, se non accetti loro, non accetti la Chiesa, non accetti Cristo, e sei quasi un apostata, o comunque stai resistendo allo Spirito Santo.

Queste parole sono state dette in molte occasioni a cui ho partecipato personalmente, durante scrutini e durante convivenze e durante incontri dei catechisti.

Ora, pensa te: nessuno ha detto che Kiko è il messia, ma con questi presupposti, secondo te, è davvero strano che un catecumeno giunga autonomamente a pensarla così? Dati i presupposti, è facile giungere a queste conclusioni.

Ed infatti è quello che sta accadendo nella mia parrocchia e nella mia zona, dove regna il clima del terrore: o con noi, o fuori dal cammino, dalla Chiesa e da Cristo. E giuro che questo è accaduto dinanzi alla presenza di 3 preti: quello dell'equipe, il parroco ed il presbitero della comunità.

Antirazionalismo

Nonostante i riferimenti dottrinali, filosofici e teologici, in molti punti del parlare di Kiko si rivela una forma di subordinazione della ragione alla fede, in particolar modo quando si ha a che vedere con la richiesta di obbedienza da parte di un catechista ad un catecumeno, o con la questione del famoso "giudizio".

Ogni atto del pensiero è un giudizio, ovvero l'attribuzione di un predicato ad un oggetto di riflessione. Per esempio, è un giudizio dire che la sedia è nera. Come tale, la facoltà di giudizio è in realtà la nostra stessa ragione, che ci permette di conoscere la realtà in cui viviamo. Il giudizio morale è una valutazione di un oggetto di valore morale: un atto, una situazione, una persona, una società.
Il cristiano, in quanto uomo, è tenuto -oltre che impossibilitato a fare il contrario- a valutare appropriatamente la realtà in cui vive, ed il valore morale dell'ambiente che lo circonda. In quest'ultimo caso, si parla di discernimento morale, che è la prima facoltà del cristiano.

La "cruna dell'ago"
in una domus kikiana
Spesso, allora, si esalta la questione del famoso "non giudicare" pronunciato da Cristo, e lo si intende come una negazione della facoltà intellettuale, che non è in grado di giudicare perchè, qualora giudichi negativamente una persona o una situazione, dimostra di essere offuscata dal peccato, e, dunque, di non essere più in grado di svolgere il suo compito.

Questa tesi l'ho sentita mille e più volte: dire qualunque cosa è un giudizio, e poichè il cristiano non deve giudicare, alla fine si impara a tacere. E però questa tesi non è nè cattolica, nè cristiana, nè assolutamente ragionevole. La frase "non giudicare" recitata da Cristo significa "lasciate stare il giudizio radicale", cioè quello riguardante la salvezza finale; ovvero non condannate nessuno all'inferno, e non regalate il paradiso, prima che la vita di quest'uomo non sia compiuta e voi non la conosciate abbastanza per valutarla fino alla fine. (...)

Il discernimento è importantissimo per un cristiano. Ed indipendentemente da questo passo, siccome io non sono luterano (almeno non oggi), la mia sapienza non si fonda tutta sulla scrittura, ma anche sulla tradizione e sul magistero.
Esempio di utilizzo
della "cruna dell'ago"
di Kiko nella Domus
Il magistero riconosce che gli atti umani sono moralmente qualificabili in base a principi di discernimento, e che ve ne sono di buoni e di cattivi. Colei che giudica gli atti, è la nostra coscienza morale, alla luce della ragione ed in vista del bene. La coscienza morale è infatti un giudizio della ragione, con il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto. (CCC 1796). Da questo, e da altro che non riporto, si comprende che in certi casi la stessa predicazione catecumenale è quantomeno "inquinata" da un'errata interpretazione dell'atto del giudizio. In particolare, però, l'ambiguità di fondo sfocia anche nell'antirazionalismo delle situazioni di mia conoscenza.
Al catecumeno non è lecito fare alcuna domanda, altrimenti il catechista parte a raffica con "tu hai un giudizio, tu non puoi capire tutto, tu non hai fiducia in me, tu devi obbedire senza preoccuparti di fare bene o male: già l'obbedienza ti leva ogni responsabilità, perchè se ti faccio sbagliare io, tu non ne hai colpa. Al contrario, dal fatto che tu non riesci ad obbedire, si vede che non hai fede, perchè è il demonio quello che non sa obbedire. Quindi se obbedisci, dimostri di essere in Cristo, altrimenti non lo sei per nulla".
Questo atteggiamento è terribile, perchè pone i catechisti in un predominio assoluto, al punto che se pure sbagliano non hanno mai nè da ammetterlo, nè da chiedere scusa, nè da tentare di rimediare. D'altra parte, sempre questo atteggiamento deresponsabilizza il catecumeno, ed annulla la sua autonomia critica e razionale. Inoltre, la stessa richiesta di obbedienza è infondata: nessuno può pretendere obbedienza, nella chiesa.

(fine prima parte - la seconda parte verrà pubblicata nei prossimi giorni)

martedì 23 dicembre 2014

Neocatecumenali in "missione": i miracoli, la Provvidenza e la "decima" sulla Postepay.

Per capire come funziona la svenevole propaganda dei kikos, leggiamo e commentiamo insieme la testimonianza di una famiglia neocatecumenale in missione neocatecumenale in Australia.

Il santino di san Kiko,
autografato da Kiko stesso!
“Noi siamo una famiglia normalissima, non siamo buffi e nemmeno super eroi“ . Ci tengono alla definizione di “ famiglia normale “ , Lucio F., 49enne ex archeologo e Cristina F., 46 anni, ex insegnante. Li potremmo definire una famiglia come tante, benestante, con tre bellissimi figli : Sara, 11 anni , Anna 9 e Benedetto 6. Ma, ed è un ma grosso come una casa, la vita di tutti loro è cambiata radicalmente il 27 Novembre del 2006 quando sono saliti , tutti e cinque, su un aereo che li avrebbe condotti a migliaia di chilometri di distanza dalla loro terra, in Australia, a Sydney, in qualità di emigranti abbastanza particolari. “ Emigranti della Fede “ , li definirei io, più semplicemente, evangelizzatori, portatori della Parola di Dio, diffusori della religione Cattolica nel mondo.
L’estensore dell’articolo inizia con l’apologetica del Cammino: belli, bravi, teneri, benestanti e fiordilatte… come nei cartoni animati.

Per non farci mancare nulla apriamo subito con un messaggio subliminale: questi portano la Parola di Dio, nel caso qualcuno pensasse che vadano invece a rappresentare il verbo di Kiko!
I coniugi F. fanno parte, infatti, del Cammino Neocatecumenale della Parrocchia Santa Maria della Misericordia di Borgo Bovio . E a loro è stato affidato il compito di divulgare il Vangelo in quella zona del mondo. “ Ci sono altre famiglie ternane in missione, nel mondo, ci dice Lucio F. : una sta nelle Antille olandesi, un’altra a Dublino, in Irlanda. C’è una famiglia che è stata destinata in uno dei quartieri di Napoli più pericolosi, dominato dalla Camorra “.
Il neocatecumenale, appena apre bocca, ripete subito la lezione n°1 del Cammino: loro divulgano il Vangelo e, con sommo sprezzo del pericolo, vanno anche in “terre pericolose” (povera Napoli…). Bravo “fratello”, primo esame superato!
ll Cammino Neocatecumenale non è un movimento o un’associazione, ma uno strumento nelle parrocchie al servizio dei Vescovi per riportare alla fede tanta gente che l’ha abbandonata. Iniziato negli anni ’60 in uno dei sobborghi più poveri di Madrid da Kiko Argúello e da Carmen Hernandez, venne promosso dall’allora Arcivescovo di Madrid, Casimiro Morcillo, che constatò in quel primo gruppo una vera riscoperta della Parola di Dio ed un’attuazione pratica del rinnovamento liturgico promosso proprio in quegli anni dal Concilio. Vista la positiva esperienza nelle parrocchie di Madrid e di Roma, nel 1974 la Congregazione per il Culto Divino indicò il nome di Cammino Neocatecumenale per questa esperienza. Il Cammino si è diffuso in più di 900 Diocesi di 105 Nazioni, con oltre 20 mila comunità in 6.000 parrocchie.
Torniamo all’estensore dell’articolo: anche lui ha studiato bene la “lezione” e la ripete con fedeltà (a Kiko) e precisione. Ci piace, è bravo, può farsi crescere il pizzetto da “catechista”.
La vera grandezza dei missionari neocatecumenali è che vivono di Provvidenza.
Nel Cammino Neocatecumenale è
obbligatorio pagare mensilmente
la cosiddetta "decima"
(il 10% dei tuoi guadagni mensili!)
Ottimo! I missionari neocatecumenali sono “grandi, quelli cattolici inviati dalla Chiesa di Roma nei paesi del terzo mondo invece no.
Poi scopriamo che i “Kiko’s” vivono di Provvidenza, gli altri no pazienza, ce ne faremo una ragione!

Al che la domanda, per quanto banale si rende necessaria. In che cosa consiste la Provvidenza? “ Quando noi siamo sbarcati a Sydney non avevamo niente, o meglio avevamo i pochi soldi che ci eravamo portati dietro, che sono finiti rapidamente , ma siamo stati aiutati dalla parrocchia cui eravamo stati destinati – Nostra Signora de Lourdes – ad Earlwood, un quartiere di Sydney. E’ Cristina F. che parla. Ci hanno trovato una casa, i mobili, ci hanno fatto la spesa quando è stato necessario. E’ questa la Provvidenza.
Con l’utilissimo intervento della signora scopriamo che nel Cammino la Provvidenza in realtà è la "decima" (ricordiamo: obbligatoria dopo il secondo passaggio per tutti i Kiko’s). Di norma, nell’organizzazione degli stati, una “cosa simile” viene chiamata “sistema fiscale”: anche lì sei obbligato a pagare per sostenere il sistema sociale.
Racconto due episodi che sono significativi. Mi piaceva un paio di jeans, che poi non costavano nemmeno molto, ci ho pensato su tanto e alla fine non li comprati, per risparmiare. Qualche giorno più tardi mi telefona una signora donatrice mi dice che ha dei capi di vestiario per la parrocchia. Apro le buste e, in una di queste, c’erano i jeans che avrei voluto comprare. L’altro episodio è quello di quando abbiamo preso una multa di 50 dollari perché il ticket del parcheggio era scaduto. Quando siamo tornati a casa tra le foglie spazzate dal vento mio marito vede qualcosa che sembrava non essere una foglia, era qualcosa di più chiaro. Ebbene , era un biglietto da 50 dollari. Sono episodi piccoli, ne potrei citare mille altri per dire che la Provvidenza si mostra nei modi più svariati “. Una condizione di vita estrema e, direi, oltremodo precaria.
Non poteva mancare il ”miracolismo” tipico dei neocatecumenali: eventi casuali o normali  vengono “calati” al momento opportuno per impressionare l’ascoltatore (o chi legge). E se non ci sono? Si inventano: no problem!

Baciando la reliquia
che ti porge il Gran Profeta...
Nel discorso della neocatecumenale mancava però la famosa “precarietà Kikiana”, che tanti discorsi, risonanze, omelie dei catechisti ha ispirato… ci pensa il redattore, con una “ispirata” e profonda riflessione:
Come fate con tre figli, sapete bene che questo del precariato è ciò che impedisce a tanti giovani di costruirsi, qui da noi, un futuro, una famiglia.
Voi come fate a convivere con questa estrema precarietà? “ La precarietà la si può vivere solo se si ha il dono della Fede. E’ ancora Cristina a parlare.
Vivi le ansie e le difficoltà, poi, però, vedi la Provvidenza e, quindi, giorno dopo giorno impari a convivere con la precarietà. D’altra parte a noi non manca niente pur non avendo uno stipendio. E d’altronde il Signore disse ad Abramo : esci dalla tua terra, vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre verso il paese che Io ti indicherò “. 
Per rafforzare il concetto (Kikiano) di Provvidenza una citazione, rigorosamente strumentale, dalla Scrittura non poteva mancare. Certo che la ragazza ha studiato bene la lezioncina!
Cristina e Lucio, a Sydney, fanno opera di evangelizzazione, aiutano la parrocchia e insegnano, gratuitamente, ai seminaristi del Redentoris Mater , latino, greco, storia e italiano. Bussano porta a porta , “ tanti ci scambiano per Testimoni di Geova “ , invece, aggiunge Lucio “ ci accolgono bene. Quando siamo arrivati a Sydney i parrocchiani erano 5 , di numero, ora sono alcune decine ” .
A parte il fatto che li scambiano per “testimoni di Geova” (ovvio, si comportano allo stesso modo), da quanto dice la ragazza sembra proprio che siano andati in Australia solamente per trovare nuovi adepti Kikiani… difficile che in una parrocchia ci siano solamente 5 fedeli, probabile invece che si riferisca ai Neocatecumenali presenti in quella Chiesa. 
Ovviamente non poteva mancare una citazione dei seminari Kikiani R.M.
Sono felici, Lucio e Cristina, lo si vede , soprattutto, dal volto sorridente, disteso, di Cristina : “ è la Fede e sono i figli che rappresentano il motore di tutto questo nostro fare. Il loro crescere in modo più consapevole. Loro capiscono benissimo che tante cose non le possiamo comprare e sanno dare il giusto valore a ogni cosa. Sono diversi dai tanti altri bambini che hanno tutto e di più, me lo dicono, e per questo li apprezzano, tutti quelli che vengono in contatto con loro “. Anche nel dubbio, è la parola di Dio che li sostiene e da Terni arrivano gli aiuti , anche economici sulla posta-pay, attiva a loro nome. Sono le offerte dei parrocchiani di Borgo Bovio, di Sant’Antonio, e non solo “ E’ la Provvidenza “, sottolinea Cristina.
Perfetto: il “leitmotiv” della felicità data “dall’obbedire a Kiko” anche stavolta non manca, non manca neanche quello dei bambini (poveretti) del Cammino che sono diversi dagli altri e non manca, infine, la citazione della Parola di Dio messa lì a "santificare" il tutto. 

Prima Comunione neocatecumenale:
ridotta a uno "snack",
come una carnevalata
Però, poi, gli scappa di dire che “da Terni arrivano gli aiuti” (la famigerata “decima”, vedi sopra) sulla Postepay. Bisogna dire che anche per il trasferimento del denaro, pardon… della “Provvidenza” si sono organizzati bene!
Lucio e Cristina hanno tanto da dire, tanti episodi da raccontare e , io , li ho invitati ad essere i nostri corrispondenti dall’Australia, per cui, questa breve conversazione la considero come l’avvio di una collaborazione più stretta. Il ritorno a Terni volge al termine, fra poche ore un aereo li riporterà dall’altra parte del mondo per proseguire la loro opera di Missionari laici. “ Non scorderò mai il primo Natale in Australia, ricorda Lucio. Noi eravamo appena arrivati alla fine di Novembre. Il primo Natale a 40 gradi e poi Babbo Natale sul surf. Quello fu un vero shock “.
E finiscono in bellezza: ricordando la santità di questi “Missionari laici” (con la “M” maiuscola), affidati alla precarietà della “decima”, benedetti da Kiko, nella terra dei canguri.